Forte invito alla speranza nell’Omelia dell’Immacolata del nostro arcivescovo don Franco Montenegro

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In margine all’Omelia dell’Immacolata del nostro Pastore card. don Franco ecco cosa ci sentiamo di dire,

 Sicuramente finalizzata e destinata a fare seriamente riflettere e discutere l’omelia di don Franco, durante il solenne Pontificale dell’Immacolata, in una basilica gremita e davanti alle massime autorità della  provincia.

Nel suo solito stile  di semplicità e franchezza, in maniera convincente e discorsiva, con pennellate stilisticamente affascinanti, incisive e salutarmente pungenti,  ha tracciato un quadro generale della situazione sociologica del tessuto sociale dell’agrigentino.

Un’omelia che in queste ore, è oggetto da  parte di tanti di grande attenzione ed interesse, grazie alla larga diffusione dei media, compresa la nostra testata giornalistica on line, che sempre segue particolare sensibilità,  il suo magistero.

Chi scrive, dopo averla letta, decidendo subito di farla conoscere, tramite i social più popolari, whatsapp e facebook,  ha toccato con mano per alcuni riscontri ricevuti,  l’interesse suscitato  e perciò  ha pure  incoraggiato  il desiderio espresso  di farla conoscere e meditare.

Ma andiamo, a grandi linee, al contenuto dell’importante intervento magisteriale, in una data significativa.

Il quadro che  emerge  vede perfettamente inserita la nostra provincia,  nel più ampio contesto della nostra Sicilia. Le osservazioni del nostro Pastore sono il frutto dei dieci   anni di servizio ad Agrigento, dopo avere svolto ancora più anni, in delicatissimi ruoli pastorali a Messina ed a raggio nazionale. Perciò, al di là della particolarità,  le sue osservazioni hanno un impatto che se chiamano direttamente in causa  i 43 Comuni della nostra provincia,  sicuramente qualche salutare inquietudine la susciteranno nelle altre province e diocesi della Sicilia.

L’auspicio dei più è sicuramente quello che dovunque se ne posa fare buon uso di queste osservazioni sagge e sapienti.

Mettendo il dito sulla piaga, don Franco nell’omelia, come riferiscono sommariamente diverse testate, ha “tuonato” contro la  Massoneria, la mafia e  la disoccupazione. Tre mali, che sono davvero cronici in Sicilia e nell’Agrigentino. Ricordiamo tutti le prese di posizione, con diverso stile e forti parole di Mons. Ferraro; le sue lettere tempestive dopo fatti di sangue, i suoi  “ordini”, ai presbiteri e fedeli per digiuni penitenziali, a livello diocesano ed in particolare, più spesso, limitatamente alle Comunità dei paesi direttamente interessati.

Don Franco Montenegro, fotografando la realtà sociologica, nel passo, a nostro giudizio,  più forte e pungente, che dovrebbe essere meditato ed approfondito da tutti, per le responsabilità che ognuno ha nel suo ruolo specifico, scrive: “La nostra terra è ferita mortalmente da tante situazioni inquietanti: l’alta disoccupazione giovanile e no, è un’inarrestabile emorragia di vita e vitalità che costringe a emigrare; le famiglie spezzate anche a causa dell’ emigrazione (figli senza padri e mogli senza mariti, padri soli in terra straniera); le nostre strade che non permettono comunicazioni veloci e sicure; l’università che stenta a ripartire; il turismo mordi e fuggi che non è risorsa né aiuta a una ripresa economica; le aziende quasi inesistenti e in difficoltà; la politica litigiosa e poco creativa; l’artigianato che tramonta; la violenza che si chiama mafia e il potere che si chiama massoneria; la chiesa spesso disinteressata ai problemi sociali; l’agricoltura in crisi e la difficoltà distare nel mercato; il costo idrico eccessivo”.

E poi, ancora di più, ognuno deve  meditare le riflessioni di singolare efficacia che don Franco offre sulla speranza, su cui, senza nulla noi riferire,  rimandiamo pressantemente al testo.

Messaggio di speranza su cui si deve soprattutto concentrare l’attenzione, per una ripresa di impegno. Naturalmente affrontando con decisione i problemi, con tutte le innovazioni necessarie, nella pastorale concreta da parte della Chiesa e  nella politica rinnovata, da parte della società civile.

Tutto sempre con il massimo dell’impegno possibile, nella concretezza del modo più efficace sul come realizzare questa speranza. Sfruttando  tutte le opportunità esistenti e/o  da creare; e rimuovendo contemporaneamente gli ostacoli, per una società più giusta, solidale e fraterna.

Diego Acquisto

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