Nessun accorgimento retorico, ma solo un’omelia evangelicamente semplice e contemporaneamente sferzante… da ascoltare

Nessun accorgimento retorico di alcun genere, come qualche rara volta in altra occasione. Questo anzitutto colpisce, a margine dell’omelia di don Franco per la festa dell’Immacolata.

E la prima cosa  è la freschezza del linguaggio semplice e conviviale del pastore che dialoga con i suoi fedeli e li intrattiene benevolmente invitandoli a riflettere, in uno stile di vita assolutamente ordinario nel fedele compimento dei propri doveri.

Non solo!  assolutamente nulla di certa aulica  retorica. E non solo di quella usata nell’omiletica del lontano passato, ma nemmeno di certa retorica di oggi. Quella che, secondo alcuni osservatori, parla di “costruire ponti anziché muri”, con verbi  usati sempre sulla cosiddetta “potenza!” dell’infinito, che poi però  – si fa osservare – che troppo spesso si traduce in  “impotenza” del modo infinito. Un modo quello dell’infinito che non ha soggetto e quindi finisce frequentemente in  un “doverismo” che usa il congiuntivo che è fratello dell’infinito, per l’indeterminatezza in cui restano le cose.

Comunque per chiudere subito questo discorso, che pure forse, specie nell’omiletica, ha una sua importanza su cui riflettere, dobbiamo subito dire che la freschezza e concretezza del linguaggio di don Franco, in genere e soprattutto relativamente a questa omelia, ci pare proprio che sia riuscita a sfuggire a tutte  queste insidie.

Tutti i mass media,  dell’omelia di don Franco hanno soprattutto ripreso e sottolineato il passaggio  in cui davanti ad una chiesa gremita di fedeli, ha voluto chiaramente dire che  “essere buoni cristiani significa essere buoni cittadini” e quindi corresponsabili  del bene e comunque delle sorti della propria città. Nel caso specifico ad ascoltarlo erano i cittadini del capoluogo e sappiamo bene quanto di questo, ne abbia davvero bisogno Agrigento-città, ma non solo.

Ma quello che abbiamo richiamato precedentemente sull’omelia, senza retorica alcuna,  né uso di infiniti,  congiuntivi,  “doverismi” e quant’altro, è dovuto al tono colloquiale pacato e disarmante, non solo nel tono ma anche e soprattutto nella sostanza.

A dimostrazione, ecco in estrema sintesi solo qualche passaggio:

 “Maria una donna semplice…comune…lavorava la terra….filava…tesseva…badava alla casa….coltivava l’orto…si occupava dei vestiti……intrecciava le ceste per la casa….cercava lavoro per sé e per Giuseppe…..

Una vita semplice ma resa straordinaria dal fatto che questa vita era piena della presenza di Dio….anche nelle cose più umili….era sempre in ascolto di Dio che parla nella parola scritta come nella vita e nella storia degli umili e dei poveri…..Maria  la donna della quotidianità, il capolavoro più bello di Dio. Ed il disegno di Dio è fare di ciascuno di noi un capolavoro……Maria serva di Javhé  e non d’altri…nemmeno di Giuseppe… né  dei parenti…”

E basterebbero anche solo queste pennellate ! ma fon Franco è andato oltre, suscitando una certa sorpresa.

Maria si è resa ben conto della strada che stava imbroccando…una strada non facile, ma si è fidata di Dio….Nazareth, piccolo e sperduto paesetto….agli occhi dei suoi compaesani Lei che si ritrova in attesa, con la pancia  senza essere sposata….immaginiamo i commenti delle comari …. Ma Lei ha detto sì….sempre….sino alla Croce…Lei si è fidata di Dio”.

E quindi don Franco passa alla conclusione, della quale riferiamo pure  solo qualche battuta, consigliando di ascoltare e meditare  l’intera omelia così come pronunciata e  come registrata da don Carmelo Petrone, e messa in rete sul sito-web de  L’Amico de Popolo.

“Tutti oggi si dicono cristiani, ma probabilmente lo dicono dimenticando ciò che significa esserlo…. Basta solo qualche elemosina ai poveri e ripetere qualche frasetta del Vangelo….più che fede è una forma  di indifferenza religiosa…. E così  “io sono un buon cristiano”  riesce a dirlo anche un mafioso che uccide un altro uomo…. ci vuole poco ad accomodare la coscienza, ma non secondo quello che il Signore veramente dice….  Una fede fatta di cose…di immagini…di riti”.

Diego Acquisto

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