La Chiesa di Francesco infastidisce il Palazzo, specialmente a Favara.

Proprio così! Lo infastidisce per i messaggi evangelicamente dirompenti!  A livello mondiale però ne provano gioia i poveri, con la conseguente, immensa e crescente popolarità di Papa Francesco, il cui messaggio arriva in tutte le periferie, specie in quelle dove le ferite sono più sanguinanti ed i pastori più sensibili ed attenti.

Così ad Agrigento, città e provincia dove opera don Franco Montenegro ed a Favara, dove in perfetta sintonia ne attualizza il forte messaggio l’arciprete don Giuseppe D’Oriente.

A conclusione della processione del Venerdì Santo ad Agrigento, presente una enorme folla e anche le varie autorità, dal Commissario sig.ra Giammanco, al Prefetto, al Capo dei vigili urbani e di altre forze dell’ordine e autorità, di alcuni candidati sindaco, l’arcivescovo-metropolita, card. Francesco Montenegro ha avuto parole forti, molto forti per richiamare, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, ad un più attento esercizio della politica come servizio al bene comune. Perché troppo spesso – ha detto testualmente – si assiste ad “una politica della quale si stenta a percepire il suo interesse per il bene di tutti: immobilista su problemi di vecchia data, è capace invece di correre veloce quando deve occuparsi di interessi di parte…”.

E credo che basti questa sola pennellata per capire il senso ed il tono di tutte le altre antifone, in cui con una costante mitezza di linguaggio, ma in maniera dettagliata, puntuale e  pungente il Pastore della Chiesa Agrigentina ha messo impietosamente il dito su tantissime piaghe.

Come ad esempio quando, sul problema dell’accoglienza agli immigrati, con tono quasi naif si chiede: “…come mai mentre molte imprese e attività commerciali sono costrette a chiudere i battenti, c’è invece una corsa disperata verso la costituzione di imprese sociali e l’apertura di case famiglia, meglio se per minori non accompagnati?….” O ancora quando, sempre nello stesso contesto, ma sicuramente invitando ad allargare lo sguardo più in generale, parla dei lavoratori sfruttati che “non sempre vedono riconosciuti i loro diritti anzi devono, in silenzio, accontentarsi di un ingiusto salario, oltre che firmare una busta-paga non corrispondente all’effettivo pagamento…”.

In contemporanea, su per giù alla stessa ora, pure a conclusione della processione del Venerdì Santo, davanti a tutte le autorità politiche con a capo il sindaco Manganella, ed alle altre autorità civili e militari, davanti ad una strabocchevole presenza di popolo, don Giuseppe D’Oriente, contestualizzando idealmente lo stesso messaggio a Favara, ha parlato di insana gestione politica “a livello nazionale, regionale e locale”.

Perché a Favara, specie negli ultimi anni si è paurosamente dilatata la povertà ed una parte consistente del misero reddito dei poveri viene assorbito dalle tasse. “Basta citare – ha detto – il costo del servizio d’igiene di circa 460 euro all’anno e del servizio idrico, 250 euro; la loro somma supera il costo dell’acquisto del pane della famiglia per un anno”. E ancora, scendendo nel dettaglio: “Difficile trovare in altri posti il degrado nel quale vivono le famiglie nel centro storico. Neppure nel 1950 c’era quello che c’è nel quartiere dietro la chiesa del Carmelo”.?Basta solo questo passaggio per capire il motivo dell’applauso finale, spontaneamente tributato dalla moltitudine a don Giuseppe, per il suo coraggio e la sua schiettezza evangelica.

Le cronache registrano anche un certo mugugno di qualche politico presente, che avrebbe desiderato un altro tipo di predica.E sui maggiori quotidiani isolani del giorno di Pasqua, si parla di “anatema di D’Oriente” per definire la forza del suo linguaggio, e addirittura di “incidente diplomatico”, in relazione ad un battibecco del giorno seguente tra un assessore comunale, un gruppo di giovani della Chiesa Madre e l’arciprete che in Chiesa ha preferito troncare ogni discussione.

Ma proprio sul social network più popolare, lo stesso sindaco Manganella ha voluto postare un intervento sulla predica di don D’Oriente.

Il tentativo di cercare di spiegare con grande abilità l’accaduto è chiaro, così come il suo fastidio. Il prof. Manganella dice di condividere “senza se e senza ma, una per una le parole… finanche gli aggettivi, i verbi ed i sostantivi di don Giuseppe, uomo intelligente e pieno di passione… ma non il tono da oratore politico, le accuse a tutti, tranne che alla chiesa…”

E qui, non poteva mancare il richiamo al presunto mancato pagamento dell’IMU ed il cenno alle ricchezze della Chiesa e dello IOR…Argomenti, a nostro giudizio, largamente spuntati…. per le persone informate, senza pregiudizi; cenni che rivelano solo un certo stato d’animo di fastidio… mentre i problemi amministrativi di Favara restano sempre sul tappeto e si attenderebbero quelle risposte che nelle opportune sedi sono state ufficialmente chieste…. Risposte alle domande poste dall’opposizione politica, il cui ruolo in democrazia è altrettanto importante come quello di chi governa. Ma su questo fronte di chiarezza nulla… un dialogo tra sordi.

Sarebbe davvero l’ora di non creare diversivi, di rimboccarsi finalmente le maniche e recuperare almeno tutto quello che è possibile nel tempo che resta di questa travagliata legislatura, senza ulteriori, insopportabili gravami per la povera gente, l’unica sicuramente incolpevole di quanto accaduto.

Don Franco nella sua omelia ha citato uomini coraggiosi che nel passato si sono spesi per la povera gente… ad Agrigento ha detto “don Michele Sclafani si troverebbe a combattere ancora la miseria, il malaffare, l’usura, l’abuso e lo scempio del territorio, la prostituzione, la disoccupazione… le dipendenze da alcol, pornografia, stupefacenti, slot machine, “gratta e vinci”…”  A Favara possiamo pigliare esempio da due grandi uomini, diversi per vocazione ma ugualmente tenaci ed esemplari nell’alleviare le sofferenze dei poveri, due uomini ricordati di recente: il Vescovo Filippo Iacolino e Calogero Marrone. Due uomini la cui fermezza e tenacia, ed il cui rigore morale, devono essere presi come modello da quanti sono chiamati a cariche di servizio per il bene della collettività favarese specie se cariche apicali.

In questo senso don Giuseppe ha sicuramente pronunciato, la frase più pungente “Tutti abbiamo il dovere di aiutare l’altro. Il Palazzo deve salvaguardare e non sfruttare”.

Questa la frase che forse, più di tutte, ha provocato negli amministratori locali un comprensibile “umanissimo” fastidio. La frase che comunque al di là di qualche comprensibile reazione deve essere meglio capita e giudicata salutare.

07.04.2015 martedì di Pasqua

  Diego Acquisto

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