PIANO PASTORALE DIOCESANO 2003-2004

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Notiziario di Telepace – mercoledì 24.9.2003

PIANO PASTORALE DIOCESANO 2003-2004

servizio di don Diego Acquisto

“In ascolto” è la parola d’ordine del Piano Pastorale Diocesano 2003-2004. In ascolto della Parola, con la lettera maiuscola, in ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa, in ascolto del Magistero, in ascolto dell’uomo col discernimento comunitario.

Viene presentato così, in questa ottica innovativa, il Piano pastorale – che,- come sottolinea l’Arcivescovo – “non cambia ogni anno, ma focalizza delle mete, prima non raggiunte”. Dopo l’esaltante esperienza dello scorso anno, della staffetta eucaristica, che ci ha fatto capire che “l’Eucarestia è l’asse portante, il centro vitale, il roveto ardente della presenza del Signore della storia”,“in ascolto” – precisa Mons. Ferraro – significa bisogno di formazione per servire il progetto del Padre celeste”. Si tratta sostanzialmente allora, in questo nuovo anno pastorale, di proseguire il cammino iniziato negli anni precedenti, in ascolto del Vangelo che “investe il campo della vita sociale: famiglia, cultura, scuola, università, giovani, mezzi di comunicazione, economia, politica” . “In ascolto del Vangelo, un’urgenza questa – dice Mons. Ferraro – “nel contesto di fenomeni spirituali di decadenza interiore, come l’indifferenza del cuore, il relativismo morale, le trappole del trasgressivismo, le nuove forme di schiavitù, dipendenza, depressione, disperazione”. Parole tutte, queste del Pastore della Chiesa Agrigentina, che delineano un quadro fosco di degrado, quando i valori evangelici vengono trascurati.

Per evitare questo, il Piano Pastorale invita a compiere scelte coraggiose per la formazione biblica e la lectio divina, in ascolto dello Spirito e in vigile attenzione ai segni dei tempi, che camminano verso la costituzione dell’Europa, nuovo soggetto politico all’interno del quale, soprattutto i credenti, devono trovarsi pronti ad esprimere comportamenti coerenti di una cittadinanza attiva e responsabile, con una partecipazione vivace e creativa, che superi definitivamente ogni logica fuorviante di rassegnazione e di passività.

E per un impegno rinnovato di formazione, il luogo indicato dall’Arcivescovo, è sempre la parrocchia, definita “luogo dove si può fare esperienza evangelica della gioia della presenza del Signore Gesù e del servizio alla volontà salvifica universale del Padre, alla quale la storia umana è destinata ad arrendersi”.

Parrocchia che non deve perdere di vista anzitutto la missionarietà, componente essenziale dell’essere cristiani, come singoli e quindi come comunità, che vive ed opera in un determinato territorio. Un respiro evangelico, questa spinta verso la missionarietà che si trova in tutte le indicazioni ed iniziative del Piano Pastorale Diocesano, e che costituisce l’anima di fondo di tutto, in sintonia con gli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana. La quale, proprio in questi giorni, tramite il suo Consiglio Permanente e la voce del suo Presidente card. Camillo Ruini, sta preparando i lavori della prossima Assemblea Generale di novembre, che tratterà il tema della parrocchia italiana, come si presenta oggi e come deve attrezzarsi ad essere domani, con maggiore sensibilità missionaria, nell’attuale contesto sociale, profondamente segnato dal cambiamento. Una nuova sensibilità e spinta missionaria, attinta dall’Eucarestia e che porti quindi la Parrocchia a non restare prigioniera – come dice il card. Ruini – “di due tendenze, tra loro parzialmente contrastanti ma entrambe poco aperte alla missionarietà: quella di concepirsi come una comunità piuttosto autoreferenziale, nella quale ci si accontenta di trovarsi bene insieme, e quella di una “stazione di servizio” per l’amministrazione dei sacramenti, che continua a dare per scontata, in coloro che li richiedono, una fede spesso assente”.

Come si affermava autorevolmente, negli orientamenti generali, qualche anno fa, (1998-999)“il Piano Pastorale Diocesano, la cui obbligatorietà degli orientamenti è fuori discussione, certamente non è comunque la soluzione a tutti i problemi delle singole comunità parrocchiali, né vuole mortificare l’originalità di ciascuna realtà. Anzi, vuole essere di stimolo perché ogni comunità realizzi iniziative varie, mettendosi in sintonia con il cammino della chiesa locale”.

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