Quella di don Franco, un’omelia stimolante ed a tratti  salutarmente provocatoria

In margine all’omelia di don Franco per la festa di S. Calogero.–Un’omelia stimolante ed a tratti  salutarmente provocatoria per cercare di dare uno scossone adeguato all’attuale situazione socio-politica, dove appare sempre più drammaticamente evidente in politica, l’assenza di cattolici adeguatamente formati secondo la DSC.

E sappiamo bene che a partire  degli anni settanta del secolo scorso,  con ritmo costante e via via sempre più accentuato anche nella Chiesa Agrigentina la cosiddetta “scelta religiosa” dell’Azione Cattolica, convinse molti che  guidavano la pastorale, al punto che  all’inizio degli anni ’90 anche sul nostro settimanale cattolico L’Amico del Popolo, si faceva notare che nell’annuale Piano Pastorale Diocesano, era ormai da anni scomparsa anche la sola espressione Dottrina Sociale della Chiesa (DSC).

La denuncia  suscitò qualche polemica, ma davvero non fu possibile smentire la grave lacuna, per la quale comunque  non si  pensò a nessun rimedio, a parte quello che fuori dal coro, si riuscì a fare  allora  con la costituzione della  Consulta Diocesana per i problemi sociali e il lavoro, a cui dopo qualche anno si aggiunse l’Ufficio Diocesano; Consulta ed Ufficio quasi come corpi estranei e fastidiosi all’apparato curiale.

E contemporaneamente a tutto questo, – oltre a cercare di tenere ai margini quanti erano in dissonanza perché avevano un pensiero opposto e – (per usare una locuzione caritatevole)  non erano affatto oggetto di  atteggiamento benevolo –  anche la quasi demonizzazione di quei cattolici, che in quanto tali,  restavano in politica seguendo le direttive CEI del Card. Ruini. Al quale solo l’AdP, nel panorama agrigentino,  restò sempre fedele. E chi vorrà fare la storia  potrà oggi o domani trovare in questo senso tanto materiale.

Ci siamo dilungati, ma forse era necessario per capire meglio la grave situazione denunciata dal nostro Pastore card. don Franco Montenegro ieri, festa di S. Calogero; una situazione che va inquadrata in questo contesto non del passato remoto chissà quanto.

E perciò è sacrosanto tutto il contenuto dell’omelia, che vivamente invitiamo a leggere per intero nel sito-web del giornale online agigento-oggi o in quello del settimanale LdP. Un’omelia da inquadrare nell’avvertita esigenza di formazione secondo la DSC. La quale, nella concretezza,  chiede al Clero ed ai laici di fare ognuno con coraggio e fedeltà la propria parte.

Ricordando che alla luce dell’ormai consolidato insegnamento del Magistero la responsabilità della politica per la santificazione delle realtà temporali è la vocazione propria del laici, sotto la loro responsabilità in coscienza.

E don Franco ieri, iniziando l’omelia, senza perdersi in espedienti retorici, a dieci anni di distanza dall’inizio del suo servizio alla Chiesa Agrigentina,  ha denunciato gravi problemi, passando subito al dunque.

 Eccone alcuni in estrema sintesi: –“….sento il bisogno di dirvi che condivido le parole pronunciate dal Papa e da molti vescovi, che invece tanti, che si dichiarano cristiani, contestano. Non vi nascondo il mio stupore per il fatto che oggi, solo perché non si condivide il pensiero di alcuni, si diventa oggetto di insulti pesanti. Povera democrazia!”.

–“ La chiesa ha il diritto di intervenire sul comportamento dei cattolici?  Perché deve tacere sull’argomento? Deve insegnare solo preghiere….?”.

–“ La nostra identità cristiana – convinciamoci – si fonda sugli atteggiamenti concreti di vita…”.

–“ C’è da pregare tanto perché la convivialità e l’accoglienza diventino cultura e buona politica……..abituarsi alla morte dei migranti è dimenticare la nostra umanità”

Siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del levita della parabola: guardiamo i fratelli mezzo morti per terra, ma continuiamo il nostro cammino…”.

Non voglio sembrare patetico, né fare politica come afferma qualcuno a cui questo modo di pensare non piace (ma perché parlare di immigrati è fare politica e non lo è parlare di giovani, di droga, di città, di malati…?)…”.

Credo che, in questa sede,  bastino solo questi cenni, per capire la valenza socio-teologica-spirituale  dell’omelia di don Franco, rivelatrice del dramma spirituale che vive, unitamente al Papa ed a tanti altri Vescovi che vorrebbero una politica più illuminata e saggia, e non solo a livello italiano, così come recentemente da un altro pulpito,  ha tenuto a precisare anche il Presidente Mattarella.

I problemi ci sono. Il disagio è in tanti settori, tra gli stranieri e tra gli italiani, tra i tanti, troppi giovani che non trovano lavoro. Anche nel settore-famiglia dove i bambini con espedienti vari, per sete di profitto illecito, vengono strappati ai genitori.

Alla storica questione meridionale oggi si è aggiunta quella africana, per la quale pure bisogna essere buoni samaritani.

E chi fa politica, specie se cristiano e cattolico deve caricarsi di tutte le responsabilità della situazione, a tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo, soccorrendo  i malcapitati, ma sicuramente, con decisione e fermezza,    non assicurando pace ed immunità  a quei briganti che hanno ridotto in quello stato il poveretto di cui parla la pagina evangelica.

Nella nostra stagione, che segna “un cambiamento d’epoca” –  ha detto recentemente Papa Francesco per il Convegno di Caltagirone su don Sturzo – l’Appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, apparso cento anni fa in un tempo di grande rivolgimento mondiale, è fonte ancora oggi d’ispirazione e di spinta propulsiva”.

E in un contesto segnato da populismi e nazionalismi “la risposta non è la moderazione bensì una dimensione di verità dell’uomo”.

E nell’appello di don Sturzo si può davvero trovare  una fonte di ispirazione per le modalità di approccio alla realtà di oggi, pur mantenendo netta la differenza, se non proprio la distanza  tra vita religiosa e vita politica.

Ed è per questo motivo che nel nome dato da don Sturzo, che poi nel dopo-guerra diventa DC non si ritrova la parola “cattolici”, anche se la croce nel simbolo e la parola “Libertas” rappresentavano al meglio le diverse ed opposte sensibilità.

Nell’attuale scenario dovrebbe forse andare bene per tutti i credenti una formula di preghiera di qualche anno fa e su cui anche S. Calogero potrebbe essere d’accordo : “Signore, concedimi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso … Tu hai fatto questo mondo peccatore così quale è, non come mi piacerebbe che fosse. Confido che tu, o Signore, ordinerai tutte le cose nella misura in cui io mi sottometterò alla tua volontà… Amen”.

 

Diego ACQUISTO

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