Nella città di don Luigi Sturzo, gli esercizi spirituali dei preti agrigentini

55

A Caltagirone  per riflettere e pregare; un corso di esercizi spirituali per il Clero agrigentino

Pregare per i sacerdoti ma non solo, anche per i vescovi ….anzi ! Proprio così ! lo ricorda per se stesso Papa Francesco al termine di ogni incontro ed udienza, aggiungendo di averne tanto bisogno.

Ed indirettamente, ma con evidente chiarezza, lo suggerisce per tutti i Vescovi. Specie in questo particolare momento in cui, come ha avuto modo dire, nel corso di una recente celebrazione della Messa a Santa Marta, “… sembra che il Grande Accusatore si sia sciolto e ce l’abbia con i vescovi”, cercando “di svelare i peccati,  per scandalizzare il popolo”.

E la forza “contro il Grande Accusatore è la preghiera, quella di Gesù su di lui e quella propria”.

E sempre ai Vescovi, Papa Francesco ha raccomandato di essere “vicini al popolo di Dio, senza andare verso una vita aristocratica” che toglie la loro “unzione” e senza fare l’ “arrampicatore” o “cercare rifugio dai potenti e dalle élites”.

Ce n’è abbastanza per capire il cambiamento di clima rispetto ad un passato non tanto lontano, quando la raccomandazione frequente ed ordinaria rivolta spesso alle anime pie, che  frequentavano abitualmente le chiese,  era quella di “pregare per i sacerdoti”, includendo (forse) indirettamente i Vescovi, ma comunque senza chiaramente mai nominarli,  a parte il ricordo rituale del proprio Vescovo  nella Messa,  per sottolineare soprattutto lo spirito di comunione, davvero sempre tanto necessario.

La preghiera sollecitata in questo momento invece è proprio per i Vescovi.  Un invito rivolto a tutti e con insistenza, nel contesto delle numerose fragilità che l’Accusatore di cui si parla nell’Apocalisse,  mette in luce e l’odierna  cultura mass-mediale dilata.

Notizie tutte che rimbalzano anche a Caltagirone, dove si sta concludendo un Corso di esercizi spirituali.

E spesso  in questi giorni è risuonato  il richiamo  all’immagine paolina del tesoro prezioso conservato in fragili vasi di creta. Cioè della potenza della grazia che, malgrado tutto,  agisce nella debolezza umana del ministero affidato ad uomini, con tutte le loro fragilità, umane debolezze  e peccati. E proprio nella debolezza umana risalta la potenza della grazia che il Risorto riversa sulla Chiesa, struttura umana  e divina ad un tempo.

A  Caltagirone  nella Villa Sturzo un nutrito  gruppo di sacerdoti agrigentini, accogliendo l’invito del vicario per la ministerialità don Leo Argento, riflette tra l’altro, anche su questo tema della debolezza,  in un corso di esercizi spirituali sulle lettere di S. Paolo.

E l’immagine del vaso di creta che contiene un tesoro prezioso, è di fondamentale importanza  nel pensiero dell’apostolo delle genti, ed è come il filo rosso che accompagna il contenuto delle sue lettere. Come opportunamente tiene  a sottolineare il predicatore invitato, che è  un esperto del pensiero paolino,  cioè don Antonio Pitta, docente di Nuovo Testamento alla Pontificia Università Gregoriana.

Una terra quella calatina,  sicuramente aliena da spiritualità disincarnata e  che anzi storicamente è proprio impregnata di spiritualità concreta; e che quindi   si presta più facilmente, anche nell’aria che si respira,   ad un certo tipo di riflessioni e discussioni che hanno impatto con la realtà, anche del particolare momento.

Perché quella di Caltagirone è la città natale  e poi segnata dalla presenza di un uomo e sacerdote di valore, come don Luigi Sturzo, che per incarnare nel sociale la sua fede, alla luce della DSC, ha dovuto affrontare tante difficoltà e persecuzioni, costretto pure durante il fascismo a vivere in esilio, prima a Londra e poi negli Stati Uniti.

Don Sturzo, fondatore del popolarismo, che, da sacerdote e non da politico – come teneva a precisare –  ha messo alla base della sua visione della società  la centralità della persona e non delle masse, insegna che in politica  a scegliere deve  essere l’individuo seguendo la propria coscienza, non  la Chiesa.

Il Movimento politico da lui fondato  perciò  nasce come aconfessionale, per educare al dovere sociale della partecipazione alla vita pubblica come atto d’amore alla collettività e dovere per ogni cittadino, nella visione che  la religione può influenzare, ma non imporre poi la scelta politica nel segreto dell’urna.

Diego Acquisto

20-9-2018

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More