Una lettera aperta alla cittadinanza che ha fatto molto discutere… a proposito di FUNERALI

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27-04-2012  ore 16,40

A breve il Consiglio Comunale di Favara potrebbe essere chiamato a revocare l’Ordinanza Sindacale del 25-10-1973 n° 116. Ciò in conseguenza della Nota protocollo N.725/2011 del 2 novembre 2011, del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha disposto che dal prossimo 2 novembre 2012 diventi obbligatoria per tutta l’Italia la seconda versione della edizione tipica del Rito delle Esequie. Dove, – come comunica il vicario foraneo don Mimmo Zambito – tra le diverse disposizioni ce n’è una “che più riguarda i fedeli cristiani di Favara”.… Che è la seguente: “dal 2 novembre 2012 è proibita in tutta l’Italia la Celebrazione del funerale presente cadavere nella Cappella del Cimitero”.

La storia è fatta di corsi e ricorsi e quindi i funerali, con la presenza della salma del defunto, anche a Favara dopo 40 anni, torneranno ad essere celebrati nelle varie chiese parrocchiali della città.

 Le motivazioni per una così cogente decisione non mancano e don Mimmo, definendo fuori della “normalità” la situazione pastorale favarese, le sintetizza in poche righe: “La consuetudine – normale per tutta l’Italia ma disattesa nella nostra città – ha sinora previsto e prevede che lo svolgimento del funerale avvenga con la celebrazione della Messa nella Chiesa parrocchiale, dove il fedele defunto risiedeva. Nella parrocchia si è generati alla fede; nella Parrocchia, ogni domenica, si è nutriti del sacramento pasquale; nella Parrocchia, si prega per il defunto e la famiglia con la comunità celebra in Gesù morto e risorto”.

Nulla da osservare. Anzi ….. validissime motivazioni di oggi, ma non solo … e  di cui, bisogna non dubitare che sicuramente è stato tenuto conto anche dagli operatori pastorali di ieri, chierici e laici….

Perché don Mimmo aggiunge : “Della disobbedienza alla legge della Chiesa di celebrare i funerali nella Parrocchia, perpetrata da quasi quaranta anni, siamo stati artefici soprattutto noi presbiteri: ne chiediamo perdono a Dio e a tutti i fedeli. Per amore di verità, alla errata decisione concorse anche l’insistenza del popolo favarese che voleva celebrare i funerali esclusivamente in Madrice.”

Senza volere minimamente sottrarmi alla richiesta di perdono a Dio (anzi!) e quando è necessario anche ai fratelli, mi permetto di ricordare a me ed a quanti mi leggeranno, alcuni principi fondamentali: 1- bisogna giudicare cercando sempre di calarsi nelle particolari situazioni socio-ambientali del tempo, perché le scelte si fanno sempre in situazione, puntando al maggior bene o al minor male; 2- bisogna avere il coraggio di riconoscere eventuali limiti, fragilità ed errori commessi, ognuno per la sua parte e nel suo ruolo, tutti, laici e chierici.

Premesso quanto sopra, “per amore di verità”  e solo per questo, devo precisare che io sono uno dei pochissimi firmatari di quell’accordo, ancora in vita, assieme a don Pietro Profeta , a don Giuseppe Veneziano e don Angelo Butera ( quest’ultimi due in atto parroci ad Aragona);  tutti gli altri, figure veramente esemplari, dei quali io conservo gelosamente grande stima e gratitudine, cioè don Calogero Gariboli, don Antonio Sferrazza, don Giuseppe Arcieri, don Calogero Vullo, don Raimondo  Vassallo, sono passati a miglior vita. Personalmente  avverto come grave il dovere di portare a conoscenza alcune valutazioni che, allora, Presbiteri e laici, allora investiti di pubbliche responsabilità, come Consiglieri Comunali ed Amministratori, abbiamo unanimemente condiviso, pervenendo alla decisione concordata.

Evito di attingere a mie opinioni, e mi servo di documenti ufficiali in mio possesso, nella mia qualità, allora, giovane presbitero, di avere, tra altre incombenze pastorali, anche il ruolo di segretario del Presbiterio locale.

Nella lettera dell’Amministrazione Comunale, Assessorato alla P.U. e Annona, a firma del compianto dott. Pietro La Russa, del 20.10.1973, N. di Prot. 14451, si faceva notare subito all’inizio che si apprendevano “con compiacimento le innovazioni tendenti a risolvere il problema dei funerali della Chiesa Madre”; un problema – si precisava – “che grava non solo sulle parrocchie e i parroci, ma sulla cittadinanza tutta”.

Una considerazione che fa capire quanto il problema fosse avvertito e, in quei giorni, alla ribalta dell’opinione pubblica per via di un manifesto fatto affiggere qualche giorno prima dall’arciprete Gariboli in data 18 ottobre, in cui si stabiliva che a partire dal prossimo primo novembre in Matrice non si sarebbero più accettati defunti di altre parrocchie e che anzi quelli della Matrice si sarebbero svolti nella Chiesa del Purgatorio. Il vivo compiacimento dell’Amministrazione era per il fatto che il problema veniva ufficialmente posto e si capiva che si era aperti alle innovazioni, su cui invece una certa fascia di cittadini e di fedeli, considerati tradizionalisti ad ogni costo, non voleva assolutamente nemmeno discutere. In relazione ai problemi sul tappeto, la parte sicuramente maggioritaria e/o comunque non indifferente e qualitativamente migliore, giudicata perciò dal Clero e dalle Autorità più responsabile, si mostrava aperta al dialogo e quindi propensa a ragionevoli innovazioni.

Per quanto riguarda i problemi del tempo, mi limito a trascrivere alcuni passaggi della citata lettera, senza fare alcun commento:

“…assistiamo tutti impotenti allo spettacolo deprimente, degno solo di un popolo primitivo, che ci si presenta in occasione di funerali in tutte le parrocchie…che si trasformano periodicamente in tristi depositi di cadaveri, non di rado esalanti inevitabili odori di putrefazione; alla confusione e al disordine che hanno origine dalla affannosa ricerca di una stretta di mano ai congiunti del morto, e poi alla sfilata di quel numero di macchine (più o meno elevato a seconda dell’importanza del morto e della sua famiglia) ognuna delle quali deve essere necessariamente caricata di spettacolare corona…..il disagio che deriva da tutto questo alla cittadinanza tutta, all’operaio, al commerciante, al professionista, alla donna di casa, è risaputo e non ha bisogno di particolari commenti….”

Mi pare che ce ne sia abbastanza per capire in quale situazione fu presa quella decisione da parte del Clero, sollecitato dalla Civica Amministrazione, che poi, ricevuto un placet firmato da tutti, produsse l’Ordinanza Sindacale n.116, citata all’inizio, che ora dovrebbe essere revocata.

Certamente la situazione di Favara non è più quella di 40 anni fa e quella decisione, pur discutibile, ha sicuramente favorito, oltre all’eliminazione di tanti abusi, anche la maturazione di una nuova sensibilità umana e culturale verso la gestione dei funerali…una maturazione che adesso può anche consentire una diversa impostazione pastorale “uniforme” anche a Favara. Ma bisogna essere molto attenti e vigilanti….perché alcuni gravi problemi potrebbero riproporsi ed altri anche, per le mutate situazioni, aggiungersi ….non esclusi alcuni privilegi e disparità di trattamento….e poi il tracciato dei vari percorsi funebri….con le criticità proprie di oggi…in cui le strade sono meno percorribili di allora e gli autoveicoli più che raddoppiati….

Per riflettere e valutare meglio le cose, può servire anche questo mio scritto, che ha voluto pure cogliere lo spirito e la lettera della lunga, pregevole           “Bozza” inviata da don Mimmo Zambito, al quale fraternamente riconosco impegno e zelo, per riproporre, discutere e riflettere su un problema di rilevante valenza, sotto tutti i punti di vista, come quello dei funerali, per Favara sempre “vexata quaestio”.

Sperando di avere reso un piccolo servizio ai confratelli parroci, agli operatori pastorali ed alla collettività tutta, sono lieto di porgere a tutti saluti e cordialità .

Favara 27.04.2012

Sac. Diego Acquisto

Parroco di S. Vito


Nota di don Mimmo Zambito del 26-04-2012 

Se Cristo non è risorto è vuota la nostra fede dal 2 novembre 2012 torniamo a celebrare il funerale nella parrocchia di residenza

          Con protocollo N.725/2011 del 2 novembre 2011, il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana,  ha disposto che dal prossimo 2 novembre 2012 diventi obbligatoria per tutta l’Italia la seconda versione della edizione tipica del Rito delle Esequie.

Col Rito delle Esequie non si intende soltanto il Funerale, ma tutto ciò che accompagna la morte di fedeli in Cristo: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la chiusura della bara, la aspersione (benedizione) della bara all’ingresso in Chiesa, ecc.

La disposizione che più riguarda i fedeli cristiani di Favara è la seguente: dal 2 novembre 2012 è proibita in tutta l’Italia la Celebrazione del funerale presente cadavere nella Cappella del Cimitero.

La consuetudine – normale per tutta l’Italia ma disattesa nella nostra città – ha sinora previsto e prevede che lo svolgimento del funerale avvenga con la celebrazione della Messa nella Chiesa parrocchiale dove il fedele defunto risiedeva. Nella parrocchia si è generati alla fede; nella Parrocchia, ogni domenica, si è nutriti del sacramento pasquale; nella Parrocchia, si prega per il defunto e la famiglia con la comunità celebra in Gesù morto e risorto.

Della disobbedienza alla legge della Chiesa di celebrare i funerali nella Parrocchia, perpetrata da quasi quaranta anni,  siamo stati artefici soprattutto noi presbiteri: ne chiediamo perdono a Dio e a tutti i fedeli. Per amore di verità, alla errata decisione concorse anche l’insistenza del popolo favarese che voleva celebrare i funerali esclusivamente in Madrice. E’ evidente che né la Madrice né altra parrocchia possano divenire in futuro “Chiesa funeraria” per tutta la città. Come ministri al servizio della vostra fede in Gesù, ci facciamo per primi obbedienti alla legge ecclesiastica del Funerale nella Parrocchia di residenza, e pertanto disponiamo che

 

  1. Sono i parenti del defunto che avvisano il parroco del decesso.
  2. Sono stabiliti giorni e orari certi per la celebrazione dei funerali in tutte le parrocchie: mai di domenica, mai nei festivi (si potrà celebrare il funerale il 26 dicembre, il lunedì di pasqua, 25 aprile, primo maggio, 2 giugno) negli orari così definiti in ragione dell’ora legale (10.00; 11.00; 16.00; 17.00); in ragione dell’ora solare (10.00; 11.00; 15.00; 16.00;). Nei giorni di sabato e prefestivi la celebrazione del funerale non avviene mai oltre le ore 16.00).
  3. Parenti e Parroco scelgono l’orario in ragione delle altre celebrazioni e delle altre attività eventualmente già previste nella Chiesa parrocchiale. Nella stessa Chiesa parrocchiale, possono celebrarsi più funerali di fedeli residenti/abitanti nel territorio della parrocchia.
  4. Deroghe agli orari e alla celebrazione nella parrocchia di residenza o del decesso: nel caso di  PIU’ FUNERALI O CONTEMPORANEITA’ delle esequie con altre attività già disposti IN PARROCCHIA – Il parroco proprio del defunto con i parenti dello stesso, potranno – col consenso del parroco che riceve il defunto – stabilire che le esequie vengano celebrate in un’altra parrocchia.
  5. UN SOLO FUNERALE DA FUORI PARROCCHIA A SETTIMANA – Ciascuna parrocchia non potrà accogliere più di un funerale a settimana di fedeli residenti o deceduti in altra parrocchia.
  6. Alla celebrazione del Funerale in Chiesa, secondo la disposizione dell’Arcivescovo di Agrigento, non sarà possibile effettuare le condoglianza, cioè non è possibile stringere la mano ai parenti dolenti.
  7. Non potranno fare ingresso alla celebrazione del funerale in Chiesa i cosiddetti apparati esteriori (stoffe, ceri e drappi; foto, poster, quadri; sciarpe sportive, esecuzioni musicali o canti estranei alla liturgia, video, ecc.) così come composizioni floreali oltre al “cuscino” sopra la bara. Gli apparati esterni in Chiesa sono proibiti perché la Comunità Cristiana che celebra la Messa non fa distinzione alcuna di persone private o di condizioni sociali, né può utilizzare la Messa per altre manifestazioni di cordoglio.
  8. Coloro che volessero esprimere brevi parole di “cristiano cordoglio” secondo la disposizione liturgica, concordino il testo col sacerdote celebrante e mai lo pronuncino dall’Ambone, dove si proclama solo la Parola di Dio e l’Omelia.
  9. In occasione del funerale nella parrocchia e nella sua prossimità – tipo dentro i cancelli – è consentita esclusivamente la raccolta del “fiore che non marcisce”, secondo le modalità consuete e per come stabilisce l’Arcivescovo di Agrigento.

 

         Al riguardo delle motivazioni della celebrazione delle esequie e della testimonianza di fede; degli uffici e dei ministeri verso i defunti e i loro familiari, per il progresso della fede in Cristo e la conversione nostra e di tutti i fedeli, vi comunichiamo inoltre quanto segue:    

 

  1. Credo la risurrezione dei morti

La risurrezione di Gesù Cristo è il nucleo e il centro della nostra fede. Come insegna con forza l’Apostolo Paolo: «Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15, 14). I riti delle esequie cristiane, lo spirito di fede e di speranza che le anima sono da vivere e da comprendere nell’ottica della Pasqua del Signore. Illuminati dal suo mistero, i cristiani sono invitati ad affrontare la propria morte e quella dei loro cari non solo come una  scomparsa e una perdita, ma come un passaggio, un vero e proprio esodo da questo mondo al Padre, verso il compimento definitivo e pieno, nell’attesa del giorno ultimo in cui tutti i morti risorgeranno (cf. 1Cor 15, 52). Nella morte di ogni uomo si realizza infatti una misteriosa comunione con la Pasqua di Gesù Cristo, che risorgendo dai morti «ha distrutto la morte» (2Tm 1, 10). Coloro che con il Battesimo sono già stati uniti alla vittoria di Cristo sulla morte, per camminare in una vita nuova (cf. Rm 6, 3-5), nella loro morte corporale portano a termine il cammino di incorporazione a Cristo, e a lui vengono affidati per divenire pienamente partecipi della risurrezione, nella certezza che nulla «potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8, 39). A questa grande verità mirano i riti cristiani delle esequie, i quali accompagnano i tempi e i luoghi  dell’esperienza della morte di ciascun fedele e confessano attraverso gesti e parole l’articolo di fede: «Credo la risurrezione della carne».

La fede cristiana è fede in Gesù risorto dai morti o non è fede cristiana. E nella professione di questa fede tutti dobbiamo maturare, consapevoli che per alcuni aspetti della cultura e del vivere sociale delle famiglie del popolo favarese, siamo rimasti indifferenti se non ostili alla grazia del Vangelo di Gesù: del vivere la vita buona e come buoni morire in Cristo crocifisso e risorto.

         La Comunità Cristiana con i familiari del battezzato defunto con le esequie (non solo con il funerale) questa fede proclama in luoghi e tempi adeguati, con ministeri idonei, con preghiere e canti opportuni.

 

  1. Ripristinare il funerale in parrocchia come segno per ripristinare una fede più grande.

La Conferenza Episcopale Italiana già nel 1974 e ultimamente in quest’anno  ha pubblicato il Rito delle esequie per rispondere alla diffusa esigenza di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti, attestati anche nel nostro contesto favarese.  Le famiglie di Favara e l’intera comunità vivono intensamente l’esperienza della morte e del distacco, soprattutto quando ciò avviene in maniera tragica, repentina, in giovane età. (…) La massiccia partecipazione sociale all’angosciosa esperienza della morte, che reca con sé anche una profonda domanda di prossimità solidale e apre la comunità favarese a un’autentica ricerca di senso, chiede alla Comunità Ecclesiale favarese con il suo presbiterio di (…) proporre un cammino di fede, scandito a tappe mediante celebrazioni comunitarie, per aiutare ad affrontare nella fede e nella speranza l’ora del distacco e a riscoprire il senso cristiano del vivere e del morire. Oggetto pertanto di queste indicazioni pastorali non è solo “la celebrazione del funerale nelle parrocchie di residenza e non più nella Cappella del Cimitero”, ma tutto ciò che nella malattia grave, nel pericolo di morte e nel passaggio da questo mondo a Dio, contraddistingue la fede dei cristiani in Gesù. Nell’agonia, ad esempio, la celebrazione del sacramento Penitenza o Confessione; della Unzione e cura pastorale degli infermi; del Viatico cioè la Comunione Eucaristica di quanti sono in pericolo di morte. E’ sotto gli occhi di tutti che a Favara  è raro che il prete sia chiamato al capezzale del morente. Si priva il morente del conforto della preghiera, della passione di Gesù, della grazia dei sacramenti in ragione di una cultura che – con il comportamento pratico dei parenti che non chiamano il prete – afferma dinanzi alla morte la inutilità della fede in Cristo,morto e risorto. Anche dopo il decesso, è possibile che – preti e laici preparati – possano sostenere i familiari dolenti la preghiera e la Parola di Dio.

 

  • Presenza partecipazione della Comunità Cristiana

I momenti che accompagnano la morte e la sepoltura di un fratello o di una sorella nella fede, la preghiera di suffragio, la partecipazione al dolore dei familiari appartengono all’azione pastorale della Chiesa ed esprimono la premura dell’intera comunità cristiana. La partecipazione della comunità si manifesta in modo peculiare attraverso la presenza del sacerdote e il servizio di ministri che, con particolare sensibilità umana e spirituale e adeguata formazione liturgica, si pongono accanto a chi è stato colpito da un lutto per offrire il conforto della fede e la solidarietà

fraterna. I gesti e le parole del rito che annunciano il Vangelo della speranza possono essere eloquenti per tutti, nella misura in cui sono compiuti in spirito e verità. Dal primo incontro con i parenti dolenti nella casa, luogo della vita e degli affetti familiari del defunto, appresa la notizia della morte, fino alla tumulazione del feretro; con le letture bibliche e i Salmi da leggere e le preghiere da fare in casa del defunto; le nuove melodie per alcune parti della celebrazione del funerale in Parrocchia che, di norma, dovrebbero essere sempre cantate.

 

  1. Formazione dei ministri e cura pastorale delle altre Agenzie coinvolte nella celebrazione delle esequie nelle parrocchie.  La Chiesa, affermando che ogni celebrazione liturgica è il culmine e la fonte del suo agire, al punto che nessun’altra sua azione ne uguaglia l’efficacia (cf. Sacrosanctum Concilium 10), è consapevole che le esequie cristiane costituiscono una situazione particolarmente favorevole per annunciare la morte e la risurrezione del Signore non solo ai credenti ma anche a coloro che non credono. Perché la speranza della risurrezione e la vicinanza della comunità cristiana a chi è toccato dall’evento della morte sia testimoniata secondo le indicazioni del nuovo Rito delle esequie, il Presbiterio della Città di Favara, sentito il Consiglio Pastorale Cittadino,  dispone che prima del 2 novembre 2012 e, possibilmente, almeno un’altra volta all’anno, sia realizzata una serie di due – tre incontri serali per i ministri della musica e del canto che svolgono servizio nella celebrazione del funerale. Poiché essi sono espressione della ministerialità nella Chiesa e stretti collaboratori dell’ordine presbiterale, saranno abilitati e riconosciuti nel loro servizio in ragione della partecipazione attiva ai questi incontri di formazione. Il presbiterio favorirà la partecipazione e pertanto inviterà altri fedeli a farsi ministri con la preghiera   nella casa del defunto. Agli incontri  saranno invitati anche i Responsabili delle Agenzie funebri e della ditte floreali. Madre Teresa prega per noi. 26 aprile 2012, ore 12.00

 

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