Un editoriale storico di Radio RF 101. Riguarda il crollo della palazzina a Favara con due vittime e la mancata realizzazione ancora della via di fuga in Agrigento dalla zona della Cattedrale, malgrado la richiesta dell’arcivescovo.

Editoriale straordinario di don Diego Acquisto sabato 23.01.2010–Crollo di una palazzina a tre piani:a Favara con due morti…..ed altro——Tragedia a Favara. Un popolo sgomento. Tutti avrebbero voluto direttamente partecipare alle operazioni di soccorso subito scattate. Un particolare encomio lo meritano senz’altro i carabinieri di Favara subito accorsi, e poi subito dopo, i Vigili del fuoco di Villaseta , i volontari dell’Associazione Civile Grifoni, e ancora i vigili urbani, e altri ancora, ognuno mettendo a servizio la propria professionalità, senza risparmiarsi di fronte a pericoli  e fatiche.

Ci riferiamo al  crollo di un’abitazione del centro storico di Favara, una palazzina come tante fatiscente. Una palazzina di tre piani,  nella zona del Carmine, in pieno centro storico a Favara, un’abitazione che si fa per dire, è crollata all’improvviso.

Sotto le macerie sono rimasti tre bambini dei coniugi Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, lui un manovale saltuario, lei una casalinga, persone oneste e laboriose, che pare da tempo chiedevano una casa popolare, una di quelle case da assegnare da tempo, una quelle case finite da oltre 10 anni, e che i vandali hanno semidistrutto. Se la burocrazia non avesse bloccato l’iter di assegnazione, la famiglia Bellavia-Bello, che sicuramente pensiamo avrebbe avuta assegnata una casa popolare, non si troverebbe a vivere direttamente questa tragedia. Una tragedia che comunque è dell’intera città, sentita da tutte le autorità, subito convenute nel luogo del disastro, dal sindaco Mimmo Russello al Prefetto Umberto Postiglione, alle Aurotità provinciali, civili e militare alle Autorità religiose, con lo stesso arcivescovo Montenegro, con  centinaia e centinaia di cittadini, tutti pronti a lavorare, per estrarre dalle macerie i tre ragazzi, ma impossibilitati a farlo perché già in numero più che sufficiente, i soccorritori; e giustamente le forze dell’ordine hanno tenuto un po’ distanti gli altri, perchè  la maggiore vicinanza avrebbe significato rallentare le operazioni di possibile soccorso.

Alla fine il bilancio è pesante, due ragazzi morti, ed uno che lotta per vivere ed al quale tutti facciamo i più fervidi auguri di guarigione. E intanto la città si prepara ai funerali, che sicuramente vedranno una straordinaria partecipazione di popolo.

Superato ed archiviato qualche momento di comprensibile tensione, è davvero solo  il caso di pregare e di riflettere, per vedere quello che con determinazione si deve fare, perché altre tragedie potrebbero davvero verificarsi, nel centro storico che interessa soprattutto i quartieri della Chiesa Madre, del Carmine  e della parrocchia S. Vito.

Il sacrificio delle due ragazze Marianna e Maria Pia Bellavia dovrebbe spronare finalmente tutti, autorità e Popolo favarese e non solo, a fare tutto quello che umanamente è possibile fare, invocando se necessario anche una legislazione straordinaria per evitare, per quanto possibile simili tragedie.

La situazione di Favara è la stessa, se non più drammatica di quella di Agrigento; a Favara il problema non è nuovo, più di una voce ogni tanto si è levata, per denunciare possibili pericoli, specie dopo il crollo, fortunatamente senza danni, di uno stabile di Via Bersagliere Urso, a pochi metri dal Calvario. Per il centro storico di Agrigento, dove tra l’altro manca una via di fuga e continua la perdita di tempo, anche dopo il sopralluogo di Bertolaso, si è levata forte la voce dell’Arcivescovo.

In una lettera che l’arcivescovo Francesco Montenegro ha scritto e inviato al sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso, al prefetto, Umberto Postiglione, all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonino Beninati, al sindaco di Agrigento ed a tante altre autorità, tra l’altro ha detto: Busso una seconda volta, dopo il terremoto abruzzese, alle porte di Voi, gentili Autorità, per richiamare la Vostra attenzione sul grave problema, pur sapendo che da parte Vostra questa non manca, però il tempo passa veloce e non si riesce ad arrivare a nessuna conclusione. Improvvisamente e con frequenza, sconcertati, vediamo scomparire paesi interi a causa della forza della natura e degli avversi elementi atmosferici. Fa male e fa rabbia sentire, puntualmente dopo ogni disastro, che sono sciagure preannunciate e attese. Mi passano per la mente le immagini di due anni fa quando già una frana colpì il paese di Giampilieri, in provincia di Messina. Allora, la gravità e l’urgenza di interventi era condivisa da tutti. Le promesse delle istituzioni davano l’impressione che tutto, in quei territori, in poco tempo sarebbe stato sistemato. Invece, dopo due anni e nonostante alcuni segni premonitori, si piangono decine di morti! E ora si ha l’imprudenza, da parte di chi ha responsabilità di governo, di affermare che questo non è il momento delle polemiche. La vita è sacra! Ogni cittadino ha diritto alla sicurezza. Le istituzioni hanno il dovere di assicurarla. Mi chiedo: quanto tempo dovrà ancora passare, qui da noi, prima di arrivare a soluzioni condivise? Sono anni che ad Agrigento si parla di questo problema e alla richiesta di fare qualcosa di risolutivo, si risponde, da chi ha possibilità di decisione, che si sta studiando la soluzione migliore. Ma perché ci vogliono i morti per trovare subito le giuste risposte?

Purtroppo a Favara i morti li abbiamo avuto. Finalmente da parte di tutti, ognuno per il suo ruolo di responsabilità, deve prontamente intervenire. Bando alle polemiche ed allo scaricabarile di responsabilità. Bisogna agire. E anzitutto intervenire con ogni mezzo a favore della Famiglia Bellavia-Bello così duramente provata.

 

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