Tifoserie a parte, sul più grave problema della Chiesa, consonanza tra il Papa emerito Benedetto XVI ed il suo successore Papa Francesco

Malgrado,  ancora una volta, i soliti,  si adoperino a vedere e cercare  dissonanze, ipotizzando anche più o meno palesi contrapposizioni, arrivando anche a parlare di manifesto contrapposto, la realtà che invece  traspare da una lettura serena del recente intervento del Papa emerito, è quella di una  sostanziale consonanza di vedute.

Il riferimento è allo spinoso problema degli abusi sui minori, compiuti dai chierici di ogni ordine e grado. Consonanza anche nel merito della gravità e nel metodo più efficace per affrontarlo, contrastarlo e, con l’aiuto di Dio,  cercare davvero, finalmente, di eliminarlo.

Ha fatto e sta facendo scalpore la notizia che Benedetto XVI, papa emerito, dalla sua residenza nella Casa “Mater Ecclesiae”, all’interno  del Vaticano, dove ha scelto di ritirarsi e dimettersi dalla carica  dopo  otto anni di pontificato, ormai  quasi alla  vigilia del suo 92mo compleanno il prossimo 16 aprile, con grande lucidità di pensiero, ha deciso di dare sullo spinoso problema un suo contributo di riflessione.

Ha voluto far conoscere il suo pensiero, unitamente al suo travaglio spirituale, con cui doverosamente ha sempre seguito e continua a seguire le vicende umane della Chiesa. Afferma infatti  Egli stesso che ha deciso di dare questo contributo, dopo  l’incontro del febbraio scorso promosso da Papa Francesco. Un incontro che il Papa emerito  giudica  “un segnale forte” per  “rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici”.

Non dovrebbe essere difficile  cogliere in queste parole la  positiva valutazione del servizio che il suo successore Papa Francesco, con grande determinazione, sta portando avanti, per fare tutto quello che umanamene è possibile, anche recuperando lacune ed incertezze del passato.

Sul quale passato, nella visione concorde della gravità di quanto avvenuto,  sicuramente ognuno dei due, come ovvio,  offre una chiave di lettura, in rapporto alla sua particolare ottica e sensibilità. Ma una diversità che costituisce una ricchezza di valutazione su cui riflettere, convergendo sull’assoluta  necessità di porvi rimedio, senza guardare in faccia nessuno.

Come sta avvenendo ed è sotto gli occhi di tutti che  taluni provvedimenti recenti  di Papa Francesco hanno riguardato anche chierici, di alto rango, che  hanno dovuto  rinunciare anche  alla dignità cardinalizia, per una vita di nascondimento, penitenza e preghiera.

Ci sarebbe da dire: Che coraggio la Chiesa di Francesco !  Che esempio per tutti i fedeli laici !  Altro che discussioni inutili e fuorvianti.

Per questo  il Papa emerito, adesso Card. Ratzinger, conclude  il suo scritto in cui da par suo traccia una panoramica delle discussioni, sensibilità e prese di posizione, talvolta devastanti  della cultura laica e non infrequentemente,  anche  di quella teologica, negli ultimi 60 anni.

Una lettura  quella del Papa emerito che davvero può giovare a capire meglio quello che è avvenuto, al di là dei disastri provocati dalla prevalente cultura del  clericalismo con il conseguente abuso di potere, a cui non poche volte ha fatto riferimento Papa Francesco.

Collegare  tutto, il pensiero e la lettura del Papa emerito con quanto dice e fa Papa Francesco,   senza interventi interessati di tifoserie contrapposte, oltre che essere la cosa più corretta,  può e deve risultare davvero la cosa migliore per il bene della Chiesa e dell’intera umanità.

Sì, anche dell’umanità, dove all’interno delle pareti domestiche, a parere unanime  dei sociologi, c’è  tanto, proprio tanto da fare. E su cui purtroppo – non si sa perché – spesso si preferisce sorvolare.

Diego Acquisto

12-4-2019

 

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