Oggi su Radio RF 101–La “rissa delle lingue” e l’ammonimento inascoltato del giudice Rosario Livatino

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Visitando Agrigento e altri luoghi della Sicilia, nel 1993, San Giovanni Paolo II così si espresse alla fine dell’Eucaristia celebrata nella Valle dei templi, con alle spalle il tempio della Concordia: «Che sia concordia in questa vostra terra! Concordia senza morti, concordia senza assassinati, senza paure, senza minacce, senza vittime! Che sia concordia! Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo e ogni persona umana e ogni famiglia! Dopo tanti tempi di sofferenze avete finalmente un diritto a vivere nella pace. E questi che sono colpevoli di disturbare questa pace, questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti!  Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!».

E Papa Francesco nei giorni scorsi pensando ad uno dei figli più illustri di questa TERRA AGRIGENTINA,  al giudice Livatino, la cui  beatificazione è ormai vicina – (manca meno di un mese) –  dice –  : “rendiamo grazie per l’esempio che ci lascia”,…. aggiungendo, “…il buon odore di Cristo che si spande dal corpo martirizzato del giovane giudice diventi  seme di rinascita – come già avvenuto per alcuni dei suoi sicari e mandanti, oggi sulla via della penitenza e della conversione – per tutti noi, in particolare per coloro che ancora vivono situazioni di violenza, guerre, attentati, persecuzioni per motivi etnici o religiosi, e vari soprusi contro la dignità umana”. Per  Rosario Livatino, rendiamo grazie a Dio per l’esempio che ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia.  Sempre e soltanto nel nome di Cristo, senza mai abbandonare la fede e la giustizia, neppure nell’imminenza del rischio di morte.  È questo il seme piantato, è questo il frutto che verrà”.

In questo contesto, Papa Francesco ha recentemente pure parlato e  scritto di un trascurato ammonimento profetico del giudice canicattinese Rosario Angelo Livatino, martire della giustizia.

Proprio così ! un ammonimento profetico trascurato del giudice canicattinese Rosario Angelo Livatino, martire della giustizia, assassinato dalla mafia  all’età di 38 anni, il 21 settembre 1990.

Un ammonimento riguardante il delicatissimo campo dell’amministrazione della giustizia caduto nel vuoto,  con conseguenze assai negative sul piano politico, sociale ed etico della struttura sociale italiana e non solo. Se il suo ammonimento fosse stato ascoltato tanti problemi sulla giustizia e sul comportamento dei giudici, su cui si sta discutendo  oggi….problemi che, in alcuni casi, ci lasciano sconvolti e disorientati per la loro gravità …….questi problemi non ce li troveremmo davanti e la nostra vita democratica e civile si sarebbe svolta assai meglio……..

Con questo  messaggio  Papa Francesco, comunque,  quasi alla vigilia della data fissata del 9 maggio p.v. per la beatificazione del giudice, si augura che  l’esempio di Livatino, anche  dai giudici sia seguito, perché fonte e “seme di concordia e di pace sociale”.

Riferendosi agli scritti di Livatino,  Papa Francesco infatti ha scelto qualche particolare passaggio, …qualche passaggio particolare che  ha fatto oggetto della sua riflessione e perciò ha sottolineato  il suo pensiero con questa valutazione:  “Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni”].   E ancora: “L’attualità di Rosario Livatino è sorprendente, perché coglie i segni di quel che sarebbe emerso con maggiore evidenza nei decenni seguenti, non soltanto in Italia, cioè la giustificazione dello sconfinamento del giudice in ambiti non propri, soprattutto nelle materie dei cosiddetti “nuovi diritti”, con sentenze che sembrano preoccupate di esaudire desideri sempre nuovi, disancorati da ogni limite oggettivo”.

Papa Francesco ha manifestato questo suo pensiero sul giudice canicattinese, nella prefazione alla nuova recentissima biografia data alle stampe  in questi giorni  dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, di provenienza agrigentina perché nativo di S. Biagio Platani,  Mons. Vincenzo Bertolone.

Una biografia su Livatino che viene valutata molto positivamente da molti; una biografia  giudicata un commovente e documentato lavoro dal titolo “Rosario Angelo Livatino, dal “martirio a secco” al martirio di sangue”.   E quella del Papa una “ prefazione attualizzata e di monito a chi amministra la legalità e la giustizia”.

 E Rosario Angelo Livatino (nato il 3 ottobre 1952 – morto il 21 settembre 1990) […] era un  giudice di Canicattì venuto in odio, per la sua coerenza cristiana e professionale, agli uomini delle mafie che dominavano nel territorio siciliano negli anni Ottanta del secolo scorso; e per questo eliminato tragicamente da giovani sicari  della Stidda e di Cosa nostra.

L’espressione  del Papa che interpretando Livatino parla di  sconfinamento del giudice in ambiti non propri”, oltre che sul piano dei “cosiddetti “nuovi diritti”,   cosiddetti civili, – (che ad alcuni Partiti  hanno fatto proprio dimenticare o mettere assai in secondo piano, specie in Italia, quelli della giustizia sociale con aumento incredibile delle fasce di povertà durante gli anni del loro governo) –  fa poi  inevitabilmente pensare  al  colore politico di quei magistrati, che – secondo quello che viene ampiamente pubblicato in questi giorni –  si sarebbero mossi per interesse di parte.

Uno sconfinamento  a cui,  (chissà !) ,  forse Livatino direttamente forse non riteneva possibile ed a cui forse non pensava, anche se  è sua la frase fortemente ammonitrice – (ed a questo punto profetica!) – che il giudice oltre che essere,  deve anche apparire imparziale”.

Una frase questa di Livatino, diventata ormai  famosa.   E che  viene ricordata proprio in questi giorni, nei quali domina anche sulla stampa il problema della riforma della giustizia in Italia.

Una riforma a cui sembrano veramente ormai seriamente interessate  tutte le forze politiche di qualsiasi colore, dato che la nostra meravigliosa  Costituzione Repubblicana  dice che il potere giudiziario deve essere  assolutamente indipendente e per niente e nulla  frammisto  al potere politico.

E quindi devono essere severamente puniti quanti avessero osato praticare una giustizia di parte.

È con quest’ultimo pensiero, da questa emittente vogliamo formulare auguri di buon  ascolto e di buona settimana…  da parte mia don Diego Acquisto, e da Lillo D’Anna che cura la parte tecnica, come pure da parte di tutto lo staff  di Radio RF 101.

 

 

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