Giovanni Bosco

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Notiziario di Telepace – Lunedì 31 Gennaio 2004

Giovanni Bosco

servizio di don Diego Acquisto

 Memoria liturgica oggi di S. Giovanni Bosco, patrono degli educatori, grande apostolo dei giovani e loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere, frutto di un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica.

Nato a Castelnuovo d’Asti il 16 Agosto 1815, fu dalla madre educato alla fede e alla pratica coerente del messaggio evangelico. A soli nove anni intuì da un sogno che avrebbe dovuto dedicarsi all’educazione della gioventù. Diventato sacerdote nel 1841, iniziò il suo apostolato tra i giovani più poveri, fondando l’Oratorio e mettendolo sotto la protezione di S. Francesco di Sales, da cui il nome di salesiani.

Siamo nel tempo della rivoluzione industriale, quando la marcia trionfale del capitalismo travolge uomini, donne e bambini in un lavoro frenetico. Gli anni del “Capitale” di Carlo Marx. Don Bosco capì che la soluzione stava nel cuore dei giovani operai e disoccupati, dedicandosi all’accoglienza di tutti quei ragazzi che erano considerati soltanto o braccia da lavoro o carne da cannone per l’esercito sabaudo, in cammino verso il Regno d’Italia. Diventò amico di migliaia di giovani che la rivoluzione industriale chiamava in città svuotando le campagne. Offrì loro ospitalità, lavoro e divertimento, scuole professionali e onesti contratti di lavoro: il tutto nel clima di famiglia evangelica dell’oratorio e della scuola. Lavorava fino a 20 ore al giorno, girando l’Italia e i continenti per la salvezza dei giovani poveri e abbandonati, ma sapeva anche ridere e far ridere, vero giocoliere di Dio! Subì gravissime persecuzioni anche dagli uomini di Chiesa, in quel tempo in cui gli operai erano considerati pericolosi per la fede cattolica!

Con il suo stile educativo, – il cosiddetto metodo preventivo – e la sua prassi pastorale, basati sulla ragione, sulla religione e sull’amorevolezza, portava gli adolescenti e i giovani alla riflessione, all’incontro con Cristo e con i fratelli, all’impegno apostolico e professionale. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, S. Domenico Savio.

Sorgente della sua infaticabile attività e dell’efficacia della sua azione, fu una costante “unione con Dio” e una fiducia illimitata in Maria Ausiliatrice, che sentiva come ispiratrice e sostegno di tutta la sua opera.

Ai suoi figli salesiani lasciò in eredità una forma di vita religiosa semplice, ma solidamente fondata sulle virtù cristiane, sintetizzate nel binomio “lavoro e temperanza”.

Tra i suoi giovani cercò i migliori collaboratori della sua opera, dando origine alla Società di S. Francesco di Sales; insieme a S. Maria Domenica Mazzarello fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice; infine, con buoni e operosi laici, uomini e donne, creò i Cooperatori Salesiani per affiancare e sostenere la sua opera, anticipando così nuove forme di apostolato, che nella Chiesa si sarebbero sviluppate con il Concilio Vaticano II.

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