Oggi su RF-101–Allindomani di S.Rita….qualche considerazione sull’imprevedbilità della vita….compresa la possibilità del carcere nella riflessione di un detenuto, come Totò Cuffaro

Siamo in un momento storico sicuramente non facile da tanti punti di vista, a partire da quello culturale, per scendere a quello politico, sociale,  economico e sanitario per la pandemia-coronavirus, per finire  a quello anche spirituale ed ecclesiale. Tutto questo forse  pur con qualche speranza in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, specie per la pandemia.

Abbiamo appena concluso qualche giorno fa, il ricordo di una Santa, che anche a Favara attira tanti devoti….Santa Rita da Cascia, associando la sua immagine e soprattutto l’esempio della sua vita alla bellezza di un fiore, la  rosa….Santa Rita e le rose… ……la rosa metafora della bellezza fisica e spirituale,…metafora  di  una vita, quella di Santa Rita spesa per diffondere pace, fraternità, capacità di riconciliazione, di amore, di perdono…..Santa Rita  vissuta tra il 1381 ed il 1457…..76 anni….una vita  vissuta con tutte le traversie, i problemi, le tragedie, le difficoltà di quel tempo … compresa  la peste- il coronavirus di quel tempo, molto più disastroso di quello di oggi – con la morte perciò di tante, proprio tante persone, tra cui anche – pare proprio –anche i suoi due figli, quando già il marito era stato già assassinato… …… …….. Santa Rita da Cascia che, perciò  a causa delle situazioni difficili che ha affrontato nella sua vita di moglie, madre e poi suora, viene invocata nelle situazioni più difficili, anche di pandemia, dato che Santa Rita si dedicò pure alla cura degli appestati….utilizzando il  tempo che la clausura Le permetteva…..durante i 40 anni di vita  da suora agostiniana……per lenire sofferenze  e dolori……..e vedi caso leggevo per caso, proprio in questi giorni che «Dove dimora il dolore, il suolo è sacro».

 Un’espressione che si trova in una lettera scritta da un detenuto, indirizzata al direttore di uno dei grandi quotidiani italiani. Una lettera che vogliamo riprendere e riproporre all’attenzione dei nostri radioascoltatori in questo tempo segnato dalla sofferenza  per i tanti problemi ed anche  per la pandemia-coronavirus. «Dove dimora il dolore il suolo è sacro». E la  LETTERA, non è stata concepita chissà in quale epoca passata…. non è una lettera  presa dall’epistolario di Santa Caterina da Siena ….non è nemmeno presa dalla Lettere dal carcere di Antonio Gramsci,  ….quel Gramsci, che  nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, e che nel 1926 venne incarcerato dal regime fascista, ….questo uomo politico   il cui nome completo, così come registrato nell’atto di battesimo, è Antonio Sebastiano Francesco Gramsci autore delle  Lettere dal carcere, dove c’è tanta umanità e pure  nello stesso tempo tanta fiducia in un futuro migliore  ….Ma il passo di questa Lettera che vi leggerò, non è preso dalla Lettere di Gramsci….E devo confessare, superando tutte le mie perplessità…..perplessità che supero perché ritengo davvero – per dirla col Manzoni – di essere “vergin di servo encomio e di codardo oltraggio…. Manzoni lo dice  x Napoleone che ricordiamo quest’anno nel bicentenario della morte avvenuta nell’isola di sant’Elena il 5 maggio 1821….Napoleone Bonaparte…che … “tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, La reggia e il tristo esiglio” ….il triste esilio a Sant’Elena dove morì……la frase «Dove dimora il dolore il suolo è sacro»  è stata scritta da un detenuto che stava  scontando esemplarmente la sua pena…..  ed  è  datata  7 aprile 2015…….il detenuto è  pure un politico,…un importante politico, ma di una formazione e cultura assai diversa, anzi diametralmente opposta  a quella di Gramsci……un detenuto che nel 2015 si trovava allora in carcere a Rebibbia, ….ed adesso  per fine pena…..esemplarmente scontata,  è in libertà, …scontava allora quando scrive … la sua pena  nelle carceri della nostra repubblica  … il detenuto è  TOTO’ CUFFARO e quella lettera, che per caso mi è capitato di leggere in questi giorni…. era indirizzata al direttore del quotidiano AVVENIRE che  allora l’ha pubblicata per intero senza commenti……io ne leggo solo qualche passaggio….ma chi vuole la può trovare con una ricerca su internet…una lettera pubblicata senza commenti, perché si commenta da se …….

Un lettera, scritta subito dopo la visita a quel carcere di Papa Francesco,  una lettera dove – credo – ci sia materia sufficiente per riflettere  sul senso della vera libertà, sulla ricerca autentica della fede, sulla disumanità del carcere come talvolta è impostato, diversamente da quanto  prescrive la nostra Costituzione che stabilisce  che deve rieducare chi ha sbagliato e prepararlo a reinserirsi correttamente   nella società. Ecco la lettera: Caro direttore, (scriveva allora l’on.Totò Cuffaro…..anche lui, per fare un paragone magari azzardato, come Napoleone…prima in trionfo eletto con milioni di voti…e poi nella polvere ….rinchiuso allora in una cella…privo di libertà ) —- scriveva  Totò Cuffaro …..il Papa è voluto essere uno di noi, il suo amore e la sua Misericordia sono Cristo. Il carcere non è luogo sconsacrato: «Dove dimora il dolore il suolo è sacro». — Cristo arriva e porta pace alla disperazione degli uomini che sono al varco del confine, nelle urne del pianto. CRISTO, Lo sentiamo camminare accanto a noi, consola la nostra libertà crocifissa,…… Lui è stato crocifisso, ma quando vede crocifissi noi detenuti, diventa Cireneo, ci aiuta a portare il peso della croce e cammina insieme a noi e ci rende creature nuove e forti.–Così, … dentro il deserto del carcere, poveri in mezzo ai poveri e tutti nella miseria, abbiamo sperato ancora. È proprio dentro questo vivere che abbiamo capito che è cambiata la nostra storia e la nostra vita.—-È in questo luogo che molti di noi hanno trovato l’appuntamento decisivo per l’incontro fondamentale con Chi eravamo convinti di avere incontrato e invece non conoscevamo a fondo. Credevamo di averlo trovato nella liturgie a cui avevamo preso parte, di averlo raggiunto nei pellegrinaggi che avevamo fatto, di esserci stati accanto in meditazione nei ritiri spirituali, ma oggi possiamo dire che l’incontro che veramente ce lo ha fatto conoscere è accaduto qua dentro….in carcere !—- In questo luogo, ….abbiamo sentito la Sua voce  Lui ci ha svelato la sua dimensione essenziale.–È disumano voler annullare l’uomo. Nessuna disumanità è più grande che far scomparire la persona che ognuno di noi è: precisamente questa è la disumanità del nostro tempo. — Per questo, direttore, vogliamo gridare ancora più forte, vogliamo riuscire a …..gridare il dolore di chi non vuole ascoltare e non sa rispondere alla “voce buona”. Soffrire per gli altri è una grande forma di amore e se gridiamo il nostro e il loro dolore, liberiamo la nostra libertà.—Abbiamo letto solo qualche passaggio di questa lettera datata Giovedì 2 aprile 2015….in cui si fa notare che  la voce del Papa era stanca e addolorata ma era “la voce buona”, noi detenuti l’abbiamo riconosciuta subito. Lui era Cristo. Grazie, Papa Francesco.—Totò Cuffaro—Detenuto nel carcere di Rebibbia. Pensieri e concetti su cui vale la pena di riflettere…..e che possono essere davvero utili per tutti….perché davvero non si sa a quali prove ciascuno può essere chiamato, con quali prove dovrà confrontarsi…. da più o meno colpevole …. o da più  o meno innocente …..per imprudenza….o per eccessiva  immeritata fiducia concessa a persone che non lo meritavano….. può essere chiamato dalla  vita…specie quando ci si trova a contatto con persone ….in  situazioni  nuove e del tutto imprevedibili…..una lettera che merita attenzione e rispetto ….quella di cui abbiamo voluto parlare in questa nostra conversazione……..rivolgendo i migliori auguri di bene all’autore della Lettera ….cosi come a tutti i nostri radio  ascoltatori……ricordando davvero che «Dove dimora il dolore il suolo è sacro.

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