S.E. l’Arcivescovo Mons. Luigi   Bommarito è tornato alla Casa del Padre  

E’ la notizia di queste ore che provoca in tanti che lo hanno conosciuto ed apprezzato sentimenti di profonda commozione e sincero cordoglio. La preghiera comune è che il Signore lo abbia nella sua pace.

Ecco nelle grandi linee il percorso della sua vita.

Nato a Terrasini (PA) il 1° giugno 1926 ha concluso nel tardo pomeriggio di ieri 19 settembre nella stessa città la sua vita terrena, alla rispettabile età di 93 anni.

Presbitero della diocesi di Monreale nel marzo 1976 dal Papa San Paolo VI è nominato vescovo ausiliare di Agrigento, a fianco del vescovo titolare Mons. Giuseppe Petralia, per succedergli poi come titolare nel giugno 1980, quando mons. Petralia lascia per raggiunti limiti di età.

Nel giugno 1988 viene trasferito alla sede arcivescovile e metropolitana di Catania,  dove fa il suo ingresso il 14 settembre  successivo, e dove resta sino al 7 giugno 2002  quando anche Lui si è dimesso per raggiunti limiti di età.

Da allora  è vissuto nella sua Terrasini, da dove ieri è tornato alla casa del Padre.

Ad Agrigento dove è stato per 4 anni vescovo ausiliare e per otto titolare, cioè complessivamente per 12 anni, dal 1976 al 1988, resta vivo il suo ricordo.

Mons. Bommarito resta  indimenticabile per  il suo temperamento estroverso e cordiale, la sua grande capacità di suscitare simpatia ed entusiasmo, il suo carisma nel suscitare coinvolgimento e partecipazione alle attività formative e pastorali. Forse significativo e provvidenziale che la sua vita si sia conclusa nel giorno in cui Papa Francesco nella celebrazione a Santa Marta , commentando il passo della lettera di S. paolo a Timoteo, ha voluto sottolineare che il ministero si deve vivere “come dono e non come funzione o patto di lavoro”, mettendo in guardia di “non centralo su se stessi“, facendo generosamente e con gioia  tutto quello che è possibile fare, valorizzando ognuno i propri talenti di sensibilità, volontà, intelligenza, “anche con furbizia”, ma sempre per custodire questo dono. Così come sostanzialmente l’ha vissuto e praticato Mons. Bommarito.

E si era allora in tempi assai difficili per la diocesi agrigentina, che, negli anni immediatamente precedenti alla sua  venuta,  aveva vissuto ed ancora in parte viveva con  particolare problematica sensibilità le spinte pastorali innovative del Vaticano II, e quelle culturali del famoso ’68.

Una miscela esplosiva che le strutture diocesane facevano e soprattutto avevano  fatto fatica a capire, con conseguenti lacerazioni e dolorosi abbandoni anche di preti,  che forse, con po’ più di spirito di profezia,  potevano, almeno in parte,  essere evitati.

E  chierici e laici della diocesi agrigentina  ricordano tutti con gratitudine  la ventata di novità ricca  di comprensione umana,  portata da mons. Luigi Bommarito, dalla battuta sempre  facile e brillante, in grado di sdrammatizzare e semplificare situazioni complicate e magari imbarazzanti, aprendo varchi di entusiasmo e di semplicità, e seminando sempre ottimismo, fiducia, speranza, spirito di comunione e sinodalità.

Arcivescovo di Catania per 14 anni, ha continuato nel suo stile, affrontando con coraggio e fiducia al suo inizio, anche  la non facile situazione della città etnea,  dove  oltre alla disoccupazione dilagante come in terra agrigentina, trovava una disamministrazione cronica, forse superiore a quella delle nostre parti, con una  criminalità arrogante, che quasi  ogni giorno seminava morte a Catania-città e provincia. Una situazione gradualmente migliorata, anche grazie al vescovo Bommarito.

Tanti di Agrigento, chierici e laici, fisicamente o per telefono hanno sempre continuato a seguire  Mons. Bommarito a Catania, così come a Terrasini negli ultimi tre lustri e poco più  della sua vita, ricevendo magari da Lui delle telefonate inaspettate, in giorni e ricorrenze  particolari.

E per ricordare, anche in Agrigento il suo modo di fare, parlare, valutare ed esprimersi, ecco quello che diceva  in una delle sue ultime interviste, di qualche anno fa, perché  negli ultimi anni la situazione di salute era notevolmente peggiorata.

Alla domanda di come pensava la diocesi di Catania  che aveva servito col suo stile inimitabile da Vescovo titolare  per 14 anni, ecco come testualmente rispondeva: “Credo che si siano realizzate tante piccole cose. Io amo dire che sono stato spettatore di quanto è stato fatto da sacerdoti impegnati e laboriosi, da parrocchie veramente “avanguardiste” anche nelle metodologie pastorali, da gruppi ecclesiali quanto mai fervorosi, da religiose e religiosi estremamente attenti a seguire il Vangelo nelle scuole, nelle opere loro affidate, nelle comunità ecclesiali dove sono impegnati. Ho trovato una diocesi molto laboriosa e sacerdoti capaci di grandi realizzazioni per il Regno di Dio, delle quali è inutile fare l’elenco ma di cui sono stato testimone ammirato e gioioso, perché tutto quello che si fa in servizio nel cammino del Vangelo è per noi sacerdoti sempre motivo di gratitudine al Signore e a quelli che si impegnano, ed è motivo di consolazione”.

 

Diego Acquisto

 

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