“Lunatici” di tutto il mondo unitevi…

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Dopo una notte passata a contemplare da ammiratori entusiasti la luna con il naso all’insù…….. Una notte per tanti, quella che è appena passata, in questa posizione per potere ammirare la luna vestita di rosso. La luna che ha celebrato l’eclissi più lunga di questo ventunesimo secolo che stiamo vivendo.
E dopo questa notte dell’eclissi per eccellenza, leggo che tanti sono rimasti stregati dalla luna e da parte di alcuni parte l’invito ad unirsi. Unirsi dopo questa singolarissima esperienza, per molti quasi unica, dato che , come assicurano gli astronomi, ne potranno godere i nostri posteri solo fra 82 anni, cioè nel 2100, quando si verificherà la possibilità che la terra si trovi tra il sole e la luna nella stessa posizione di questa notte, oscurando completamente di conseguenza la luna che perciò si è colorata di rosso.

Uno spettacolo astronomico che è durato la bellezza di oltre un’ora e che è stato visibile in tutto il pianeta, forse con l’eccezione del Nord America e di parte del Pacifico, dove invece pare che proprio risplendesse il sole.
E dopo questa esperienza, per molti, compreso chi scrive, unica, leggo con piacere che c’è chi ha ripensato un famoso slogan, adattandolo alla nuova situazione. E cioè: “Lunatici di tutto il mondo unitevi”.

A parte qualche mia imprecisione lessicale nel riassumere lo storico evento che ha tenuto moltissimi con il naso all’insù, subito a me è venuto di pensare che lo show astronomico con lo slogan di cui sopra, può davvero favorire uno scossone di tipo sociale, ancora più benefico di quello provocato nel 1848 da quello slogan con cui si concludeva quel famoso “Manifesto”.

Eravamo in un periodo in cui irrompeva la questione sociale, con il processo, allora nella fase iniziale di industrializzazione con tutte le sacche di povertà collegate e lo sfruttamento del lavoro. Una situazione che allora trovava tutti impreparati, anche la stessa Chiesa, che comunque non mancò di seguire sin da subito con preoccupazione pastorale la situazione, a cui dopo alcune risposte parziali, diede una risposta ufficiale il 15 maggio 1891, con la famosa enciclica di Papa Leone XIII, la “Rerum novarum”.

Il Magistero della Chiesa alzava la voce sulla condizione dei lavoratori in seguito alla rivoluzione industriale, indicando l’esigenza di una politica diversa contro le logiche di sfruttamento. In particolare Leone XIII richiamava agli obblighi di giustizia, ricordando ai padroni che bisognava lasciare all’operaio “comodità e tempo per riposarsi e compiere i doveri religiosi”… non essere allontanato dallo spirito di famiglia, non essere sottoposto a compiti sproporzionati alle proprie forze, o non adatti all’età e al sesso, ricevendo inoltre una giusta retribuzione.
Ancora il Papa non mancava – in un contesto culturale in cui dominava incontrastato il liberalismo in tutti i campi – di affrontare il tema del ruolo dello Stato che doveva tutelare i proletari con leggi appropriate e valide istituzioni: Non solo ! lo Stato – diceva – deve intervenire contro gli avidi speculatori che “abusano delle persone come fossero cose“.
Mi pare che ce ne sia abbastanza per riflettere dopo la meravigliosa esperienza del fascino della luna, che ci ha costretti a stare con il naso all’insù e che ha fatto diventare tanti (detto scherzosamente !) “lunatici”.

Abbassando il naso, nella posizione normale, fiutare e valutare bene la situazione anche col naso, oltre che con il raziocinio. Unirsi insomma tutti, bandendo le sterili e nocive polemiche, per costruire assieme un mondo più giusto e solidale. Affrontando con concretezza i problemi in un processo di globalizzazione spesso selvaggia in corso, e dove perciò è necessario non perdere di vista la dignità e centralità della persona umana.
Diego Acquisto
Ultima modifica: 28 luglio 201

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