SOLFARE e MAFIA

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mercoledì 2.7.03

SOLFARE e MAFIA

servizio di don Diego Acquisto

Provoca ancora discussioni e dibattiti, – e molto probabilmente lo farà ancora per molto tempo – il volume di Antonio Arnone, pubblicato nei mesi scorsi per i tipi di Medinova, dal titolo “Solfare e mafia”. Un volume di oltre 150 pagine, ricco di dati e di documenti per la maggior parte del tutto inediti, su un periodo di storia siciliana e favarese che va dal 1869 al 1892, e che ancora fa parte – a giudizio di molti – di quella che , a ragione, viene definita, “la lunga età feudale siciliana”. Un periodo che abbraccia, – a giudizio di Antonio Arnone -quanto meno, tutto il secolo XIX, e che per più di cento anni si è espresso – come dice l’autore nell’introduzione – “attraverso un doppio volto, rappresentato sia dalla vita che coloni e servi della gleba svolgevano in seno ai fondi agricoli, sia dall’eroismo quotidiano che il destino assegnò di compiere a carusi e picconieri nel ventre delle solfare”.

Nel periodo preso in esame dal Prof. Antonio Arnone, docente di materie letterarie presso il Liceo Pedagogico “M.L.King” di Favara, l’attenzione è rivolta sugli infortuni avvenuti in molte solfare, al fine di scorgere, nella sequenza dei loro accadimenti, i rapporti con la vita del feudo. E il centro urbano, più degli altri , che in Sicilia, sintetizza questo aspetto dell’età baronale, è Favara, presa quindi come termine di paragone e centro di riferimento, di tutti i dolorosi episodi dell’agrigentino, legati a questo aspetto. Uno spaccato di umanità e di sofferenze, un’epopea di sacrifici e di laboriosità di tanti onesti lavoratori e dei “carusi” favaresi, impegnati nelle viscere della terra, per potere ricavare essi il necessario per sopravvivere, ma contemporaneamente produrre ricchezza per i proprietari e per gli affiliati all’organizzazione malavitosa, vero cancro parassita del tessuto sociale. “Solfare e mafia”, pagine di storia minore dimenticate, portate alla luce con passione ed amore dal prof. Antonio Arnone. Tutta una serie di problemi ed argomenti davvero seri e di rilevante spessore sociale, che, l’autore, non nuovo a pubblicazioni impegnative, – avendo già dato alle stampe, in anni precedenti un interessante volume, “Mito, storia e toponomastica, nel territorio di Favara”, – affronta con molto scrupolo, facendo parlare le carte, con un’operazione di intelligente maieutica critica e documentale, limitando i suoi interventi a pochi accenni, convinto com’è – e giustamente- il prof. Arnone, dell’eloquenza ed icasticità dei dati riportati.

 

 

Intervista al prof. Antonio Arnone

03.07.2003

 

 

–.Le solfare, queste cavità sotterranee che si sviluppano nell’Ottocento in Sicilia e a Favara, producendo ricchezza, si sviluppano proprio – come Lei dice, ” con le stesse rigide peculiarità del mondo del feudo ?”.

 

–Le solfare evocano subito una vera e propria epopea umana di sacrifici e di sofferenze, che coinvolgono anche ragazzi in tenera età. Favara ha voluto dedicare un monumento alle vittime della miniera.

 

–Tra le tante tragedie riferite di incidenti in miniera, da lei ricordati attraverso documenti pazientemente ricercati, qual è quello che più lo ha colpito?

 

–Esiste proprio un legame stretto e diretto tra ” Solfare e mafia ” ? Se sì, ci vuole spiegare in che modo.?

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