L’impatto nel sociale del Vangelo di questa domenica XXXII del T.O. – Mc. 12,38-44

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Mentre in Italia la politica si agita e polemizza anche aspramente sulle decisioni tecnico-politiche da prendere  per la Legge di Bilancio del prossimo anno, il Vangelo di questa domenica  11 novembre pone al centro dell’attenzione il comportamento  degli uomini di potere del tempo di Gesù, che critica il sistema. Un sistema che favoriva la possibilità  di pensare  solo a se stessi, non mettendo minimamente in discussione  la situazione di comodo e privilegio in cui ci si trovava, anche a costo  “di divorare le case delle vedove.

Come la vedova del Vangelo di oggi che senza rabbia, né ostentazione offre al Tempio tutto quello che ha.

Una vedova che – (come fa notare qualche esegeta che invita e riflettere bene ed uscire fuori dal coro) – non viene lodata da Gesù ma compianta, perché al di là delle sue ottime qualità interiori di mente e di cuore, è  vittima di un sistema oggettivamente  ingiusto ed oppressivo, verso cui proprio in questo caso  è concentrata prioritariamente l’attenzione di Gesù.

Questa delle vedove una categoria  chiaramente allora considerata la più bassa nella scala sociale; una categoria  sfruttata,  disagiata, senza appoggio alcuno e senza risorse, davvero povera, senza entrate e senza garanzie.

L’attuale dibattito politico, nella situazione in cui è precipitata via via  l’Italia nell’ultimo decennio,  ci pare  imperniato sostanzialmente sul dilemma se dare priorità alla stabilità finanziaria o a quella sociale.

La situazione sociale notevolmente e negativamente scossa in questi ultimi  dieci anni, è stata messa a nudo dalle statistiche che hanno  rilevato anche recentemente, che in Italia la povertà si è quasi triplicata. Una  situazione di vero e proprio allarmante  disagio.

Lo abbiamo già denunciato e ci pare  incredibilmente necessario ancora dirlo, che  sorprende  davvero che nell’attuale dibattito proprio i responsabili dei Partiti politici che si sono avvicendati  al Governo in quest’ultimo decennio, adesso all’opposizione, di tutto parlano, tranne che proprio di efficaci e urgenti  misure  per – quanto meno – avviare a ridurre, se non di colpo  eliminare, diseguaglianze, povertà e privilegi della casta.

In questo scenario socio-politico non sembra davvero insensata la scelta prioritaria della stabilità sociale su quella finanziaria, per la centralità che l’uomo e la persona  devono sempre avere, come non manca mai di ricordare  Papa Francesco.

Ricordiamo che il governo  Monti (scelto dal Presidente Napolitano chiamato spesso “re Giorgio”),  in carica dal  novembre 2011 all’aprile  2013, in un momento difficile, scelse la stabilità finanziaria, con il rigore dei  provvedimenti  noti che suscitarono lo sdegno in coscienza del Ministro in carica; che –  (ricordiamo tutti quella scena ! ) – davanti all’impassibilità del Capo,  dimostrò almeno con le pubbliche lacrime, la  dignità  della sua vergogna. Fu infatti varata e resa esecutiva con tutte le firme necessarie,  nel giro di pochissimi giorni, forse proprio quante le dita di una mano,  una serie di riforme “lacrime e sangue”  che aumentarono subito la tassazione di  una somma enorme, forse sui 20 miliardi di euro.

Per la  gravità di quel momento si disse che i tecnici “dovettero deliberare” riforme altamente impopolari, che  colpirono però prevalentemente, se non esclusivamente,  il ceto medio e la povera gente.  Per avere un’idea di quello che è successo ed ancora va succedendo, per fare un esempio, anche il settimanale cattolico agrigentino “L’Amico del popolo”, in uno degli ultimi numeri, in prima pagia, a caratteri cubitali, titolava ” In un anno la provincia  ha “perso” 1.612 abitanti”.

Non si capì allora e non si  riesce a capire  ancora, perché  Monti ed i suoi Ministri, da esperti di economia,  non dovessero  tentare di  raggiungere lo stesso effetto per salvare la situazione,  in maniera  completamente diversa, evitando quei disastri che non era difficile  capire e che le lacrime della Fornero evidenziavano.

Il  rigore adesso, come allora e forse più,  richiesto dall’UE nell’attuale situazione di disagio ed aumentata povertà,  e dopo l’esito del voto del 4 marzo u.s.,  dall’attuale Ministro delle finanze viene  giudicato un suicidio.

Si tratta del ministro Tria che, a nome del Governo,  proprio ieri sulla manovra finanziaria  ha dichiarato che  ne sarebbe servita una “ancora più incisiva, ma abbiamo dovuto trovare un corretto bilanciamento tra la stabilità finanziaria e quella sociale, entrambe necessarie.

Il Vangelo ci ricorda sempre che la fede non è mai solo una relazione personale con Dio, ma ha sempre una relazione anche sociale, che impone al credente impegnato in politica una trasformazione delle relazioni e strutture. Assumendosi  la responsabilità di “processi di cambiamento rivoluzionario”, come direbbe Papa Francesco. E  come il Vangelo sa ispirare.

Diego Acquisto

 

 

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