Può succedere: considerarsi cattolici e non essere cristiani – Una battuta pastoralmente provocatoria del nuovo arcivescovo don Alessandro

Si può essere, o meglio considerarsi  cattolici ma non essere cristiani…….. Ne ha accennato, in affabile maniera pastoralmente provocatoria, col sorriso sulle labbra nell’incontro con il Clero, il nuovo arcivescovo-metropolita di Agrigento don Alessandro Damiano.

Un’evidente aporia, ossia contraddizione proprio nei termini, specie dopo il Vaticano II  per cui alla luce della Costituzione dogmatica Lumen gentium  il  legame a Cristo “viene dichiarato sussistere in modo perfetto nella Chiesa cattolica visibilmente organizzata, e nella comunione dei battezzati (non macchiati dai peccati di eresia o di apostasia)…..”.

Eppure proprio in questo periodo viene denunciato questo pericolo di cui nel titolo ! che cioè, ci siano di fatto “preti cattolici non cristiani”. E naturalmente, se non di necessaria conseguenza,  comunque nella prassi,  anche tanti laici si coniderano cattolici, ma  non sono  cristiani.

Chiaramente abnorme questa possibilità, che però non pare proprio campata in aria e solo astrattamente ipotizzata. E ciò in conseguenza  di   quello che le situazioni denunciano soprattutto  in alcune  parti.

E lo stiamo scrivendo, per riflettere e capire  il travaglio   dell’attuale momento ecclesiale, che ci auguriamo   pensare  come frutto di una profonda e  da tempo latente aspirazione  ad un salto di qualità senza precedenti, nell’attuazione pratica  di una migliore comprensione del  messaggio evangelico.

Passando concretamente al dunque, ci sembra questo il succo di una recente riflessione di Papa Francesco sulla situazione della Chiesa in generale ed del ministero presbiterale in particolare.

Papa Francesco – (il cui magistero sta tanto scuotendo le coscienze) – recentemente ha detto e scritto che: “Non si può riflettere sul sacerdote fuori dal santo popolo di Dio. ……Il sacerdozio ministeriale è conseguenza del sacerdozio battesimale. Questo, non va dimenticato”.  E rivolgendosi direttamente ai presbiteri,  ha aggiunto: Se voi pensate un sacerdozio isolato dal popolo di Dio, quello non è sacerdozio cattolico, no; e neppure cristiano”.

E’ dottrina comune che la Chiesa cattolica (cioè “universale”)  è la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità al Vescovo di Roma, in quanto successore dell’apostolo Pietro sulla cattedra di Roma. I suoi fedeli vengono chiamati cristiani-cattolici.

L’aporia sarebbe che se, teoricamente, – come dice Papa Francesco –  è possibile che ci  possano essere preti cattolici non cristiani, è almeno altrettanto possibile, se non proprio più facile,  che ci siano anche  cattolici non cristiani.

Non c’è dubbio che nel DNA della fede cristiana–cattolica c’è il monoteismo trinitario, cioè di un Dio-comunione di tre persone divine, distinte ed uguali, in cui nella distinzione si realizza il massimo di comunione.

Comunione nella distinzione e nel rispetto delle persone  è la missione storica della Chiesa, chiamata ad essere, pur con tutte le sue fragilità umane, sino alla fine dei tempi,  segno e strumento di comunione degli uomini con Dio e tra di loro, storicizzando in qualche modo la vita trinitaria di Dio.

E per questo Papa Francesco ai ministri ordinati, spiegando il senso del loro servizio nel sacro ministero  ha detto: “Spogliatevi di voi stessi, delle vostre idee precostituite, dei vostri sogni di grandezza, della vostra auto-affermazione, per mettere Dio e le persone al centro delle vostre preoccupazioni quotidiane. Per mettere il santo popolo fedele di Dio al centro bisogna essere pastori”.

Diego Acquisto

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