Trasfigurazione del Signore

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Notiziario di Telepace – venerdì 06.08.2004

Trasfigurazione del Signore

servizio di don Diego Acquisto

Sei giorni dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione, “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. Così l’evangelista S.Matteo descrive la trasfigurazione; una festa celebrata prima in Oriente, a partire dall’VIII secolo ed estesa poi a tutta la Chiesa da Papa Callisto II, a partire dal 1457, e fissata il 6 agosto, quando giunse a Roma la notizia dell’avvenuta liberazione di Belgrado dai Turchi. C’è nell’episodio del Vangelo, raccontato da S. Matteo, una netta contrapposizione all’agonia dell’orto del Getsemani. Dio-Padre nella Trasfigurazione presenta Gesù come il Figlio amatissmo, nel quale trovano compimento la legge ed i profeti e del quale già in trasparenza si intravede la gloria. Nella suggestiva cornice del Monte Tabor, Gesù si offrì alla vista dei tre apostoli prescelti in tutto lo splendore del suo corpo glorioso, dando una conferma alla confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente”. Quell’attimo di gloria sovrumana era la caparra della gloria della risurrezione: “Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo”. Lo stesso tema del colloquio con Mosè ed Elia era la conferma dell’annunzio della passione e della morte del Messia. E’ evidente l’intenzione di Gesù di offrire ai tre apostoli un antidoto che fortificasse in loro la certezza della sua divinità durante la terribile prova della passione. Il Cristo è trasfigurato perché i dscepoli trovino la forza per “sostenere la scandalo della croce”. E se nella spiritualità orientale la Trasfigurazione è stata sempre vista come un mistero che ha un senso in se stesso e non solo in riferimento alla Pasqua, nella spiritualità occidentale risulta accentuata la dimensione pedagogica, quella cioè di rimuovere dal cuore degli apostoli lo scandalo della croce e nello stesso tempo prefigurare l’immagine di quello che saremo con la nostra configurazione piena in Cristo. Ma la Trasfigurazione di Gesù non interessa il suo corpo mistico , cioè la famiglia della Chiesa, solo nell’altra vita, ma anche in questa vita. In questo senso nelle sue lettere S. Paolo esorta a trasformarsi, rinnovandosi nell’intimo della propria mente.

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