La QUARESIMA nell’Omelia a Cattolica Eraclea di don Alessandro Damiano, arcivescovo coadiutore di Agrigento

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“La Quaresima, ha detto don Alessandro nell’omelia, è tempo privilegiato dell’anno; è innanzitutto un cammino di conversione personale e interiore che certamente si manifesta poi nel cammino comunitario.
Le indicazioni di questo cammino – ha proseguito – sono quelle che conosciamo ma che sempre dobbiamo rinnovare nella nostra vita: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Queste sono le vie maestre della Quaresima così come ce le insegna il Vangelo.
A causa della pandemia viviamo già un tempo difficile, le mascherine che indossiamo ce lo ricordano, impegnati nella salvaguardia e la custodia della salute reciproca , nelle conseguenze anche economiche, non solo dei grandi sistemi, ma delle nostre piccole attività che annaspano.
Dentro questo tempo, (guai a sfuggire dalla storia!) ha detto ai presenti – dobbiamo chiederci: in questi 40 giorni che cosa significa per me oggi la via del digiuno, dell’elemosina e della preghiera . Io penso che potremmo assommarle in un’unica parola: uno stile di vita.
La Quaresima – ha ricordato ai presenti – ci richiama verificare il nostro stile di vita, dove è stile di vita è il modo di pensare, il modo di servire e quindi il modo di agire.
Questo stile – ha chiesto non Alessandro – a che fare con il Vangelo? Ogni cammino di conversione – ha proseguito – è un cammino verso la verità che non è un valore astratto ma per noi battezzati è una persona: Gesù Cristo.
Il cammino quaresimale, allora, deve tenere conto di tutto ciò nella nostra interiorità ma anche nel nostro cammino di condivisione della fede. L’apostolo ci ricorda che “questo è il tempo propizio”. Ogni anno la Chiesa ci dona questo “tempo propizio”, come occasione anche per metterci in discussione.
In uno dei suoi discorsi qualche tempo fa Papa Francesco diceva: “non guardatevi allo specchio”, intendeva dire non fate la contemplazione di voi stessi, guardate l’altro, perché nell’altro vediamo il volto di Cristo. Impegniamo questo tempo di Quaresima – ha esortato i presenti – reinventando nelle nostre vite, chiedendoci: che cosa significa per me oggi digiuno? Da cosa siamo chiamati a digiunare? Non restringiamo – ha detto – il digiuno al solo digiuno alimentare”; senza trascurare questo, ha proposto una forma di digiuno particolare: “forse sarebbe il momento di digiunare un po’ dall’informazione , da quella che non aiuta a capire ma confonde; dove si dice tutto il contrario di tutto.
Un digiuno di informazione – ha precisato – non significa tirarci fuori dalle cose che accadono attorno a noi, ma non lasciarci affannare da tutto questo perché nell’affanno non si riesce a discernere bene.
Ma ancora un digiuno dalle cose materiali che a volte affastellano la nostra vita che fanno perdere le relazioni”.
Ha proposto inoltre, un digiuno dall’uso dei messaggi a favore di una conversazione in più. “Fate sentire – ha chiesto – il suono della voce alla persona cara, la prossimità della voce. Rivediamo il nostro stile secondo la cifra delle digiuno per arrivare a modificarlo a Pasqua per poter dire in quella notte sono morto e rinato in Cristo Signore, assumendo le qualità di Cristo Gesù.
Insomma, ha proseguito, la Quaresima è un tempo di esercizi spirituali che tutti possono fare; non si pone il problema di sanificazione delle palestre, degli ambienti, degli attrezzi… perché è tempo per esercitare il nostro uomo interiore”.
E a proposito della preghiera ha ricordato come essa è, “stare in disparte con Lui, nella “cappella privata” che è dentro di noi… Questo – ha proseguito – è tempo propizio per curare, come faceva Gesù, il rapporto con Dio Padre, che ha mandato il Figlio nel quale siamo diventati figli. Rientriamo – ha ammonito – in noi stessi, nel nostro mondo interiore dove siamo soli con Dio il quale ci ripete: fa il bene fuggì il male. Nella preghiera per davvero Dio ci parla, forse siamo frastornati da tante altre parole da tante altre voci”. Quanto all’altra via maestra, l’elemosina, ha ricordato come questa va oltre il gesto dell’offertina e deve diventare carità, quindi stile di vita. Questo tempo – ha concluso – è una bella occasione posta nelle nostre mani e data alla nostra volontà, perché sappiamo compierla, viverla, e condividerla”.
Don Alessandro ha infine citato una passaggio del messaggio per la Quaresima di Papa Francesco: «Il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo in quanto, come insegna San Tommaso d’Aquino, l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi (cfr Enc. Fratelli tutti, 93)».
La Quaresima, ha concluso don Alessandro, è una faccenda seria che dobbiamo vivere come se fosse la prima e l’ultima… allora avrà senso. (Fonte: L’Amico del Popolo)

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