“Monogamy is the new fascism”. Un Vescovo chiarisce, invitando a ragionare senza condizionamenti ideologici

“Monogamy is the new fascism”. Così ha scritto qualcuno sui muri di un quartiere romano: il matrimonio tra un solo uomo e una sola donna dunque sarebbe fascismo, anzi la nuova edizione del fascismo. Che dire? Questo modo di ragionare dimostra ignoranza storica e culturale e rivela la grande confusione che regna dappertutto. Ignoranza e qualunquismo vanno a braccetto e sono terreno fertile per chi odia la libertà di pensiero e ha paura del confronto culturale, sociale e religioso. Anche da questo nasce l’accelerazione pericolosa degli scontri e della violenza che registra la cronaca quotidiana, non solo verbale. Chi sono i fautori di questa cultura? Siamo un po’ tutti perché in maniera insensibile ci lasciamo condurre da forze incontrollate che, in nome dei diritti individuali, sono capaci di trasformarci in persone intolleranti dell’opinione altrui.

Basta seguire i social, evidente teatro di quest’imbarbarimento del dialogo che si tramuta troppo spesso in ferocia incontrollata. Far girare questo post: “Dio patria famiglia che vita de m….”, che cosa produce se non risentimento e rigetto, oltre a mostrare scarso rispetto verso la più gran parte delle famiglie che vivono di questi valori? Se io affermo, e lo faccio senza paura, che la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna è la culla naturale della vita, sarei retrogrado, fascista e clericale mentalmente chiuso, peggio ancora omofobo? Pazienza, si pensi quel che si vuole, ma io mi dichiaro strenuo sostenitore di questa “famiglia di m…”, pur conoscendo le complicazioni della vita familiare oggi e cercando di accompagnare con rispetto e comprensione tante famiglie ferite o frantumate (coppie scoppiate, padri separati, donne abbandonate, figli senza riferimenti parentali, separazioni e divorzi, relazioni fra omosessuali, convivenze ecc. ).

Non difendo la famiglia per ragioni di fede cristiana, ma anzitutto per consapevolezza umana e osservazione della società. Gli occhi vanno tenuti sempre aperti e non posso non vedere quindi che, grazie alle scelte dei politici che ci governano da anni, l’Italia sta per diventare una triste riserva di anziani, una enorme casa di riposo, mentre in altri Paesi anche europei c’è al contrario il baby boom. Dove sono in atto politiche familiari che privilegiano le famiglia, i risultati si vedono e il “futuro” è speranza; laddove invece, come in Italia, la famiglia con 3, 4, 5 , 6 e più figli viene penalizzata e usufruiscono di maggiori agevolazioni fiscali i conviventi e le coppie omosessuali, l’avvenire non è altrettanto carico di promesse. Ma allora è proprio vero che la famiglia cosiddetta tradizionale è roba da fascisti, cioè di destra, o da cattolici retrogradi e ottusi di mente? Non credo sia così: la famiglia è patrimonio dell’intera umanità e con tutte le sue problematiche costituisce il punto di partenza per dar vita a un popolo coeso, fraterno e solidale.

Della famiglia monogamia si parla s Verona in occasione dell’incontro mondiale, al quale purtroppo non posso partecipare, ma che ha la mia vicinanza cordiale e spiritale. Da qualche tempo contro questo evento si è scatenato l’inferno sui social con attacchi incomprensibili e colossali fake news. Mi sono detto: “ma se fosse un gay pride e altre manifestazioni di genere con patrocinio dello Stato come la teoria del gender e l’omofobia nelle scuole, ci sarebbe tutto questo attacco mediatico”? Dopo aver letto dichiarazioni di questo tipo: “a Verona c’è un congresso dove si parla della donna come quella che deve stare a casa a fare i servizi, della donna come essere inferiore all’uomo” e per questo “non può assolutamente ricevere il patrocinio di Palazzo Chigi”, sono andato a verificare e ho capito che l’onorevole personaggio istituzionale stava forse dicendo, spero senza saperlo, una fake news.

A Verona si parla di vita, famiglia e di educazione perché aver paura del confronto? C’è sempre il rischio di strumentalizzazioni quando temi di così vitale interesse vengono contaminati da ideologie e preconcetti; il dialogo però è ossigeno che fa crescere la democrazia nel rispetto di tutti. Peccato quindi che non si colga quest’opportunità per un confronto libero tra visioni diverse e persino contrapposte perché alla fine, se si è in buona fede, il confronto serve alla causa del bene di tutti.

Agli organizzatori e ai partecipanti al congresso di Verona vorrei dire: siate contenti di essere così attaccati perché vuol dire che state facendo qualcosa di importante e di interessante altrimenti chi starebbe a preoccuparsi del vostro meeting? Non mollate e andate avanti senza essere né mostrarvi integralisti e chiusi al dialogo. Chi vi combatte, usa talora argomenti che denotano scarsa conoscenza e attaccano senza sapere perché, mentre altri lo sanno molto bene e temono la forza della verità.

Nella dominante “cultura dello scarto” il nucleo familiare costituisce la cellula più debole e indifesa della società. Giovanni Paolo II ripeteva che la famiglia fondata sul matrimonio è l’ultimo baluardo a difesa della civiltà occidentale che ha radici cristiane, ebraiche e musulmane; queste sue parole sono diventate stimolo a lavorare per impedirne il tracollo. A Verona immagino ci sarà spazio per conoscere esperienze straordinarie di vita familiare e per mostrare il volto felice della famiglia che conosce il sacrificio e la gioia del dono, valori umani ed evangelici.

La crisi antropologica della famiglia, le separazioni e le convivenze, il ritorno della poligamia sotto nuove forme, il tema delle unioni omosessuali, le problematiche del divorzio, dell’aborto dell’eutanasia, la manipolazione genetica, la sofferenza di figli che pagano le scelte dei genitori che si separano, la solitudine degli anziani, la famiglia come sostegno dell’economia del Paese e non come un peso, il ruolo della donna oggi. Su questi temi sarebbe utile un dibattito ampio e documentato superando la tentazione dei facili slogan cui ci abitua l’attuale stagione della politica.

Ai violenti critici di questo incontro mondiale, che fa dell’Italia una tribuna di riflessione fra diverse culture, soprattutto a chi per principio avversa questa manifestazione perché ritenuta di destra, mi piacerebbe poter dire: Perché non andate ad ascoltare e a confrontarvi? Chi crede che a Verona si proporrà la visione della donna in famiglia come serva succube del maschio lo vada a proclamare con forza come principio acquisito di civiltà. Si vada a parlare del diritto delle donne, delle mamme a gestire la loro carriera con flessibilità, avendo la possibilità di allentare l’impegno al lavoro in un periodo e poi essere più presente nelle fasi della vita dei figli senza pagare essere penalizzate. Questa e ben altre questioni interessano oggi le nostre famiglie che costituiscono la risorsa base d’ogni società. Prego e faccio pregare per questo incontro mondiale perché credo che il tema della vita, famiglia ed educazione sia di capitale importanza per il futuro dell’umanità. Il calo demografico è stato definito la bomba atomica che preannuncia la distruzione della nostra società: svegliamoci e facciamo qualcosa di concreto. C’è sete di famiglia e ambienti favorevoli alla natalità e alla educazione dei figli: sono proprio loro, i figli e quindi le famiglie, il futuro.

+ Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno

29 – marzo – 2019

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