Nuovo libro di Antonio Arnone sulle Opere Pie e Confraternite dell’età feudale a Favara

Favara: Opere Pie dell’età feudale e rifondazione del paese.–E’ il titolo del nuovo libro fresco di stampa, per i tipi della “Pro loco Castello” di Favara,  del prof. Antonio Arnone  sulla  situazione socio-ecclesiale in Sicilia ed a Favara in particolare,  dall’età feudale;  dopo la quale – a giudizio dell’autore  e non solo – avviene come  la “rifondazione del paese”, sino ad arrivare – aggiungiamo noi –  proprio … ai nostri giorni.

Cercheremo di spiegare il nostro punto di vista. Ma diciamo subito che il prof. Antonio Arnone è una persona ormai abbastanza nota ed apprezzata, e non solo nel panorama  culturale favarese-agrigentino.

Perché,  stimato  docente per tanti anni, ormai in pensione,  di materie letterarie nelle scuole medie di primo e secondo  grado, dalla fine del secolo scorso si è fatto conoscere ed apprezzare  per le sue ricerche certosine su temi socialmente impegnativi, che hanno messo alla luce fatti, documenti e situazioni di rilevante valenza etica, culturale e sociale dal punto di vista storico.

Basta dare uno sguardo alle tematiche che ha approfondito con documentazione inoppugnabile con le sue pubblicazioni davvero assai interessanti, come “Mito, storia e toponomastica nel territorio di Favara (1997), “Solfare e mafia” (2002), “Clero e borghesia terriera nell’Ottocento agrigentino” (2006), “Sedizione e restaurazione in provincia di Girgenti dopo il 1861”(2008), “I racconti di Isola persa” (2009) “Storie di zolfare” (2012), “Zolfo, economia,  e società in contrada Ciavolotta” (2015), ecc.

Nell’ultimo libro, proprio di questi giorni, il Prof. Antonio Arnone, sempre attraverso documenti, parlando  di Opere Pie, Benefici, Cappellanie, Legati e Confraternite,  – come scrive Antonio Moscato, storico presidente della locale Pro Loco – “ci conduce in un viaggio affascinante nel tempo”…facendoci conoscere in pratica “la rete sociale del paese”.

Non solo!, – come bene  scrive sempre il Moscato –  “con  l’individuazione  e la descrizione  minuziosa  delle diverse associazioni d’ispirazione polimorfa e talvolta fra esse contrapposte”, il prof. Arnone  ci fornisce “un’inedita ed interessante chiave di lettura della società dell’epoca”.

Un giudizio assolutamente condivisibile, mentre intanto ci sentiamo di aggiungere che con questo nuovo libro di Arnone, siamo davvero davanti ad una vera e propria ricca miniera di notizie, ricavate da documenti e/o comunque da citazioni precise di autori famosi o comunque  degni di fede, come Leonardo Sciascia o il nostro benemerito Filippo Sciara.

Una  per tutte, veniamo per esempio a conoscere quanti abitanti contava Favara nel 1375, cioè appena 255, come riferisce Sciascia,… mentre – come riferisce lo Sciara –  nel 1548 “considerato come l’anno dello spartiacque demografico e della rifondazione del paese” Favara contava 500 abitanti, per salire gradualmente appena un secolo dopo nel 1653 a 3.638.   Questo è solo un esempio per capire quante notizie si trovano nel libro.

Paziente e minuziosamente  dettagliata  la descrizione delle Opere Pie,  Cappellanie, Benefici, Legati e quant’altro, tutto per assicurare in genere  quello che oggi si chiama sostentamento del Clero e comunque  spese per il culto. Tutte cose che non esistono più e la situazione di oggi è completamente e fortunatamente diversa, legata  solo ad una libera decisione dei cittadini che ogni anno con la dichiarazione dei redditi possono appore una loro firma per l’assegnazione dell’8 per mille delle entrate generali alla Chiesa Cattolica.

Sui benefici che dovevano assicurare il sostentamento del Cappellano, cioè del presbitero che si impegnava a prestare il culto con la celebrazione delle Messe, spesso c’era il “diritto di patronato”. Cioè del benefattore che aveva costituito il beneficio,  ed a suo vantaggio che passava poi però agli eredi, continuava  il Patronato, che  in qualche modo veniva  a  limitare la libertà del Vescovo nella nomina del presbitero, nel senso che poteva essere nominato solo un prete presentato dal Patrono.

Da precisare che lla nomina spettava sempre al Vescovo, che però doveva assecondare il patrono, e quando non gli garbava il prete presentato,  sorgeva un contenzioso, che comunque si doveva risolvere invitando il patrono a cambiare nominativo, perché altrimenti la nomina non poteva avvenire e se avveniva era canonicamente nulla.

E comunque ormai per fortuna oggi  nulla  di tutto questo è rimasto dopo  il Concilio Vaticano II  (1962-1965), che ha abolito tutto; ha abolito ogni forma di patronato, come pure  alcune nomine di benefici che richiedevano l’espressa autorizzazione preventiva di alcuni dicasteri vaticani, lasciando al Vescovo diocesano assoluta libertà e consentendogli anche,  dopo specifica, eventuale  delibera della Conferenza Episcopale della Regione, anche la possibilità della nomina “ad tempus”  dei Parroci.

Per quanto riguarda le Confraternite il prof. Arnone arriva proprio ai nostri giorni, riferendo del nuovo arcivescovo-metropolita di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nativo di Ispica nel 1962, insediatosi a Palermo nel dicembre 2015.

Il quale per le Confraternite palermitane, dove è sorto qualche sospetto fondato di collusione mafiosa, ha stabilito subito per tutti i Confrati di Palerno,  città e diocesi, la presentazione  del Certificato Penale, al fine di escludere subito quanti avessero carichi pendenti nel casellario giudiziario.

Non solo ! come scrive giustamente, in maniera puntigliosa,  il nostro Arnone,  Mons. Lorefice ha vivamente raccomandato “ai parroci ed assistenti  spirituali delle Confraternite di accompagnare sempre la richiesta di ammissione ad una Confraternita con una lettera che dia sufficienti garanzie”.

Per Favara il prof. Arnone  si limita a dire che la scomparsa delle Confraternite, anche se qualche sospetto sorge, magari in casi isolati, tuttavia nell’insieme non ha determinato di per sé il nascere del fenomeno mafioso. Perché,  testualmente scrive che a Favara “la mafia affonda le sue radici in avvenimenti storici di ben più ampia portata sociale”.

Nulla da eccepire. Quello che ci preme dire e che ci sorprende, è  che il Prof. Antonio Arnone, favarese doc,  proprio a proposito di Confraternite,  abbia trascurato di parlare del  fatto che a Favara, dopo un servizio al Calvario –  (“A’ Cruci”, come si dice a Favara) – praticato per  oltre  trent’anni da parte del  COMITATO “Venerd’ Santo”,  formato  da un gruppo  stabile di giovani di S. VITO,  …  il 12 agosto 2005  verbalmente, a conclusione di uno storico incontrro-confronto con l’arcivescovo Ferraro, …  e poi per iscritto sul finire del 2005, – (precisamente in data  25-10-2015, Prot.n° CAN – 2004 – 258) –  per decreto  sempre dell’arcivescovo-metropolita del tempo, Mons. Carmelo Ferraro,  controfirmato dal Cancelliere arcivescovile  della Curia Mons. Gaetano di Liberto)  è nata la “Confraternita della Santa Croce del Calvario, che è viva ed operante, attenta alle nuove disposizioni del nostro attuale Pastore, l’ arcivescovo-metropolita Card. don Franco Montenegro.

E  proprio quest’anno, lo scorso maggio ha ospitato a Favara l’annuale raduno diocesano   delle Confraternite di tutta l’arcidiocesi agrigentina.

 

E sulla Confraternita favarese,  come prima sul Comitato Venerdì Santo, mai,  nessun sospetto di “inchini” o  di quant’altro di illecito.

Diego Acquisto

07-09-2019

 

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