PARROCCHIA: casa di tutti

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Notiziario di Telepace – giovedì 09.10.2003

PARROCCHIA : casa di tutti

servizio di don Diego Acquisto

“La parrocchia è percepita dalla gente come ‘casa di tutti’, ed una parrocchia è ‘missionaria’ se accetta che le persone che abitano il territorio possano trovarsi a loro agio, pur a diversi livelli di appartenenza alla fede e alla Chiesa. La parrocchia deve accompagnare le persone dentro questa diversità interiore, evitando ogni scelta élitaria”. A parlare così è mons. Renato Corti , vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, che nel corso del recente Consiglio permanente dei Vescovi italiani ha tenuto ai suoi confratelli una relazione su questo tema, al centro anche della prossima Assemblea generale straordinaria in programma ad Assisi dal 17 al 20 novembre. Dai lavori del Consiglio permanente, è uscita una sorta di “strumento di lavoro” che verrà poi “perfezionato” ad Assisi, per confluire in veri e propri Orientamenti pastorali sulla parrocchia, in occasione dell’Assemblea Generale dei Vescovi italiani del maggio 2004.

In quest’assemblea, i Vescovi intendono fare un discernimento spirituale sull’oggi e per il domani, con l’obiettivo di rileggere tutto il vissuto concreto della parrocchia attraverso il suo ‘volto missionario’. Se la storia della parrocchia, dal IV secolo fino a poco tempo fa, era quella di una realtà che coltivava la vita cristiana dentro una ‘societas’ cristiana, dove decisivo era il contributo della famiglia per la comunicazione della fede, oggi la parrocchia si trova in una situazione nuova, dove il contesto sociale generale non è più cristiano e dove la parrocchia non può più presupporre che i ragazzi di prima comunione, ad esempio, abbiano già compiuto in famiglia un cammino di fede. Dare un ‘volto missionario’ alla parrocchia significa dunque tener conto di tali mutamenti, per trovare forme più opportune e più efficaci di presenza in vista della comunicazione della fede. Il futuro delle parrocchie, dicono poi i vescovi, sta nella “pastorale integrata”, cioè in una ‘rete’ tra parrocchia e parrocchia, e tra i diversi attori della pastorale parrocchiale, una rete che conduca a valorizzare tutte le energie esistenti in un’ottica nuova di comunione pastorale, che richiede conversione interiore da realizzare con coraggio ed umiltà. Non si tratta certamente, come dicono alcuni, di mettere da parte tutto il vissuto parrocchiale praticato fino ad oggi per aprire uno scenario completamente nuovo: le nuove vie concrete da percorrere vanno trovate attraverso una sorta di ‘rivisitazione’ di tutti i momenti, luoghi, ambiti, occasioni e strumenti della pastorale ordinaria, tramite un atteggiamento ‘missionario’. E la rilettura di tutti gli elementi che costituiscono la pastorale ordinaria dovrà considerare in maniera prioritaria la famiglia, attraverso un impegno missionario della parrocchia in grado di instaurare un rapporto capillare e costante con tutte le famiglie, anche con quelle che non vengono in chiesa, e che rappresentano un’opportunità assolutamente straordinaria per cambiare il volto della parrocchia. I genitori, ad esempio, vanno maggiormente coinvolti nella vita della comunità, che deve diventare ‘attraente’ anche per i giovani, facendo della pastorale giovanile un ambito non a se stante. Tutti devono sapere che la Parrocchia non è un territorio, né solo una struttura di servizi religiosi e caritativi, né tanto meno una agenzia di ritrovi comunitari o di pellegrinaggi. Ma una Comunità di persone, che vivono la comunione evangelica e non soltanto amicale, nell’ascolto della Parola, celebrando l’Eucarestia, ubbidendo ai propri pastori, nella gioia fraterna.

Le indicazioni del nostro Piano Pastorale Diocesano vanno lette ed interpretate proprio in questa direzione, specie laddove il nostro Vescovo, dopo aver esortato ad un impegno intenso di formazione, definisce la parrocchia“luogo dove si può fare esperienza evangelica della gioia della presenza del Signore Gesù e del servizio alla volontà salvifica universale del Padre, alla quale la storia umana è destinata ad arrendersi”.

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