La Comunità di Favara partecipa massicciamente al lutto della famiglia Sutera Sardo – Fallea

Grande partecipazione popolare anche nella ricorrenza del Trigesimo, celebrato nella Chiesa di S. Vito l’altro ieri, 18 giugno u.s., per suffragare ancora l’anima benedetta del capo-famiglia Sutera Sardo Salvatore.
Una Messa, quella dell’altro ieri pomeriggio, in una Chiesa gremita in ogni ordine di posti, e con tante persone pure nell’antistante piazza, perché materialmente impossibilitate ad entrare.
Una grande partecipazione, anche da parte dei confratelli e delle consorelle della Confraternita della Santa Croce del Calvario, della quale il defunto è stato storicamente sempre il segretario; partecipazione sentita per una persona benvoluta, prematuramente ed improvvisamente scomparsa.
Tutta la celebrazione si è svolta in un clima di grande fede e profondo raccoglimento. Durante l’omelia, palpabile era l’attenzione, non solo nei passaggi in cui sono stati richiamati particolari aspetti della personalità e del cammino di fede del defunto, ma soprattutto sulle varie riflessioni proposte sulle letture bibliche proprie del giorno, cioè del lunedì dell’XI settimana del Tempo Ordinario, dove sullo sfondo tetro della situazione descritta nella prima lettura con il comportamento assai deplorevole di Acab e soprattutto della moglie Gezabele a danno di Nabot, segue il Vangelo di Mt. 5,38-42 sul superamento della vecchia legge che mirava a contenere le vendetta nei limiti della perfetta parità, con la nuova legge dell’amore che trasforma la stessa legge dell’ “occhio per occhio e dente per dente”, da vivere in un orizzonte nuovo e sconfinato di amore senza misura.
La prima lettura ( 1 Re,21,3-16) ammonisce dove può arrivare un potere esercitato con arroganza mirando solo al proprio desiderio e tornaconto, a spese del povero Nabot che non vuole vendere il suo pezzo di terra ereditata che per lui è un vero e proprio “pezzo di cuore”. Ed il cuore non si vende !
Gezabele, con l’accondiscendenza del marito usa il potere per imbastire accuse false che portano alla condanna a morte di Nabot e così potere usurpare quella terra. Una usurpazione assolutamente ingiusta e totalmente ingiustificata che descrive come i poveri ed i più deboli subiscono spesso la prepotenza e l’ingordigia di chi è più potente.
Facile il commento di quello che descrive la Bibbia, che è sempre per il nostro insegnamento, anche se non si verifica negli stessi termini, ma che può essere possibile in diverse proporzioni anche a Favara, perché la radice è sempre la stessa; cioé guardare solo ed unicamente al proprio tornaconto, da perseguire ad ogni costo, senza considerare i diritti degli altri.
Mi verrebbe da aggiungere adesso, quello che, anche per esigenze di tempo, non ho detto ieri ! per esempio riguardo alla legge 104, di cui spesso a Favara si usufruisce illegalmente e con inganno, calpestando i diritti sacrosanti di chi ha veramente bisogno.
E poi l’allargamento che viene da pensare sullo stesso brano biblico … quello che ha pensato Papa Francesco nella sua riflessione. Ecco : “La storia di Nabot è paradigmatica di tanti martiri della storia”….. “storia … paradigmatica del modo di procedere nella società di tanta gente, ….comunicano una bugia, una calunnia e, dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia, giudicano quella distruzione e condannano”.
E su un piano più generale Papa Francesco, ha aggiunto… “…….le dittature, tutte, hanno incominciato così, con l’adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo”.
Ecco il passo biblico relativo alle malefatte di Acab e Gezabele a danno del povero Nabat richiama pure, dice sempre Papa Francesco …. “…..anche nella vita quotidiana che spesso è così….. che se io voglio distruggere una persona, incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire degli scandali”. Oltretutto, ha aggiunto, “…..comunicare scandali è un fatto che ha una seduzione enorme, una grande seduzione si seduce con gli scandali, …..le buone notizie non sono seduttrici”.
Per crescere nella forza a contrastare ed a non assorbire questo tipo di cultura, a Favara è urgentemente necessaria la riscoperta della partecipazione alla Messa festiva, troppo, troppo spesso trascurata senza validi motivi, o addirittura solo perché in settimana, per convenienza sociale, si è stati presenti a Messa più di una volta per un funerale……la Messa festiva, – è stato nell’omelia più volte precisato – non perché dobbiamo dare qualcosa a Dio, perché Dio non ha bisogno affatto di noi, !”.
Ma, … (e lo diciamo con una doppia avversativa !)…… invece ….perché siamo proprio noi che abbiamo bisogno di Dio, della sua grazia e della sua forza divina per evitare quel tipo di cultura specifica e tipicamente negativa del nostro ambiente. Una cultura che se non impedisce del tutto, non fa crescere e comunque rallenta notevolmente la maturazione nel cuore della vera cultura dell’amore e della solidarietà sincera.

Diego Acquisto
20-6-2018

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