Quaresima, Papa, Emergenza Carceri

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Lunedì 06-03-2017

In questo inizio di Quaresima, vogliamo parlare di un tema di scottante impatto sociale, il problema dei carcerati….che nella  spiritualità cristiana  è uno dei temi delle opere di misericordia corporale….forse la più disattesa, anche perché è una delle più difficili da praticare, giacché il carcere non è un ambiente aperto e accessibile a chiunque. Le leggi e i regolamenti consentono visite esclusivamente a persone autorizzate ed a volontari preparati. L’opera di misericordia è comprensibile e attuale se si considera il problema del carcere nel suo insieme e nei riflessi che produce. Anzitutto il carcerato è un uomo che soffre, perché privato della libertà, perché si sente causa di altre sofferenze, perché si sente emarginato e condannato ancora prima della sentenza definitiva, con la possibilità che  la violenza del contesto carcerario lo possa far  disperare ed arrivare a conclusioni estreme. Ne volgiamo parlare in questo inizio di Quaresima, partendo dalla prima udienza generale di questo 2017, (per la storia l’udienza del 4 gennaio) la prima del nuovo anno,  quando Papa Francesco ha ricordato il massacro di Manaus in Brasile ed ha  lanciato un appello affinché le condizioni di vita negli istituti penitenziari migliorino. Se non cado in  errore e cmq sarei  felice di sbagliarmi, a me pare che sino ad ora nulla è stato fatto…–Il Papa ha detto a chiare lettere che  le carceri devono essere  luoghi di reinserimento sociale….un concetto questo espresso a chiare lettere anche nella nostra Costituzione Repubblicana.

Ma, torniamo a Papa Francesco che ha voluto subito, allora a caldo,  esprimere “dolore”… grande dolore  per il massacro avvenuto nel carcere di Manaus in Brasile, dove, proprio nei giorni allora  precedenti, cioè gli ultimi del 2016, un violento scontro tra bande rivali all’interno del carcere aveva causato una tremenda carneficina con  decine di morti. “Invito a pregare per i defunti, per i loro familiari, per tutti i detenuti di quel carcere e per quanti vi lavorano – ha detto Papa Francesco al termine di quella  prima udienza generale del 2017 nell’aula Paolo VI -. E rinnovo l’appello perché gli istituti penitenziari siano luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, e le condizioni di vita dei detenuti siano degne di persone umane. Vi invito a pregare per questi detenuti morti e vivi, e anche per tutti i detenuti del mondo, perché le carceri siano per reinserire e non siano sovraffollate, siano posti di reinserimento”.

–Di  questo problema carceri noi in passato ci siamo pure occupati, per esempio quando abbiamo ripreso la lettera di cui parlavano a suo tempo tutti i giornali nazionali, la lettera  dell’on Cuffaro, allora rinchiuso nel carcere di Rebibbia dove stava scontando una pena a 7 anni…l’on Cuffaro, adesso in libertà, dopo avere scontato la pena, da detenuto modello, – come è stato definito – tuttavia scriveva tra l’altro anche  … per richiamare l’attenzione generale sui trattamenti carcerari disumani, contrari al dettato costituzionale, che  vuole e prescrive  “senso di umanità” e impone la “ rieducazione del condannato”. Non carcere per mortificare e far scomparire l’“io” dei detenuti…..qualcuno dei quali, anche se condannato in maniera definitiva, perché colpevole per la verità processuale della giustizia umana, potrebbe essere anche innocente.

E perciò, non bisogna mai dimenticare che la storia giudiziaria non manca di casi clamorosi in questo senso. Ecco perché la spiritualità cristiana ricorda sempre che il giudizio ultimo, definitivo ed infallibile, non è quello umano ma solo quello di Dio, al cui tribunale, giudici e giudicati, devono sempre fare riferimento. –Cuffaro perciò, come ha scritto allora, anche subito dopo la condanna,  qualche giornalista, potrebbe anche essere  un innocente che sconta ingiustamente la sua pena dietro le sbarre….. Totò Cuffaro, presentato quasi sempre da tutti come…. “una personalità esorbitante, elettrica, tarantolata. Baci, abbracci, pacche sulle spalle, “vasa vasa” e un continuo, perenne, inesausto bisogno di contaminarsi con gli altri, fossero essi commendatori o ortolani….”.

Cuffaro stesso , tra l’altro, rivendicava orgogliosamente per sé il contatto: “Meglio baciare tutti – diceva – e dare il bacio a quello sbagliato, che non baciare nessuno”.

E  in margine a tutto, eravamo allora  pure nell’Anno Santo della misericordia,…. noi commentavamo pure la visita di papa Francesco ai carcerati romani…..  noi da questi microfoni commentavamo richiamando  quanto scriveva tanti secoli fa il grande  Agostino di Tagaste : “ E’ possibile che il pessimo diventi ottimo”…… in questa fiducia di recupero la grande forza della sfida educativa cristiana. E in questo senso di sfida educativa, ripensiamo quanto abbiamo detto nella nostra conversazione di otto giorni fa…   Per il credente il cambiamento è sempre possibile per tutti…..tutto è possibile a chi accetta di portare in petto un “cuore di carne”.  La conversione, il cambiamento radicale di vita  è possibile anche per gli assassini più efferati e per i ladri più incalliti.

—Questi pensieri ci sono venuti in mente nelle settimane  scorse, assistendo al film-documentario Malerba, di Carmelo Sardo, per la regia del giovane regista favarese  Tony Trupia.

Film dove l’ex boss stiddaro di Porto Empedocle Giuseppe Grassonelli oggi ergastolano dice: “È vero ho sbagliato, ma non potevo allora  essere un altro uomo”….A tutti voi chiedo rispettosamente scusa, ma allo stesso tempo vi chiedo di riflettere su quelli che furono gli anni ‘80».«Vi chiedo –dice nel film– di rapportarvi con la mia storia criminale nel tempo in cui i fatti sono accaduti e le circostanze che li hanno determinati».  E ricorda il giorno della prima strage di Porto Empedocle del 21 settembre del 1986 quando cominciò lo sterminio della sua famiglia…quando i suoi occhi da ragazzo videro una scena  terrificante:  nonno,  zio e altre persone stese a terra; i loro corpi crivellati dai proiettili. …Alcuni mesi più tardi un altro  zio, un povero padre di famiglia, che aveva sempre vissuto onestamente del suo lavoro, fu massacrato senza pietà solo perché aveva la colpa di chiamarsi Grassonelli.  Grassonelli, nel fil-documentario di Tony Trupia,  prova anche a spiegare il perché non si sia rivolto allo Stato:  allora no…Ma oggi credo nello Stato. A voi chiedo di riflettere su quegli anni ‘80, …..Grassonelli ora dice ai suoi concittadini: «Ricordatevi sempre che solo attraverso il rispetto della legge é possibile regolare il comportamento futuro degli uomini…..Un libro problematico così come il film documentario questo di Malerba che ha fatto,  fa e farà  discutere… Grassonelli, che nel film ha tanto tempo e spazio per stare sulla scena, forse anche troppo, si rivolge agli spettatori   spiegando che ha sbagliato,  e  che dopo venti anni di carcere è cambiato e, anche se non lo chiede direttamente, anzi continuamente ripete che è giusto che egli paghi i suoi crimini,  tuttavia pare chiaro che indirettamente  chiede una nuova opportunità…..e credo che dopo aver visto il film, la maggioranza degli spettatori, se interpellata,  si trovi d’accordo… La domanda che si pone è se sia  possibile che un ergastolano che si è macchiato di crimini efferati possa meritare tanta attenzione mediatica  e tanto dibattito….. quelli che dicono no affermano che il film come il libro racconta “la verità di Grassonelli” che non è neppure collaboratore di giustizia e poi, dettaglio sicuramente non secondario, che le sue vittime non possono contestare. Quest’ultima osservazione ci sembra più importante della prima !  Ma comunque non decisiva, perché a riflettere bene sul tema di fondo della possibilità  per tutti del cambiamento, là dove c’è in petto un “cuore di carne”,  la conversione è possibile…. anche per gli assassini più efferati  come  Giuseppe Grassonelli. Certamente i messaggi  e gli stimoli di riflessione del film Malerba,  sono proprio tanti e tutti impegnativi.  Il più importante è che  un uomo che in carcere ha  incontrato la cultura e contestualmente la possibilità di riflettere seriamente sul suo operato,  ha provvidenzialmente  ritrovato, grazie anche al suo forte carattere e sicuramente con qualche aiuto che proviene dall’alto, la capacità di riscattarsi moralmente  e trovare la vera luce, anche vivendo nel buio della sua cella.

Radioascoltatrici e radioascoltatori  don Diego Acquisto e per la parte tecnica, Luigi Greco e Giuseppe Cusumano cordialmente vi salutano ed anche a nome dello staff tecnico e giornalistico di Radio R.F. 101, vi augurano buona settimana,  con i programmi della nostra emittente.

 

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