GIOVANI in MISSIONE

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lunedì 31.3.2003

GIOVANI in MISSIONE

servizio di don Diego Acquisto

Giovani in Missione: si è conclusa ieri, con questo preciso mandato dell’Arcivescovo, la Missione Giovani di Favara, animata dai Padri Francescani. Una missione che per 15 giorni ha visto Favara gioiosamente invasa, nelle sue strade, nei suoi vicoli e cortili, nelle sue piazze, nei luoghi di ritrovo, bar e pub, scuole e parrocchie, da 70 francescani, frati, suore e laici, appartenenti all’Ordine Francescano Secolare o alla GIFRA. Un’ondata di aria fresca e pura, nella linea della spiritualità francescana, segnata dai valori della povertà, della letizia e della semplicità, che ha sicuramente colpito il pur disincantato tessuto sociale favarese e raggiunto tanti giovani, molti dei quali però forse sono stati appena sfiorati. Difficile certo fare bilanci su un versante in cui le normali categorie umane servono poco, in quanto il seme lanciato può portare frutti a distanza di tempo, quando la riflessione prende il sopravvento sull’ondata emotiva dell’entusiasmo, che non è stato certo eccessivo, ma che non è nemmeno mancato. E che il seme possa portare frutti, è quello che ha proprio auspicato Mons. Carmelo Ferraro, che ieri con una solenne concelebrazione nella Chiesa Madre di Favara, ha chiuso la Missione Giovani, con il mandato ai Giovani di mettersi in Missione. I Giovani di Favara, cioè, raggiunti e toccati dalla Missione, uscendo definitivamente dalla cultura della mediocrità e dei compromessi, devono sentirsi protagonisti della salvezza dei loro coetanei, sollecitati dalla loro testimonianza a liberarsi dalla cultura degli idoli di oggi, dalla cultura dell’effimero e della morte. La cerimonia a Favara ieri è iniziata con una processione che, dal Calvario, – dove i componenti del Comitato “Venerdì Santo” in divisa hanno curato l’accoglienza, – ha raggiunto la Chiesa Madre, gremita di giovani e meno giovani, così come 15 giorni fa per l’inaugurazione. Tangibile ancora la sentita partecipazione dell’assemblea ai vari momenti celebrativi. Ma questa volta, in tanti anche un pizzico di nostalgia, per un’esperienza che non si vorrebbe definitivamente archiviare.

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