Prepariamoci al Natale – Il presepe interpella la nostra esistenza

Novena di Natale 2019, con particolare attenzione al  messaggio del Presepio. – Quella di Natale che inizia proprio oggi è  la Novena più sentita e tradizionale, quest’anno con un’attenzione sicuramente ancora più accentuata al presepio.

Ciò, come effetto della  visita  che nei giorni scorsi ha compiuto a Greccio Papa Francesco, ricordando  quando nel 1223  il Santo di Assisi,  proprio lì, nel Natale di quell’anno, espresse e realizzò di desiderio, – come scrive il suo primo biografo Tommaso da Celano –  di  “vedere con gli occhi del corpo il Bambino Gesù tra i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una mangiatoia e giaceva sul fieno”.

Si realizzò così, quella che è stata chiamata,  la novità sconvolgente di S. Francesco con  il primo presepio che è la parola latina che traduce mangiatoia.

E papa Francesco recandosi a Greccio ha pubblicato la Lettera Apostolica  sul presepe “Admirabile signum sul significato e il valore del presepe, in cui è contenuta l’esortazione a mantenere “…la consuetudine di allestire il presepio nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze…”.

Naturalmente, suggerisce il Papa e non solo,  meditandone il profondo significato, senza fermarsi solo al luccichio degli addobbi e degli ornamenti vari, che pure sono importanti e si fa bene  a curarli con grande precisione…ma senza lasciarsi sfuggire il senso profondo del mistero che il presepio evoca.

E oggi, inizio della Novena,  anche qualche quotidiano della grande stampa nazionale,  richiama al forte messaggio, attuale anche per il mondo di oggi,  che ripropone quel segno posto dal poverello d’Assisi nel 1223.

Il richiamo è magari al “pensiero selvaggio” dell’antropologo, etnologo e filosofo francese Claude Lévi-Strauss (1908 – 2009) che nelle sue considerazioni sullo scorrere del tempo e sul valore della storia, parla di società fredde  e di società calde, a secondo che prevalga  il desiderio di vivere nel passato o nel futuro, dove è chiaro che comunque c’è sempre una continua  mescolanza tra “correnti fredde e calde”.

Un linguaggio metaforico che ci può servire a vivere meglio e con più consapevolezza il tempo attuale con il travaglio socio-poltico che in Italia, ma non solo, stiamo vivendo. Un momento in cui, più che nel passato,  siamo sollecitati dagli eventi  a vivere   con passione e positiva profezia,  l’esistenza che non deve ridursi però ad una  “resistenza” ma anche ad un’oculata apertura alla modernità, “una corrente prevalentemente calda”, in cui si può comunque non perdere la capacità  non solo “di domare il divenire” ma anzi  di “spronarlo positivamente al galoppo” attingendo proprio allo spirito del Natale che ci comunica energia nuova per costruire meglio il presente, guardando con occhio profetico e speranza al futuro.

Il presepe di Francesco d’Assisi, così come ce lo ripropone un Papa che per la prima volta nella storia più che bimillenaria della Chiesa ha preso lo stesso nome,  ci dice che, “In principio era il Verbo ed il Verbo si fece carne, abitando tra noi”.

Il segreto per affrontare la vita è in questo “sapersi fare carne”, accettando il peso del tempo presente. Gesù di Nazareth, Lui che è l’Eterno, essendo Dio ed uomo ad un tempo; in questo misterioso intreccio di divinità con l’umanità,  per 30 anni vive in questo sperduto villaggio della Galilea.

Il presepe interpella la nostra esistenza nel luogo in cui ognuno di noi vive. Che intreccio misterioso di tempo e di eternità anche nella nostra vita,  a cui il Natale ci richiama, invitandoci, malgrado tutto,  ad una continua rinascita nella fede, nella dimensione della semplicità, carità,  gioia e libertà.

Mentre Papa Francesco oggi dice: “….non ci lasciamo distrarre dalle cose esteriori, ma facciamo spazio nel cuore a Colui che è già venuto e vuole venire ancora a guarire le nostre malattie e a darci la sua gioia”.

Diego Acquisto

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