Quest’anno PASQUA posticipata ?…..forse una salutare provocazione….

Anche se ogni domenica è da considerare la Pasqua delle Settimana, la proposta di posticipare  quest’anno la Pasqua a causa del corona-virus è destinata comunque a fare salutarmente  discutere.

Provocazione o meno, … comunque a mio giudizio una provocazione, che  a me fa subito  pensare e  collegare con taluni cenni salutarmente pungenti che tutti abbiamo ascoltato in momenti particolarmente significativi, su un tipo di religiosità nostrana, troppo spesso fatta di riti, processioni, tradizioni, esteriorità varie ecc., al punto da poter consentire anche ad un mafioso che magari ha pure ucciso, di potere affermare di essere tutto sommato “un buon cristiano”.

Una provocazione che adesso quella sulla Pasqua a lanciarla via twitter non è una voce qualsiasi, ma quella  di don Rino Lauricella Ninotta (nella foto),  direttore del dipartimento pastorale della Curia, a cui il Pastore della Chiesa Agrigentina il card. don Franco Montenegro ha delegato tutti i poteri vicariali che tale carica comporta in campo pastorale-liturgico, il settore più delicato della vita intima della Chiesa.

Parliamo di provocazione, perché naturalmente nulla c’è di deciso. Ma una provocazione, finalizzata  a dare uno scossone non solo puramente spirituale, ma anche di carattere socio-religioso, con effetti forse  davvero imprevedibili.

Questo perché sappiamo bene quale incidenza hanno specie nel sud-Italia, e anche  dalle nostre parti, compresa Agrigento-città, i riti popolari della Settimana Santa.

Una proposta-provocazione destinata quindi a far discutere, per raggiungere effetti comunque positivi.

Da parte di chi scrive, dicendo chiaramente che a primo acchito mi è venuto interiormente  spontaneo dire no, devo subito aggiungere che riflettendo un po’, le ragioni non mancano.

La più importante è  sintetizzata nell’interrogativo che si pone e pone lo stesso don Rino. Cioè : “che senso ha celebrare il mistero centrale della nostra fede senza il popolo di Dio soggetto celebrante di ogni azione liturgica?”.

Un interrogativo  su cui si dovrà concentrare la riflessione….che coinvolge anche  la diversa sensibilità con cui è stata accolta la decisione della CEI sulla chiusura delle Chiese….Sul fatto che il motto “Io resto a casa” non può e non deve valere per Dio, anche perché  Dio non  ha una  casa; Egli è l’Ovunque per eccellenza !  e nello stesso Vangelo, proprio  domenica scorsa Gesù stesso, con la Samaritana tagliando alla radice il tema della discordia,  le dice che è venuto il tempo in cui “i veri adoratori adoreranno Dio in spirito e verità”.

Il discorso liturgico si fa  anche   elevato, parlando di Ontologia della distanza”, in cui, in estrema sintesi,  si ricorda che  l’unione intima di cui abbiamo bisogno con il prossimo e con Dio vive anche di necessarie distanze.

Come è facile vedere, anche solo da questi pochissimi cenni,  tante sono le problematiche e tutte interessanti.

Non dimenticando che in questa situazione che l’Italia sta vivendo, le sofferenze dei poveri si moltiplicano e si fanno ancora più evidenti; bisogna insomma seriamente  riflettere  sul fatto che la questione sanitaria fa sorgere  una questione sociale di proporzioni gigantesche.

E le discussioni  importanti anche teologiche  non possono e non debbono costituire motivazione per evadere dalla realtà. Anzi !

Inoltre sicuramente c’è da  vedere che nelle contingenze di questa crisi da pandemia,  forse occorre davvero  – come leggo –  che   “la Chiesa  italiana recuperi un supplemento d’anima”.

Considerando comunque che chiudere le chiese è solo una misura temporanea di prudenza civile,  necessaria e quindi da  raccomandare.

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