Terza settimana del TEMPO PASQUALE – I discepoli di Emmaus

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Notiziario di Telepace -lunedì 11.4.2005

Terza settimana del TEMPO PASQUALE

I discepoli di Emmaus

servizio di don Diego Acquisto

Tempo pasquale , tempo di gioia e di festa, così come il tempo quaresimale lo era di mortificazione e di penitenza, anche se il riferimento era sempre al mistero pasquale, della morte e della risurrezione del Signore, il mistero fondamentale della nostra salvezza. I riti suggestivi della PASQUA, hanno raggiunto il vertice dell’intensità nella proclamazione della Risurrezione, la festa della vita sulla morte, con le scene di gaudio che nelle tradizioni di tanti nostri paesi segnano l’incontro della Madonna  con il figlio suo risorto; la Madonna che toglie il manto nero del dolore per quello azzurro della gioia. Un messaggio di gioia che la Chiesa ha cantato e canta ancora in questi giorni con l’inno dell’Alleluia, diffondendo fiducia e speranza, pur nell’amarezza della perdita del suo Pastore, Giovanni Paolo II, la cui morte ha suscitato nell’umanità tutta un’ondata emotiva di devozione davvero straordinaria. Un tempo della durata di 50 giorni, il tempo pasquale, 50 giorni celebrati “nella gioia e nell’esultanza come un solo giorno di festa”; che avranno il loro pieno compimento nella Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo e l’inizio della missione salvifica della Chiesa. Di questo tempo pasquale sono già trascorse due settimane e ieri con la terza domenica di Pasqua, abbiamo iniziato la terza settimana con la proclamazione del Vangelo dei discepoli di Emmaus, i due discepoli, uno dei quali si chiama Cleopa, mentre dell’altro non viene detto il nome, forse per suggerirci che in questo ignoto compagno ogni discepolo è autorizzato ad identificarsi. Due discepoli, quelli di Emmaus, che, dal misterioso viandante si devono sorbire il giusto richiamo : “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti“, e che però nella frazione del pane sentono aprirsi i loro occhi, e ripensare subito in modo nuovo, nella gioia, all’esperienza vissuta con quel misterioso viandante e constatare che il cuore ardeva loro nel petto, mentre egli conversando spiegava le Scritture. E’ la gioia il sentimento che la Comunità è chiamata a sperimentare nell’incontro con il Signore Risorto. Una gioia che porta alla missione. Così come i due discepoli di Emmaus, che senza indugio, dalla tavola della mensa eucaristica, passano alla strada e ritornano a Gerusalemme. La missione è il naturale compimento della celebrazione eucaristica. Come soleva ripetere don Tonino Bello, “se non ci si alza da tavola e non ci si mette in strada, l’Eucaristia rimane un sacramento incompiuto”.

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