SINDACATI AGRIGENTINI DIVISI

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Notiziario di Telepace – lunedì 11.10.2004

SINDACATI   AGRIGENTINI   DIVISI

servizio di Salvatore Pezzino

La divisione intervenuta tra i sindacati agrigentini, alla vigilia della manifestazione provinciale per il lavoro, lo sviluppo e la legalità, rappresenta un evento di cui non si avvertiva il bisogno in un contesto di difficoltà che rischiano di rinviare ulteriormente l’auspicato rilancio socio-economico del territorio.

Non se ne avvertiva il bisogno, in un momento nel quale si registra una carenza di politica che rischia di dare corpo ad una società fatta dal caso o dalla soluzione delle emergenze, priva di cittadini e indifferente all’interesse comune.

La mancata condivisione di un’unica strategia tra le forze sociali si traduce in un ulteriore prezzo che la comunità agrigentina si trova a pagare su un terreno che dovrebbe vederle impegnate alla scoperta di un’idea nuova di società, che si fondi su un confronto aperto tra posizioni diverse e non su una sommatoria di interessi personali.

Senza entrare nelle dinamiche della frattura, tuttavia appare indispensabile operare affinché da parte di ognuno si produca il massimo sforzo per non consentire lacerazioni esiziali per le delicate questioni sulle quali il sindacato si deve pronunciare in questo preciso momento, nella nostra realtà provinciale.

Un sindacato disunito rischia di sbilanciare il confronto tra i protagonisti sociali ed istituzionali e rischia di aggravare un problema che riguarda la nostra comunità e che si traduce in un “deficit” di “capitale civile”.

Anche perché, questioni come il conflitto di identità, non possono essere trattate con gli stessi strumenti con cui si affronta la questione del conflitto di interessi, ma partendo anzitutto dal dialogo.

In questo senso sarebbe auspicabile che un ripensamento dei protagonisti potesse ricostruire una strategia che quando si tratta di affrontare temi, come il lavoro, la legalità e lo sviluppo, non può trovare le forze sociali su posizioni antagoniste o peggio schierate in modo conflittuale.

Lavoro, legalità e sviluppo, come cultura, non possono iscriversi nell’agenda dell’alternanza, ne dell’alternativa, tanto meno del bipolarismo.

Sono, piuttosto, i punti di riferimento per definire gli strumenti di programmazione locale che oggi sono quelli più efficaci, se condivisi dalla comunità locale, a tutti i livelli e in tutte le forme presenti.

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