LA CHIESA e LA PACE

46

martedì 11.03.2003

LA CHIESA e LA PACE

servizio di don Diego Acquisto

In un momento come quello presente, particolarmente difficile e travagliato, in cui i venti di guerra soffiano impetuosamente, la nostra Chiesa Agrigentina, per mezzo del suo Pastore, mons. Carmelo Ferraro, in perfetta sintonia con il Papa, continua a fare la sua parte per assicurare all’umanità il dono della pace, invitando alla preghiera ed alla penitenza. In tante Comunità parrocchiali e non, si susseguono veglie e preghiere, momenti di riflessione e manifestazioni varie, per una presa di coscienza sempre più consapevole delle difficoltà del momento. In questo contesto, giunge opportuna una stimolante riflessione del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che illustra le tre linee d’intervento per la pace _ magistero, attività diplomatica, preghiera e digiuno _ della Chiesa, guidata da Giovanni Paolo II; linee che posseggono un “valore aggiunto” costituito dalla loro intima correlazione e che possono costituire un punto di partenza significativo nella pedagogia della pace.

Radicare la pace in Dio e intenderla soprattutto come un suo dono significa renderla “indisponibile” alle manipolazioni di parte e, proprio per questo, metterla a disposizione degli uomini. Radicata in Dio, la pace acquista respiro e libertà, diventa forza attraente e con_vincente perché diventa “vocazione”. Nessuna bandiera può completamente interpretarla, nessuna parte ne ha piena titolarità, nessun interesse in campo può esimersi dal confrontarsi con essa. Nessuno è esente da colpe nei suoi confronti, anche se non tutte le colpe sono uguali. La pace come “dono di Dio” appartiene all’umanità, è il suo bene comune. Un dono esigente, un dono per persone convinte e coraggiose; disponibile, perché il dono della pace si adegua al realismo della gradualità e alla tolleranza delle debolezze umane.

Su questo magistero si è inserita la strenua attività diplomatica del Papa in prima persona e della Santa Sede, attività diplomatica che sarebbe riduttivo considerare con i consueti criteri umani. La Chiesa non fa politica, anche quando il Papa incontra i massimi Capi di Stato in frangenti preoccupanti come il presente.

L’ annuncio di Cristo, vera Pace, non può non avere anche ripercussioni “politiche” positive.

In terzo luogo, la preghiera e il digiuno, che non sono evasione ma immersione nella vita; il no alla guerra è anche un “rivedere” il cammino che l’ha resa possibile. È un tenere i piedi per terra nella consapevolezza che il tragitto verso la pace è lungo ma non impossibile, che le resistenze sono tante ma non insormontabili. Il valore aggiunto dei tre elementi _ magistero, attività diplomatica, preghiera e digiuno _ strettamente collegati in un unico plesso significativo, con ogni probabilità costituiranno un punto di partenza importante per la pedagogia della pace nel mondo, un passaggio della coscienza morale dell’umanità ad un livello superiore di maturità.

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More