La vicenda storica dell’arciprete di Menfi rievocata da don Saverio Taffari

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In preparazione al Natale, a Menfi ma non solo, si  riflette su  qualche infelice pagina di storia.Sul banco degli imputati un’associazione segreta del tempo chiamata “Carboneria”, alias Massoneria, come dimostra documenti alla mano un menfitano-doc, cioè don Saverio Taffari, che dopo avere trascorso alcuni anni da missionario a Vanimo, in Papua-Nuova Guinea,  ed essere stato parroco-arciprete ad Aragona e Canicattì, adesso vive a Menfi, uno dei 43 Comuni della nostra diocesi-provincia,  dove è nato nel 1946, svolgendo azione pastorale anche a Sciacca ed a livello diocesano-regionale come assistente spirituale dei familiari del clero.

La sua accusa è  alla Carboneria-Massoneria menfitana del tempo di avere ingiustamente calunniato il rev. arciprete don Luigi Bivona (Menfi 1806 – Roma1876). Che,  dotato di eccezionali talenti culturali e spirituali,  dopo la sua ordinazione  come prete diocesano nel settembre 1829, nominato arciprete nel 1830, dopo 13 anni di fecondo e zelante apostolato, sentendosi ingiustamente calunniato, rifiuta di difendersi e nel 1843 lascia volontariamente ed improvvisamente Menfi. E , dopo avere trascorso un periodo tra i Padri Redentoristi di Sciacca,  da redentorista  si trasferisce a Roma, dove conclude la sua vita.

Un’accusa ingiusta ed infondata, costruita  e diffusa anche con un libello infamante. Un’accusa che un’apposita Commissione nominata dalla legittima autorità giudicava poi assolutamente destituita di fondamento; per cui per decreto il libello fu pubblicamente bruciato con la seguente motivazione:“per non lasciare ai posteri neppure l’ombra dell’infamia contro un santo sacerdote”.

Si fa notare  che, dopo le conclusioni della Commissione, si volle addirittura fare una pubblica festa  “a vituperio dei carbonari menficesi”. Ma alla festa mancava il festeggiato, cioé don Luigi Bivona,  che allontanatosi volontariamente da Menfi aveva chiuso la sua  “luminosa e santa carriera  come sacerdote secolare e ne aveva cominciato una più luminosa e meritoria di religioso-redentorista”.

Tutta una storia  questa di don Luigi Bivona, che don Saverio Taffari sta facendo conoscere a Menfi diffondendo a piene mani,  in lungo ed in largo,  un libretto sull’argomento; così come ha fatto con tutti i presbiteri e diaconi agrigentini nell’ultimo ritiro diocesano dei giorni scorsi.

Una storia emblematica,  che può offrire utili spunti di riflessione pure ai giorni nostri anche in questa terra agrigentina, che sicuramente non è immune da fake news, cioè notizie false,  frutto di  informazioni  distorte, ingannevoli e magari del tutto inventate.

E precisato questo, naturalmente, nessuno vuole dire  che bisogna  chiudere gli occhi!  Anzi aprirli ancora di più e meglio,  usando tutta  quella prudenza e saggezza necessaria per  sapere capire e discernere.

E proprio contestualmente al nostro ritiro diocesano, in cui  preti e diaconi agrigentini venivamo a conoscere la triste storia  dell’arciprete don Luigi  Bivona, Papa Francesco, in Vaticano rivolgendo gli auguri  natalizi alla Curia romana, affrontava proprio anche i temi più scabrosi di casi accertati di pedofilia da parte di ecclesiastici, ribadendo la linea della tolleranza-zero.

Un intervento coraggioso a tutto campo, così come nello stile di questo Papa, che,  nell’occasione tra l’altro  ha detto: “l’esempio eroico dei martiri e dei numerosissimi buoni samaritani, ossia dei giovani, delle famiglie, dei movimenti caritativi e di volontariato e di tanti fedeli e consacrati, non ci fa scordare la contro-testimonianza e gli scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa“.

Diego Acquisto

 

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