Sono trascorsi cinque anni dalla visita del Papa a Lampedusa

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Ad un lustro della visita-lampo di Papa Francesco a Lampedusa, è opinione diffusa che sia ancora attualissimo il messaggio contro la globalizzazione dell’indifferenza

Proprio come domani 8 luglio, sono passati esattamente cinque anni, da quella che è stata la prima visita fuori Roma del pontificato, con cui Papa Francesco ha voluto rendere omaggio alle tante vittime del mare e contemporaneamente sollecitare la massima attenzione sulla gigantesca sfida migratoria.
Una sfida tipica di questo nostro tempo, in conseguenza delle distorte impostazioni socio-politiche-religiose che dominano nel globo, costringendo tanti alla fuga dalla povertà e dalla guerra. E tutto per giunta in un clima di generale indifferenza, come se si trattasse di un fenomeno naturale e non invece frutto di un esagerato, sino all’inverosimile, egoismo umano che mira al dominio, schiavizzando le persone più deboli.
E per questo il Papa ha centrato allora il suo discorso sulle nefaste conseguenze della globalizzazione all’indifferenza.
Non solo per scuotere la coscienza dell’opulenta Europa, verso cui è stato rivolto almeno prioritariamente il messaggio. Ma anche e – mi viene da pensare – forse soprattutto verso i tanti responsabili uomini di Governo, sceicchi, capi tribù ecc…di tante zone tormentate dell’Africa ed in parte anche dell’Asia, da dove proviene tutta questa gente disperata che affronta – se non addirittura è fisicamente costretta ad affrontare – pericoli gravissimi, ad imbarcarsi in gommoni di fortuna, rischiando la vita, come purtroppo spesso avviene, per raggiungere Lampedusa, o altre coste italiane o quelle della Grecia, … e poi potere sistemarsi alla meglio comunque in Europa.
In questa drammatica situazione, di fronte a questa sfida,…. per la cultura cristiana certamente la solidarietà intanto è l’unica risposta, pur tenendo a sottolineare come ha fatto ancora proprio ieri Papa Francesco, pregando per tutti i morti in mare, “la necessità di un’equa divisione delle responsabilità” tra tutti gli Stati dell’Unione Europea, oltre ad “un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”. Ma è ovvio che chi si trova in imminente pericolo deve comunque intanto essere salvato.
Ma resta un problema politico enorme! Un problema che non può essere ignorato, nemmeno dalla sensibilità cristiana, più evangelica, anzi ! Proprio la coscienza evangelica deve impedire di adagiarsi e di preferire, per chissà quali interessi, di mettere nel dimenticatoio i problemi che stanno alla radice e generano quelle terribili sofferenze, per la cui eliminazione anche graduale bisogna, in ogni modo, senza darsi pace, tentare ogni strada.
Senza considerare poi, che forse, a giudizio di alcuni, oltre all’enorme business che pare proprio ruotare attorno al problema, deve essere denunciata una diabolica strategia che tenderebbe addirittura ad una islamizzazione pacifica del nostro continente, con tutte le conseguenze del caso. Che responsabilità storica, davanti a Dio ed agli uomini !
Sarebbe poi miopia imperdonabile non considerare che nelle zone da dove provengono quei fratelli disperati, ci sono Stati che posseggono enormi ricchezze e territori vastissimi da sfruttare e popolare.
E con i responsabili di Governo di queste zone, sia l’Unione Europea nel suo insieme, sia soprattutto i singoli Governi, a partire da quello italiano, mantengono tante relazioni commerciali, reciprocamente vantaggiose.
Viene da chiedersi come mai siano spesso trascurate le visioni politiche, … come mai si preferisca far finta di niente anche su valori fondanti e basilari dei diritti umani, che vengono calpestati e non si esiga la reciprocità di rispetto dei diritti fondamentali, sulla libertà di pensiero, di opinione, di religione. Un’indifferenza anche questa nefasta ! molto nefasta di cui soprattutto la politica in Italia ed in Europa deve invece farsi carico… ed è gravissimo continuare nell’indifferenza.
E qui la responsabilità diretta dei laici, credenti e non, che per la fiducia dei cittadini vengono investiti in ruoli politici: perché è proprio il loro ruolo specifico, ricordato dalla DSC e spesso anche dai Pontefici, in maniera diretta ed indiretta, richiamando i chierici a fare un passo indietro, anzi a stimolare i laici, proprio in nome del Vangelo, ad assumersi tutte le loro responsabilità per tutelare al meglio la dignità di ogni persona umana, indipendentemente da tutto ed in ogni angolo della terra.
Diego Acquisto

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