Da Favara un segnale preoccupante con l’allestimento di un albero di Natale “cu i casciteddri da frutta”…

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Un segnale che si presta a diverse interpretazioni, in genere quasi tutte negative, come è facile notare dai giudizi  che girano sui social.  E se voleva essere provocatorio, forse in questo qualche risultato lo ha già ottenuto…contestualizzando tutto nella particolare situazione non felice  che la città sta vivendo dal punto di vista amministrativo..

Ma andiamo ad un discorso possibilmente più concreto e pertinente. Personalmente credo che ieri iniziando il nuovo anno liturgico,… ascoltando e riflettendo sul  passo evangelico di San Luca, da parte dei tanti fedeli che hanno partecipato alla Messa,   più che sulla fine del mondo, anche a Favara  l’attenzione si è concentrata sulla fine  di un certo tipo di mondo.

Ed in questo senso, l’albero di Natale “cu i casciteddri da frutta”, che l’Amministrazione Comunale  di Favara ha allestito nella centrale piazza Cavour, davanti al Palazzo di Città,  ha sicuramente qualche senso ed un messaggio da dare, a prescindere dalla volontà di chi lo ha deciso.

Un evento, quello della fine di un certo tipo di mondo,   che non ci dovrebbe trovare impreparati, dato che la storia, a parte qualche periodo buio, non va mai indietro. E nel corso dei secoli,  la storia  ci ha   mostrato le profonde trasformazioni sociali  che si sono realizzate, anche solo a partire dall’anno della  nascita di Gesù di Nazareth, considerato come l’anno zero, da cui  si  contano gli anni, sino al corrente 2018.

Profonde trasformazioni di  carattere sociale e politico, sino all’attuale  era che stiamo vivendo che viene in genere etichettata come quella della globalizzazione. Una parola questa che intende raccogliere e richiamarci  a  valutare i profondi e radicali cambiamenti in tutti gli aspetti della vita, da quello sociale, a quello culturale, artistico, industriale, tecnologico, economico e politico, in un’ottica non ristretta  a livello nazionale e nemmeno continentale, ma  mondiale in senso vero e proprio.

Ci spieghiamo così anche gli appelli  e moniti dei Pontefici, soprattutto da un buon trentennio a questa parte, che  in maniera esplicita, soprattutto con Papa Francesco, col suo linguaggio semplice  e pungente,  che spesso  mette in guardia dalla globalizzazione dell’indifferenza, per favorire invece contestualmente al processo in atto in tutti i campi, anche la globalizzazione della solidarietà.

Appelli e messaggi che in diverse parti del mondo ed anche in Italia, hanno trovato e trovano impreparata la classe politica dirigente, che, anche in contrasto con la propria identità,  ha sostanzialmente tradito e tradisce le attese popolari.

Nessuno avrebbe seriamente pensato, per esempio,  che in Italia negli ultimi  trent’anni,  da parte del liberalismo  e del suo antagonista, il socialismo…  sistemi economici preferiti  da differenti forze politiche che si sono alternativamente succedute al governo, … entrambe  avrebbero   determinato la scomparsa  quasi totale della classe media e l’affermarsi invece di profonde diseguaglianze sociali, con una minoranza che ha conquistato o consolidato,  anche di  molto,  il suo benessere, creando però una larghissima fascia di poveri, valutata dai sociologi  quasi nel triplo di quella che c’era appena un decennio fa.

Ed è proprio di queste ore la violenta esplosione di rabbia in Francia, dove alle preoccupazioni per la  “fine del mondo” o meglio di un certo mondo, più concretamente  si preferisce parlare  della preoccupazione di tantissimi che  non  riescono ad arrivare alla  “fine del mese”.

E quindi la contestazione violenta  contro la classe dirigente politica, che  in Francia è di marca socialista.

In Italia, dopo cinque anni di  governo da parte di una classe dirigente di sinistra, i risultati raggiunti sul piano della giustizia sociale, hanno profondamente deluso il popolo. Che  ha deciso il cambiamento, dando fiducia a forze che adesso, in mezzo ad un mare di difficoltà, continuano a ripetere di volere rimanere fedeli agli impegni presi e non tradire le attese popolari.

Tra  i buoni propositi e l’effettiva capacità e possibilità  di attuazione, le carenze appaiono evidenti. E  comunque la si voglia pensare, sembra incredibile questa caparbietà di volere mantenere le promesse contro ostacoli che  sembrano e forse sono davvero insormontabili. Con la possibile conseguenza di creare altri disastri, senza risolvere i precedenti.

Comunque, il proclama  – di queste ultime ore da parte del capo del Governo Conte e dei suoi due vice, Di Maio e Salvini,  che parlano di “lotta senza quartiere alle diseguaglianze sociali tramite misure di equità e  progetto per il rilancio di una nuova stagione di crescita” –  suscita ancora speranza , seppur mista a perplessità, da parte di un popolo amareggiato, deluso e  provato, come quello italiano, che vuole mettersi assolutamente alle spalle la logica politica del recente passato che ha prodotto povertà e diseguaglianze.

Un popolo quello italiano, che, comunque sino ad ora, diversamente da quanto avviene in Francia,  mantiene  la calma necessaria per potere capire e discernere  politicamente tutto. Ed al momento giusto, nel segreto dell’urna, con maturità e responsabilità democratica,  valutare il comportamento delle varie forze politiche, così come dei loro rappresentanti, a livello nazionale ed europeo.

Papa Francesco non si stanca di esortare  a reagire “all’impoverimento morale e culturale  della vita e della  politica”; un impoverimento che è sotto gli occhi di tutti, con la grande difficoltà a riportare  – (specie da parte delle varie forze poltiche tradizionali, che perciò preferiscono parlare di altro) –   veramente l’attenzione e l’impegno sul problema gravissimo dell’impoverimento di tante famiglie, dell’aumento vertiginoso dei poveri;  tanto da fargli dire che la reazione violenta dei poveri, potrebbe  – Dio non voglia ! – purtroppo diventare  l’unica strada da percorrere.

Diego Acquisto

3-12-2018

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