FEDE INCARNATA

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giovedì 30.1.2003

FEDE INCARNATA

servizio di don Diego Acquisto

Una fede incarnata nella storia e capace di entrare nel vivo dei problemi, superando equivoci radicati e diffusi. Questa, in estrema sintesi, l’indicazione pastorale dei Vescovi italiani, dopo la recente riunione del Consiglio di Presidenza della CEI, che ha ascoltato la relazione del cardinale Presidente Camillo Ruini.

Prendendo spunto dalla riflessione del Papa sul “silenzio di Dio” e dall’ampia risonanza che essa ha registrato, non solo tra i credenti, i vescovi hanno sottolineato l’importanza di riproporre in maniera chiara la grandezza insondabile del mistero di Dio e della verità cristiana, il cui fondamento, in forza dell’Incarnazione, risiede nella storia e nella personale vicenda di Gesù di Nazareth. È proprio a partire da questo radicamento della fede cristiana nella storia, e non prescindendo da esso, che diviene possibile mettersi in ascolto delle domande, delle incertezze e delle attese degli uomini di oggi. Occorre misurarsi con una pastorale che sappia orientare la proposta di fede verso una coerente maturità di credenti, capaci di incidere nell’attuale sistema culturale stabilendo un saldo rapporto con la realtà. Si tratta, cioè, di testimoniare una fede che si propone come verità storica, quindi non come mito, non come proiezione umana o pura esperienza interiore, ma come realtà pertinente alla vita e capace di intercettare la domanda di salvezza e di libertà dell’uomo. In questo senso i vescovi, nel ribadire fiducia verso quanti sono impegnati nella riflessione teologica e nell’evangelizzazione, chiedono loro di mettere in luce, senza incertezze e consapevoli della propria responsabilità, -fatta salva la debita distinzione tra dottrina e opinione teologica, – l’aggancio tra la fede, la storia e la realtà esistenziale dell’uomo.

Coerentemente con l’assunto, la riflessione dei vescovi sulla situazione dell’Italia, ha affrontato, anzitutto, il permanere della difficile congiuntura economica, che esige l’attenzione di tutte le componenti sociali, per avviare cambiamenti nei comportamenti e ancor prima nella mentalità dei cittadini. Inoltre, con riferimento alle gravi difficoltà della grande industria, gli spiragli di soluzione che sembrano potersi aprire per la crisi della Fiat _ insistono i vescovi _ non devono portare ad abbassare la guardia sul problema del lavoro, e quindi sulla persistente piaga della disoccupazione, specie nel Meridione, per la cui soluzione si auspica una rinnovata solidarietà e coesione delle forze politiche, imprenditoriali e sindacali. Solidarietà e coesione che andrebbero estesi, – osservano i vescovi – anche per l’auspicata riforma delle istituzioni, delle strutture di governo, del federalismo e del rapporto tra i diversi poteri e funzioni dello Stato _ in particolare tra potere politico e magistratura _, con la formulazione di un disegno complessivo organico e sufficientemente condiviso e mirato alla specificità della realtà italiana.

La recente pubblicazione della Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha trovato il plauso dei vescovi che, con l’occasione, oltre a ribadire la necessità e l’importanza dell’impegno politico dei cattolici, hanno sollecitato uno studio della Nota, sia per comprendere in profondità i criteri a cui la presenza in politica dei cattolici deve ispirarsi, in una società democratica e pluralistica, sia per superare equivoci radicati e diffusi.

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