Ricordare giova…..anche il caso allora clamoroso del carmelitano scalzo P. Mario Frittitta nel libro di Enzo Di Natali

Anche la problematica del ministero sacerdotale nel libro di Enzo Di Natali. (nella foto)

E’ stato presentato lunedì 25 maggio 2015, nella sala Biblioteca-Museo “L.Pirandello” di Via Imera ad Agrigento, il libro di Enzo Di Natali, “La Chiesa agrigentina dal Sinodo al Giubileo”.
Un corposo volume di oltre 400 pagine che abbraccia un periodo di 30 anni che va dal 1978 al 2008, durante il quale si sono avvicendati come vescovi di Agrigento: Giuseppe Petralia sino al 1980, Luigi Bommarito sino al 1988 e Carmelo Ferraro sino al 2008, quando, il 17 maggio, ha iniziato il suo servizio alla Chiesa Agrigentina l’attuale don Franco.
Un periodo anche questo travagliato e laborioso, ricco di luci e di ombre, anche se, fortunatamente, privo di quelle tensioni laceranti della prima metà degli anni ’70, in conseguenza del travisamento di talune spinte ecclesiologiche innovative del Concilio Vaticano II e soprattutto dell’atmosfera culturale sessantottesca, marcatamente insofferente dell’istituzione e dell’autorità.
Un lavoro benemerito quello di Di Natali che, con precisa citazione dei documenti presenta il cammino percorso dalla comunità ecclesiale agrigentina , che non si chiude in se stessa, ma accetta il rischio di confrontarsi con i problemi della modernità e quelli propri del territorio. Meritato il plauso all’autore da parte del qualificato pubblico presente e dei relatori, che tuttavia non hanno mancato di richiamare l’attenzione su taluni punti che meritano approfondimento, oltre ad una diversa reimpostazione tipografica di tutto il lavoro, per una più agevole consultazione di tanto prezioso materiale documentale, pazientemente raccolto.

Da parte nostra, associandoci al giudizio ampiamente positivo, desideriamo tuttavia offrire un chiarimento su quanto a pag. 280 del volume si riferisce a proposito del clamoroso arresto e traduzione in carcere all’Ucciardone del Padre carmelitano P. Mario Frittitta (nella foto), accusato di essersi recato a confessare a domicilio il latitante mafioso Pietro Aglieri.
Il “caso Frittitta” offre lo spunto di una feconda riflessione sul ministero sacerdotale, sicuramente attuale specie con Papa Francesco, che non si stanca di ripetere che preferisce una Chiesa “incidentata” e contestata, ad una chiesa ignorata e disincarnata.

 

Di Natali, in questo libro di cui ci stiamo occupando, parla della Nota diffusa dalla Commissione Presbiterale Siciliana (CPS), (un organismo collegiale voluto dalla CESi, formato da una trentina di Presbiteri delle varie diocesi siciliane) in cui veniva condannata la spettacolarizzazione (il frate in manette su tutte le emittenti televisive) del caso, secondo il costume del tempo. Inoltre la CPS precisando di “non volere entrare nel merito”, richiamava tuttavia ai “diritti fondamentali di ogni persona”, parlando del discredito che ne derivava al “ministero sacerdotale con tutte le implicazioni di carità pastorali connesse”, concludendo con il seguente invito: La CPS auspica che i Responsabili considerino adeguatamente persone, ruoli, ambienti e circostanze, per un corretto esercizio della giustizia.

Di Natali esprime perplessità su queste parole della CPS e parla di “impossibilità ad un sacerdote , anche per fini spirituali, di frequentare un tale come Aglieri, non andando oltre il primo incontro”.

Una valutazione , compresa l’ultima, di non andare oltre il primo incontro, che da nessun punto di vista ci sentiamo di condividere, essendo la missione propria del Sacerdote quella di “cercare la pecorella smarrita”, con tutti i rischi propri del caso.

Il prete deve portare la misericordia di Dio a quanti hanno perso la via retta. E c’è proprio da dire, soprattutto oggi con Papa Francesco, non si fa altro… da tutti i pulpiti, anche laici, di parlare di apostolato di strada e di Chiesa in uscita, per incontrare l’uomo con tutti i suoi drammi, e in tutte le situazioni sociali e personali che si trova a vivere.

Una difesa del ruolo e ministero sacerdotale che, allora, la CPS, ( di cui lo scrivente in quel periodo faceva parte), ha voluto in quella circostanza anzitutto rivendicare e richiamare, pur senza entrare nel merito delle decisione di arresto della Magistratura inquirente, …… perché non sapeva quali prove di reità e collusione ci potessero essere, e non condividendo che il motivo dell’arresto di P. Frittitta potesse essere solo quello di essersi più volte recato nel covo del latitante.

Comunque, la presa di posizione nei termini sopra riferiti della CPS, in una certa e palese dissonanza, rispetto ad altre più autorevoli dichiarazioni della gerarchia, ecclesiastica e non , aveva, nella mente della Commissione, il senso di un certo qual richiamo alla Magistratura inquirente, sul ruolo e ministero sacerdotale, tra l’altro, costituzionalmente garantito.
Per chiarezza c’è da dire che il cardinale Salvatore De Giorgi, come pure il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, avevano, a parere di molti, troppo sbrigativamente liquidato P. Frittitta come colpevole.

Una valutazione, invece quella della CPS, che si è dimostrata più esatta.

Il giudizio dei Magistrati inquirenti, successivamente, in assoluta mancanza di prove di possibili forme di collusione con i reati, non sarà condiviso dai Giudici. Che assolveranno pienamente P. Mario Frittitta, non trovando nulla da eccepire sulle sue visite al peccatore, perché svolte solo per doveri legati al suo sacro ministero.

Nella sentenza di assoluzione in secondo grado, i giudici hanno scritto La conversione del peccatore rimane obiettivo primario del ministero pastorale e la scomunica (che la Chiesa ha inflitto a tutti i mafiosi, ) non rende di certo illegittima l’attività del sacerdote”. Attività che, sempre secondo gli estensori della sentenza, “in quanto corrispondente ad un diritto riconosciuto da una norma di rango superiore (articolo 19 della Costituzione italiana: libertà religiosa) rispetto a quella incriminatrice, deve andare esente da pena per effetto dell’esimente prevista dal codice penale”.
27.05.2015
Diego Acquisto

 

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