Popolarismo non populismo…ricordando don Luigi Sturzo nel 150mo della nascita

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Antifascista convinto e difensore dei principi-cardine della nostra democrazia repubblicana, nel 150mo della sua nascita.

 150mo della nascita  che ricorreva ieri, essendo nato a Caltagirone il 26 novembre 1871 da Felice Sturzo e Caterina Boscarelli; morto a  Roma, l’8 agosto 1959.

Ragazzo, completate le scuole elementari,  dopo  avere studiato nei Seminari di Acireale e di Noto, nel 1888 entrava  nel Seminario di Caltagirone, dove il 19 maggio del 1894 veniva   ordinato sacerdote. Nel  1896  alla Pontificia Università Gregoriana di Roma conseguiva  il baccellierato in teologia.

Ecco nelle grandi linee  il periodo della giovinezza e formazione  culturale di don Luigi Sturzo, che avrebbe fondato nel 1919 il Partito Popolare Italiano (PPI), ritenuto da non pochi storici, uno degli eventi politici più significativi (se non proprio il più significativo) del secolo scorso.

Ma don Luigi Sturzo teneva sempre a ribadire di essere un sacerdote.

E ricordandolo a 150 dalla sua nascita, per avere chiaro questo concetto, preferiamo trascrivere quello che  scrisse Mons. Slawomir Oder, vicario generale del Tribunale ordinario della diocesi di Roma, il 24 novembre 2017  alla chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione del Servo di Dio Don Luigi Sturzo.

Una sessione del Tribunale  ecclesiastico romano che aveva lavorato a partire dal  2002, con un lungo e paziente lavoro, tra l’altro articolato attraverso l’escussione di oltre 150 testimoni. Testualmente scive: “Un lavoro notevole, come notevole è la figura di don Luigi Sturzo, il quale certamente eccelse in molti campi del sapere e dell’agire umano, in particolare della politica, ma che di se stesso usava ripetere: “Io sono sacerdote, non un politico”. Speriamo di chiamarlo presto santo”.

Comunque,  ritornando a grandi linee alla sua vita, diciamo subito che nell’ottobre 1924, per evitare di essere assassinato dai fascisti, munito di un passaporto  della Santa Sede, partiva per la Gran Bretagna, risiedendo  dal 1924 al 1940 prima a Londra, dove ebbe modo di incontrare varie volte  Gaetano Salvemini, anche lui esule, suo amico non credente che ebbe a definire  Sturzo “Himalaya di certezza e di volontà”, un uomo che  non domandava la libertà per sé, salvo poi sopprimerla  agli altri”, perché “aveva fede nel metodo della libertà, per tutti e sempre”.

Da Londra  poi a Parigi ed infine a New York,  da  dove poi, dopo la caduta del fascismo,  a conclusione della guerra, il suo ritorno in Italia, punto di riferimento per la cultura sociale cattolica –  (che attraverso uomini come, per esempio,  Giuseppe Alessi, il favarese Gaspare Ambrosini, Salvatore Aldisio) –  dà un contributo assai qualificato  e significativo alla formulazione della Costituzione Repubblicana

Oggi, a 150 anni dalla sua nascita, di don Sturzo credo che ci sia da riscoprire e capire meglio il suo popolarismo, espresso già nel famoso appello “Ai liberi e forti” del gennaio 1919.

Un  popolarismo, quello sturziano,  che è una cosa assai diversa dal populismo.

Si fa infatti notare – come teneva a precisare  ieri “L’Osservatore Romano” che  negli  studi  di don Sturzo “è sempre presente l’acuta avvertenza degli equivoci semantici e dei rischi totalitari che sono immanenti a un uso improprio del termine popolo”.

E ancora, sempre nell’autorevole organo vaticano, che don Sturzo  “Respingeva, quindi, l’idea che un “popolo amorfo e disorganico” potesse scambiare un temporaneo consistere come maggioranza elettorale con la legittimazione a contrastare o a combattere, sulla base di una malintesa concezione della sovranità, le minoranze e le opposizioni contrarie ai suoi interessi, pratici e ideali”.

Diego Acquisto

27-11-2021

 

N.B.- Gaspare Ambrosini (Favara, 24 ottobre 1886Roma, 17 agosto 1985) è stato un politico, magistrato, costituzionalista e accademico italiano. – Esponente della Democrazia Cristiana (…come si chiama dopo il fascismo  il PPI), viene considerato uno dei padri della Costituzione Italiana per averla plasmata sui principi di libertà e democrazia e per avere introdotto lo schema “regioni-province-comuni”. Artefice indiscusso dello Statuto Autonomistico Siciliano per la sua elaborazione teorica della autonomia regionale siciliana. Muore quasi centenario il 17 agosto 1985 a Roma.

 

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