Ricordando don Gerlando Lentini nel primo anniversario

Proprio un anno fa come oggi, 16 novembre 2019 alle ore 4:00, si chiudeva la vita terrena di don Gerlando Lentini. Voglio ricordarlo, anche dicendo che nella reciproca  stima ed amicizia, c’è stata una visione teologico-pastorale diversa. Una situazione in cui mi sono trovato io,  ma anche altri, laici e chierici della Chiesa agrigentina, ma non solo.

Ne accenna nella sua magistrale omelia, pronunciata durante il  funerale “praesente cadavere” nella Chiesa Madre di Ribera, anche il Vescovo emerito di Patti, S. E. mons. Ignazio Zambito (nella foto accanto), che per mandato del  card. don Franco Montenegro, ha presieduto la concelebrazione di suffragio.

Infatti   parlando  dei vari aspetti  della ricca personalità dell’illustre e  caro estinto (prete, giornalista e scrittore…)  tocca non pochi degli  aspetti della  personalità di don Gerlando Lentini, ricca di grandi valori umani, spirituali e culturali, quando tiene a precisare che però “Non  sempre,  non tutti hanno potuto  essere  d’accordo con Don  Lentini nei convincimenti culturali e pastorali. Tutti  però, ne hanno  sempre  riconosciuto  e  apprezzato  l’onestà intellettuale  e morale, la fedeltà a Cristo presente nella Chiesa, la povertà e semplicità di vita”.

Nel confronto il coraggio della chiarezza da ambo le parti non solo non ha impedito il dialogo, anzi  rendendolo più vivace  ha sicuramente procurato  reciproco vantaggio, nell’ottica di volere una Chiesa che in campo pastorale deve sempre essere alla ricerca della soluzione migliore; e quindi “semper reformanda” che è poi  – ci pare proprio la logica dell’attuale successore di Pietro, Papa Francesco, che più di una volta ha avuto modo di rimarcare di preferire una “Chiesa accidentata” ad  una “Chiesa autoreferenziale”.                 E tenendo ancora a precisare, sempre Papa Francesco, che  proprio sul deposito della fede,  “custodirlo   non significa mummificarlo, ma renderlo sempre più conforme alla sua stessa natura e permettere che la verità di fede sia capace di rispondere alle domande di ogni generazione”. Non solo !L’insegnamento di fede della Chiesa è un annuncio, una parola che permane viva per provocare sempre, dovunque e tutti a una presa di posizione libera per l’impegno nella trasformazione del mondo“.

Premesso quanto sopra, ecco di seguito due lettere, una mia ed una del compianto P. Lentini, pubblicate integralmete con scrupolosa  attenzione anche riguardo alla punteggiatura e grafica originali.  Ed a seguire l’articolo “Pensando al famoso 1517” che ha dato origine al vivace scambio di opinioni.

****************************************

 

Favara 11-11-2017

A      lentini59@tin.it

Caro don Gerlando

di ritorno dagli Esercizi di Siculiana, predicati da una SUORA…….ho letto la tua lettera…l’ho letto con sofferenza …..il detto popolare dice che non bisogna essere più cattolici del Papa……al Papa Gesù ha promesso che la sua fede non verrà mai meno per potere confermare i fratelli……e Papa Francesco sull’argomento-famiglia a cui fai cenno ha dedicato due Sinodi, ascoltando e tirando le conclusioni pastorali sintetizzate nell’Amoris Laetitia …….non mettendo minimamente in discussione i principi che richiamano  all’ideale  che non bisogna mai perdere di vista….e verso cui sempre puntare … tenendo conto delle situazioni concrete ….della fragilità delle persone….che vivono situazioni diverse ed hanno anche ritmi diversi di cammino verso la perfezione……sacramenta propter homines abbiamo studiato…..deve cambiare la nostra pastorale….non cambiano i principi…ogni peccatore, singolarmente,  deve essere accompagnato, senza imporgli pesi impossibili…….noi tutti siamo peccatori-perdonati….e sempre in cammino………nel caso di Lutero non  cambia la sostanza……ma  la lettura storica  anzitutto….. quanta rozzezza culturale e pastorale in quel tempo sulle indulgenze……quante magagne……….evita anche tu l’ideologia….. cogli l’afflato nuovo del cammino ecumenico voluto dal Concilio……lasciati condurre da Pietro….che oggi parla per mezzo di Francesco……….

Con grande affetto e stima

sac. Diego Acquisto

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

4 novembre 2017

Carissimo Diego,

ho letto attentamente il tuo “Pensando al famoso 31 ottobre 1517”; ma tu non fai storia, ma ideologia, ossia uno studio ideologico a 5 secoli di distanza, con tutti i se e i ma possibili.

Lutero è stato storicamente un eretico: ha frantumato  la fede, ha causato una molteplicità di cosiddettte chiese statali: sottratte all’obbedienza del papa, e piegandole alle esigenze dello Stato dal quale sono finanziate.

Quando si è celebrato il centenario della nascita di Lutero, l’episcopato tedesco ha riconosciuto i lati deboli ed oscuri del protestantesimo.

La Chiesa di Gesù Cristo non è mai perfetta: l’ha voluto così Gesù per rispettare la nostra libertà. La riforma – se di riforma si deve parlare – corregge le deformazioni che la Chiesa fatta  da uomini ha acquisito per renderla  sempre più perfetta, senza toccare la VERITA’, anzi facendola sempre più evidente; diversamente non si riforma, ma si deforma, come sta avvenendo.

Questo papa sta toccando la sostanza del matrimonio e la sta deformando. L’apostolo Paolo dice chiaramente: “Il messaggio che vi ho annunziato l’ho ricevuto dall’alto e non è a misura dell’uomo”.  E’ l’uomo che deve adeguarsi alla verità rivelata. Papa Francesco si è messo in testa (e non solo nella sua) di adattare la Parola di Gesù Cristo DIO alla sua. La CEI si è subito allineata ed è andata a festeggiare Lutero in Germania.

La Chiesa si riforma non guardando il tempo presente o il futuro, ma confrontandosi con la Chiesa degli Apostoli: è come un seme, come una pianta, che cresce ma rimanendo sempre se stessa.

Con l’affetto di sempre in Cristo.

Sac. Gerlando Lentini

***************************************************************

 

Pensando al famoso 31 ottobre 1517

Cioè all’inizio della Riforma, adesso nella promettente “avventura” dell’ecumenismo dell’incontro.  Quanto più  si avvicina tale data, tanto più mi ritorna  in mente, quello che ha detto nei giorni scorsi Papa Francesco nella ricorrenza dei 25 anni dalla firma della Costituzione Apostolica “Fidei  Depositum”.  E cioè che “la  dottrina non si conserva in naftalina senza farla progredire”, perchéha spiegato –  “la Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare”.

Un dinamismo  della “Parola”  che ci viene quasi plasticamente mostrato in questi giorni in cui siamo  richiamati a  ricordare quello che si è  verificato esattamente 500 anni fa, con quell’ evento-simbolo che ha sconvolto e stravolto non solo la storia della Chiesa, ma  della stessa Europa. Cioè l’inizio della Riforma protestante con  l’affissione sulla porta della Cattedrale di Wittenberg,  da parte di Martin Lutero, un  Padre agostiniano, dottore in teologia, di un elenco di 99 tesi  sulla  questione delle indulgenze , offrendosi di sostenerle contro chiunque in pubblica disputa.

Un argomento molto caldo e sentito allora  quello delle indulgenze che metteva in discussione alcuni principi di fede allora  giudicati intangibili,  ma   che ne includeva tanti altri e  non solo di carattere squisitamente teologico. Intanto   si scontrava con tanta superficialità spirituale, accompagnata da  rozzezza culturale,  interessata unicamente a fare cassa. Non  indifferente poi, anzi decisamente rilevante il  carattere politico-economico di tutta la questione.  Cosa che portava  a  valutare Lutero (1483-1546), come un vero eroe della coscienza morale offesa, la cui voce si voleva  mettere a tacere perché  oltre a turbare gravemente l’ordine costituito,  disturbava la cuccagna di tanti potenti corrotti, sia laici che ecclesiastici anche ai più alti livelli.

Adesso a 500 anni di distanza tutto si valuta in modo diverso ed il dinamismo della Parola ha contribuito a trovare punti di convergenza che prima sarebbe stato umanamente impossibile ipotizzare. Tanto per fare un esempio! volendo la  Chiesa Cattolica, in opposizione alla Riforma, riaffermare la verità del sacerdozio ministeriale con il sacramento dell’Ordine, per un lungo periodo è stato trascurata la verità del sacerdozio “regale”,  tanto cara ai seguaci di Lutero; sacerdozio comune  che coinvolge tutti i battezzati in forza del battesimo. Così  ad esempio alla domanda “Chi celebra la Messa?”,  anche  oggi  a  molti cattolici viene spontanea la risposta: “Il sacerdote”!  Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica risponde diversamente e dice : “La comunità dei battezzati” (n. 1141)! E questa non è una novità del Concilio Vaticano II (1962-1965), perché il battezzato non è un semplice simpatizzante di Cristo, e quindi  un semplice spettatore  nei sacri riti e specialmente nella Messa.

Il cristiano partecipa alla stessa missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo. In altre parole, i battezzati sono chiamati ad offrire la propria vita in sacrificio. Un’ottica  nuova che accomuna la visione di Chiesa  di quanti si professano cristiani, come  cattolici e luterani.

Si tratta solo di un piccolo ma significativo esempio, che però ci fa capire  il senso con cui la ricorrenza del prossimo 31 ottobre va celebrata, nell’ottica del dinamismo di quella Parola a cui bisogna essere docili, secondo l’insegnamento di Papa Francesco, che come vescovo di Roma esercita quel “ministero petrino”, per cui lo stesso Gesù ha pregato, assicurando quella fede  che non verrà mai meno per confermare i fratelli nella vera fede.

Nello spirito del cammino ecumenico verso la riconciliazione,  cattolici e luterani, eliminando tanti discutibili comportamenti del passato soprattutto remoto,  spinti dall’amore di Cristo,  si incontrano, si confrontano, pregano assieme, riflettono, dialogano.

Ed in questa ottica apprezziamo gli sforzi compiuti e cogliamo lo spirito della  Dichiarazione congiunta che Papa Francesco e il Vescovo Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale (Flm) hanno firmato il 31 ottobre dell’anno scorso, a Lund, in occasione della preghiera ecumenica,  in cui luterani e cattolici hanno commemorato insieme la Riforma ed iniziato l’anno giubilare.

Perciò, così testualmente si legge nella Dichiarazione: “Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Ci impegniamo a crescere ulteriormente nella comunione radicata nel battesimo, cercando di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità”.

Non solo ! concretamente viene pure lanciato  un appello “a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta”.

Cioè l’ecumenismo dell’incontro, senza forzature, impazienze e quant’altro che possa ostacolare il dinamismo della Parola.

26-10-2017

Diego Acquisto

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Dal CATECHISMO della CHIESA CATTOLICA

I celebranti della Liturgia sacramentale

1140

E’ tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. “Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento di unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò [tali azioni] appartengono all’intero Corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 26]. Per questo “ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 26].

1141

L’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati i quali, “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire in un sacrificio spirituale tutte le attività umane del cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 10]. Questo “sacerdozio comune” è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra: [Cf ibid., 10; 34; Id. , Presbyterorum ordinis, 2]

La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acqui sto” ( 1Pt 2,9 ) [Cf 1Pt 2,4-5 ] ha diritto e dovere in forza del Battesimo [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 14].

1142

Ma “le membra non hanno tutte la stessa funzione”( Rm 12,4 ). Alcuni sono chiamati da Dio, nella Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità. Questi servitori sono scelti e consacrati mediante il sacramento dell’Ordine, con il quale lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona di Cristo-Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 2 e 15]. Il ministro ordinato è come “l’icona” di Cristo Sacerdote. Poiché il sacramento della Chiesa si manifesta pienamente nell’Eucaristia, è soprattutto nel presiedere l’Eucaristia che si manifesta il ministero del vescovo e, in comunione con lui, quello dei presbiteri e dei diaconi.

1143

Al fine di servire le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, vi sono inoltre altri ministeri particolari, non consacrati dal sacramento dell’Ordine, la cui funzione è determinata dai vescovi secondo le tradizioni liturgiche e le necessità pastorali. “Anche i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 29].

1144

In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l’assemblea è “liturga”, ciascuno secondo la propria funzione, ma nell'”unità dello Spirito” che agisce in tutti. “Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o fedele, svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 29].

I commenti sono chiusi.