Riflettere sulla Festa della Repubblica

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“Di fronte all’attuale crisi sociale e politica… oggi c’è un urgente bisogno di uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili….”.
Si tratta del passaggio , a mio giudizio più significativo, del più ampio messaggio che proprio ieri il Presidente della CEI card. Bassetti proprio ieri ha postato sui social.

Ancora un messaggio che fa capire come la Chiesa italiana, in questo particolare momento, segua con grande attenzione l’attuale situazione politica.
Un messaggio di questa Chiesa che ormai da tanti anni ha abbandonato ogni forma di collateralismo e che non fa “muro contro muro con nessuno”, perché positivamente non si vuole immischiare nella competizione politica , ma solamente richiamare principi e valori per il bene di tutti. E soprattutto per la promozione di una nuova impostazione di società sulla base della solidarietà e nella linea della civiltà dell’amore.
E intanto la Chiesa, capillarmente presente nel territorio, raccoglie il bisogno che emerge dal paese-Italia, … il bisogno di una buona amministrazione che venga percepita nella sua capacità di dare risposte concrete alle esigenze e alle aspettative più avvertite dalla popolazione, sul piano delle giustizia e dell’equità, sul piano dell’eliminazione degli sperperi del denaro pubblico, dei privilegi, sul piano dell’occupazione vera che stenta molto, molto a crescere.
E la prossima Festa della Repubblica Italiana, deve diventare ed essere motivo di riflessione su valori che devono favorire la coesione sociale, anche con quelle riforme che veramente ci vogliono, per eliminare sprechi e clientelismo.
Una politica parolaia non paga più. E nemmeno una politica basata sulla paura e sulle minace dello spread.
Il popolo ha voluto, vuole e vorrà premiare solo una politica che guarda ai problemi concreti delle persone e si sforza di tutelarne la dignità; perché su tutto e proprio su tutto contano le persone.
Ed ecco in questo senso anche il richiamo di Bassetti alla franchezza, alla verità, senza promesse illusorie.
Da più parti si è fatto notare come il popolo nelle ultime elezioni dello scorso 4 marzo abbia chiaramente bocciato l’auto-esaltazione degli uomini e del partito di governo.

L’ex-Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurando il nuovo Senato e presiedendo da Senatore più anziano la seduta, ha testualmente detto: “Sulla scena politica nazionale il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il Paese”.
E ancora “Gli elettori hanno premiato straordinariamente le formazioni politiche che hanno espresso le posizioni di più radicale contestazione di vera e propria rottura rispetto al passato. La contestazione è scaturita da forti motivi sociali: disuguaglianze, ingiustizie, impoverimenti e arretramenti nella condizione di vasti ceti, comprendenti famiglie del popolo e della classe media. E in modo particolare – ha aggiunto sempre Napolitano – ha pesato il senso di un cronico, intollerabile squilibrio tra Nord e Sud tale da generare una dilagante ribellione nelle regioni meridionali. Sono stati condannati in blocco – anche per i troppi esempi da essi dati di clientelismo e corruzione – i circoli dirigenti e i gruppi da tempo stancamente governanti in quelle Regioni”.

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