In politica verso il futuro all’insegna del pragmatismo

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Sfuggire in politica alla “trappola del presente”, per “agganciare il futuro”.
Non sappiamo come il Presidente Mattarella dipanerà la complicata matassa in cui si trova impigliata paradossalmente l’attuale situazione politica per la formazione di una maggioranza che possa far nascere un nuovo Governo.

Cinque anni fa, pure in una situazione tripolare, con la legge “porcellum” in vigore, il PD con una piccola supremazia del 25 per cento, virgola qualcosa, conquistava una maggioranza bulgara alla Camera e rimediava facilmente ad un piccolo numero di senatori che mancavano al Senato, governando per tutto il quinquennio, con i risultati che le statistiche prima e gli italiani nel segreto dell’urna hanno giudicato assai negativamente.

Adesso sempre in una situazione tripolare con una coalizione che ha raggiunto il 37 per cento ed un Movimento che da solo ha conquistato quasi il 33 per cento, per un complesso di cose, risulta difficile formare una maggioranza di Governo.

Una situazione che con il “rosatellum” era prevedibile e che ci pare sia stata in qualche modo anche affrontata dallo stesso Presidente Mattarella nel discorso di fine anno, proprio in previsione dell’importante appuntamento elettorale del 4 marzo 2018. Laddove in preparazione ha sollecitato a concentrarsi su “contenuti realistici” per sfuggire alla “trappola del presente” ed agganciare, recuperando, “l’orizzonte del futuro”.

Non solo ! nell’importante discorso ufficiale ha voluto esortare ad eliminare ogni forma di torpore, a non avere paura del domani perché “le difficoltà sono superabili”; ha invitato a non essere “preda del risentimento” e soprattutto a partecipare tutti al voto perché le elezioni sono “il vertice assoluto della democrazia“.

Solo recuperando il senso profondo di questo messaggio credo che sia possibile superare positivamente l’attuale situazione.
Ogni raggruppamento deve sentire la responsabilità di partecipare per la sua parte, sforzandosi di dare una risposta credibile all’ansia popolare di un cambiamento vero nella linea di una vera giustizia sociale. Che anziché favorire ed accrescere il benessere di una ristretta casta politico-clientelare, vada nella direzione opposta di una ripresa della classe media e di una diminuzione delle incredibili disuguaglianze.

Certamente nessuno si aspettava che negli ultimi dieci anni a guida di un Governo di destra prima e sinistra dopo, le diseguaglianze raggiungessero il limite estremo di cui, specie nel Meridione e nell’ultimo quinquennio, ci parlano impietosamente le statistiche con la scomparsa della classe media.

In questo scenario sociale drammaticamente concreto si richiede senso di responsabilità da parte dei tre poli: Centro-destra, Movimento 5-Stelle e PD.

Comprensibile lo sconcerto di chi confessa di non capire la disinvoltura con cui Di Maio propone alla Lega e/o al Pd, (giudicati non senza ragione agli antipodi), un patto di governo, unicamente per dare una risposta efficace ai problemi concreti che toccano la pelle della gente comune.

Pare proprio che siamo in quell’epoca preannunciata da un cantautore come Giorgio Gaber, che , di fronte alla violenza della realtà, anticipando il futuro cantava di perdita di senso della destra e della sinistra.

I contenuti realistici evocati dal Presidente Mattarella, unitamente alla cultura della cosiddetta post-verità di cui parlano i politologi, ci danno forse la chiave di lettura, per capire la filosofia del pragmatismo che si va diffondendo ed aumenta giornalmente di consensi. Anche perché veniamo da cinque anni di governo PD in cui mai nessuno – (davvero piddino (non piddiota) di sinistra o centro-sinistra) – avrebbe pensato che proprio con questo tipo di governo sarebbe scomparsa la classe media e aumentato sino all’incredibile le diseguaglianze, a tutto vantaggio di una ristretta classe o casta assai ristretta.

In campo politico, la filosofia pragmatista spinge a liberarsi da ogni pregiudizio e dogmatismo ideologico, per una politica di estrema flessibilità, che mira unicamente sulle cose da fare.

E pur restando eventualmente ognuno nella propria ideologia, non dovrebbe risultare scandaloso che accetti di firmare un patto su temi concreti, vigilando sulla pratica attuazione, per recuperare quello che con le grandi idee (e da parte dei “supercompetenti”) non è stato possibile realizzare.

Diego Acquisto

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