San Lorenzo diacono e martire

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Notiziario di Telepace – martedì 10-agosto-2004

San Lorenzo diacono e martire

servizio di don Diego Acquisto

Festa liturgica oggi di S. Lorenzo diacono e martire. “Il bel giardino del Signore, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l`edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti. Con tutta verità fu scritto di lui: «Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Così S. Agostino conclude il suo discorso su S. Lorenzo, nel giorno in cui la Chiesa celebra il suo trionfo . S. Agostino aveva prima detto che Lorenzo per i fratelli aveva speso tutte le sue energie, preparandosi al martirio per imitare Cristo nella sua morte, dopo averlo immensamente amato nella sua vita. Ed infatti egli, andando allegramente incontro alle atroci sofferenze del martirio, proclamava ad alta voce: “Adoro il vero Dio, e servo a lui solo; perciò non mi spaventa la tortura”.

Lorenzo è stato il primo diacono di Roma, con il compito di distribuire ai poveri quanto raccolto fra i cristiani della città. La tradizione ci tramanda le vicende legate alla sua morte, di come abbia incontrato Papa Sisto II condotto al martirio, e di come abbia subito il supplizio della graticola.

E più che per la sua vita, S. Lorenzo è’ noto per la sua morte. Le antiche fonti lo indicano come arcidiacono di papa Sisto II; cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assiste il papa nella celebrazione dei riti, distribuisce l’Eucaristia e amministra le offerte fatte alla Chiesa.

Viene dunque la persecuzione e il prefetto imperiale lo ferma , chiedendogli di consegnare “i tesori della Chiesa”.

Nella persecuzione non sembrava infatti mancare un intento di confisca; e il prefetto doveva essersi convinto che la Chiesa del tempo possedeva chissà quali ricchezze. Lorenzo acconsente, chiedendo solo un po’ di tempo. Si affretta quindi a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra la turba dei malati, storpi ed emarginati che lo accompagna, dicendo“Ecco, i tesori della Chiesa sono questi”.

Allora viene messo a morte. E un’antica “passione”, raccolta da sant’Ambrogio, precisa: “Bruciato sopra una graticola”: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. La Chiesa oggi fa pregare i fedeli con queste parole: “O Dio, che hai comunicato l’ardore della tua carità al diacono san Lorenzo e lo hai reso fedele nel ministero e glorioso nel martirio, fa’ che il tuo popolo segua i suoi insegnamenti e lo imiti nell’amore di Cristo e dei fratelli”. In un tempo come il nostro in cui tanti poveri e disperati approdano alle nostre coste, con le conseguenti tragedie di cui si occupano le cronache di questi giorni, lo spirito di s. Lorenzo e della Chiesa primitiva ha davvero motivo di essere recuperato per quelle misure di carattere emergenziale e soprattutto strutturale che possano spingere l’Italia e l’Europa ad un vero e proprio salto di qualità nella tutela della vita e della dignità umana di quanti vivono nelle zone più disagiate del nostro pianeta, vittime della miseria più nera e della violenza.

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