L’obbedienza alla verità…primo vero dovere

Dalla prima lettera di san Pietro, apostolo          1, 22-2, 10——La vita dei figli di Dio

Carissimi,  dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità, per  amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore,  gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme  corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna.  Poiché

tutti i mortali sono come l’erba

e ogni loro splendore è come fiore d’erba.

L’erba inaridisce, i fiori cadono,

ma la parola del Signore rimane in eterno (Is 40, 6-8).

E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato.

Deposta  dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni  maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale,  per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato  come è buono il Signore (Sal 33, 9). Stringendovi a lui, pietra viva,  rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi  venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio  spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali  graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella  Scrittura:

Ecco io pongo in Sion

una pietra angolare, scelta, preziosa

e chi crede in essa non resterà confuso (Is 28, 16).

Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli

la pietra che i costruttori hanno scartato

è divenuta la pietra angolare,

sasso d’inciampo e pietra di scandalo (Sal 117, 22).

Loro  v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati  destinati. Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la  nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le  opere meravigliose (Es 19, 6; Is 43, 20. 21) di lui che vi ha chiamato  dalle tenebre alla sua ammirabile luce; voi, che un tempo eravate  non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi  dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia (Os 1, 6. 9).

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Dai «Discorsi» di sant’Anastasio (295-373), vescovo di Antiochia

Cristo doveva patire e così entrare nella sua gloria

Cristo,  dopo aver mostrato con l’insegnamento e con le sue opere di essere il  vero Dio e il Signore dell’universo, mentre stava per recarsi a  Gerusalemme diceva ai suoi discepoli: Ecco stiamo salendo a Gerusalemme e  il Figlio dell’uomo verrà dato in mano ai pagani, ai sommi sacerdoti e  agli scribi per esser flagellato, vilipeso e crocifisso (cfr. Mt 20,  18-19). Diceva che queste cose erano conformi alle predizioni dei  profeti, i quali avevano preannunziato la sua morte, che doveva avvenire  in Gerusalemme. Avendo pertanto la Sacra Scrittura predetto fin dal  principio la morte di Cristo e la sua passione prima della morte,  predice ancora ciò che accadde al suo corpo dopo la morte. Afferma però  anche che, come Dio, era impassibile e immortale.

Osservando la  verità dell’incarnazione, ne deduciamo i motivi per proclamare  rettamente e giustamente l’una e l’altra cosa, cioè la passione e  l’impassibilità. Il motivo per cui il Verbo di Dio, impassibile in se  stesso, sostenne la passione era che l’uomo non poteva essere salvato in  altro modo. Egli lo sapeva bene e con lui anche coloro ai quali volle  manifestarlo. Il Verbo, infatti, conosce tutto del Padre, come lo  «Spirito ne scruta le profondità» (1 Cor 2, 10) cioè i misteri  impenetrabili.

Era davvero necessario che Cristo soffrisse, e non  poteva non farlo, come egli stesso affermò. Per questo chiamò stolti e  tardi di mente quanti ignoravano che Cristo doveva in tal modo soffrire  ed entrare nella sua gloria. Egli venne per la salvezza del suo popolo.  Per lui si privò, in un certo senso, di quella gloria che possedeva  presso il Padre prima che il mondo fosse. La salvezza era l’evento che  doveva maturare attraverso la passione dell’autore della vita. Lo  insegna san Paolo: Egli è l’autore della vita, reso perfetto mediante le  sofferenze (cfr. Eb 2, 10). La gloria di Unigenito, poi, che egli aveva  abbandonato per noi, gli venne restituita per mezzo della croce, nella  carne che aveva assunta. Dice infatti san Giovanni nel suo vangelo,  quando spiega quale fosse l’acqua di cui parlò il Salvatore: Scorrerà  come fiume dal seno di chi crede. Questo disse riferendosi allo Spirito  che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo  Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato (Gv 7, 38-39), e  chiama gloria la morte in croce. Perciò il Signore, mentre innalzava  preghiere prima di subire la croce, supplicava il Padre di essere  glorificato con quella gloria che aveva presso di lui, prima che il  mondo esistesse.

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