Un periodo che ci parla di Liberazione con relazioni più vere

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Due date che parlano di Liberazione: 25 aprile e 4 maggio p.v—Due date significative per il popolo italiano; sicuramente molto la prima, ma anche la seconda in rapporto alla particolare situazione del coronavirus.

 Sulla prima data, cioè quella del 25 aprile, accantonata, senza se e senza ma, ogni aberrante interpretazione,  nessun dubbio ! perché è una data consacrata dalla storia contemporanea.

E  quella di quest’anno è la 75ma ricorrenza , a ricordo di quel 25 aprile 1945 quando finalmente l’Italia, con l’aiuto delle forze anglo-americane ed il sacrificio di tantissimi gruppi di Partigiani di tutti i colori, è riuscita  a liberarsi dall’incubo nazi-fascista, liberando tutto il suo territorio.

E messo alle spalle un biennio dal 1943 al 1945 di atrocità inaudite, culminate   nell’obbrobrio di due cadaveri penzoloni, a testa in giù,  a Milano in Piazza Loreto, con la liberazione del territorio c’è stato subito  l’avvio dell’attuale  cammino democratico.

Un cammino che ha portato con spirito unitario, anzitutto alla proclamazione  della  Repubblica. Non solo ! ma anche  ad approvare, a larghissima maggioranza, una Costituzione che è quella che abbiamo,  giudicata tra le migliori, se non proprio la migliore del mondo, nei suoi principi fondamentali di libertà, uguaglianza e rispetto per la persona, indipendentemente dalla razza e dal credo religioso o politico.

 

Sulla prossima data  del 4 maggio, invece data la particolare situazione del coronavirus, sarebbe essere fuori dalla realtà non osservare che in questi giorni   è sempre più in crescita l’attenzione generale, perché dovrebbe iniziare  la cosiddetta fase 2 di questo periodo caratterizzato della pandemia-coronavirus. Una pandemia che da quasi due mesi costringendoci all’isolamento per il  pericolo del contagio, ha prodotto oltre ad una grande crisi sanitaria,  anche una crisi economica, sociale, e perfino  ecclesiale e  psicologica di proporzioni incalcolabili quanto impreviste.

Una crisi questa del coronavirus che è coincisa con quel periodo dell’anno che per i cristiani è il  più significativo; cioè quello della Quaresima, a cui sta seguendo adesso il tempo pasquale, che liturgicamente si concluderà con la domenica di Pentecoste, il prossimo 31 maggio.

Ed  il 4 maggio è all’orizzonte una graduale  attenuazione delle norme che limitano non poco la nostra libertà, e quindi l’inizio di una liberazione da tutti agognata.

E nei giorni scorsi, il Giovedì Santo,  proprio qualche giorno prima della Pasqua,  abbiamo sentito la voce del  predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, che  davanti a Papa Francesco,  diceva: “Gesù aveva predetto: “Dopo tre giorni risorgerò”  (cf. Mt 9,31). Aggiungendo subito:  “Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo e usciremo dai sepolcri che sono ora le nostre case.  Non per tornare alla vita di prima come Lazzaro, ma per una vita nuova, come Gesù .  Una vita più fraterna, più umana.  Più cristiana!” .  

Un messaggio, questo di P. Cantalamessa   quasi anticipato qualche giorno prima   dal pastore della nostra diocesi, card. don Franco Montenegro che in una lettera  ci aveva scritto : “Oggi molte famiglie vivono momenti difficili riguardo alle relazioni interpersonali, in molte case i rapporti vanno sempre più indebolendosi. Il superfluo e la mediocrità segnavano vite e scelte, e tutti vi ci eravamo accomodati; oggi si parla e si vede più povertà, ma senz’altro questa segnerà anche il futuro. Guardando indietro ci stiamo accorgendo che la stessa fede ha percorso sentieri che non erano la “Via” e l’essenziale dovrà essere la preoccupazione di domani. Speriamo, finito questo periodo, di trovare la forza di cambiare rotta, di riscoprire la bellezza di un Dio a cui avvicinarci però in maniera diversa, di una fede che abbia un’anima, di relazioni più vere”.

 

Diego Acquisto

24-4-2020

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