Favara- Un breve profilo biografico dell’arciprete D’Oriente nel suo XXV di sacerdozio

 Oggi su iniziativa del Consiglio Pastorale Cittadino  e del Consiglio Pastorale dell’Unità Pastorale del Centro storico (Chiesa Madre-BMV del Cramelo-BMV del Transito) alle ore 19,00 nella grande Chiesa Madre, solenne concelebrazione per ringraziare il Signore del dono del  presbiterato a don Giuseppe D’Oriente, stimato e benvoluto arciprete-vicario foraneo di Favara.

E da parte mia, ben volentieri ho accolto l’invito del Consilgio Pastorale dell’Unità Pastorale del Centro Storico a scrivere qualcosa  sul giubileo sacerdotale di don Giuseppe D’Oriente,  che  proprio il 3 novembre, festa sempre  per noi agrigentini di S. Libertino proto-vescovo  martire della nostra diocesi, compie 25 anni di servizio, essendo stato ordinato presbitero nella Cattedrale di Agrigento da  S.E. Mons. Carmelo  Ferraro  il 3 novembre 1994.

Sono passati 25 anni e don Giuseppe prima di venire a Favara nel settembre di  sei anni fa, oltre che in alcuni  servizi   curiali a livello diocesano nella pastorale dei cresimandi, e soprattutto come direttore della Caritas e, per alcuni anni, anche come   Rettore del Seminario Maggiore,   è stato  parroco-arciprete in Aragona e Raffadali.

Persona semplice e  cordiale, ricco di umanità e di cultura, don Giuseppe D’Oriente, è nato il 5 gennaio dell’Anno Santo 1950 in uno dei Comuni più piccoli dell’agrigentino  come S. Elisabetta.  In questi 25 anni della sua vita come presbitero, è stato sempre pronto e disponibile, accogliendo  le mansioni dove i Vescovi, Mons. Carmelo Ferraro prima e l’attuale  don Franco Montenegro dopo, hanno pensato di utilizzarlo.

Naturalmente viene da chiedersi come mai sia stato ordinato presbitero a  44 anni di età, quando in genere, in un cammino normale di studio e formazione, si riceve il Sacramento dell’Ordine come presbiteri, molto tempo prima.

Ed a questo punto dobbiamo conoscere meglio il suo itinerario di vita, con il filo provvidenziale  che lo ha gradualmente accompagnato e  quindi condotto al traguardo del sacerdozio. Dove è arrivato ricco di un bagaglio non comune di doti  umane, culturali e spirituali che sostanziano la sua personalità, dotata di un particolare carisma di ascolto empatico,   che alcuni esperti elencano tra le doti più importanti della  “pastorale dell’ascolto”,  unitamente alla sobrietà del linguaggio.

A Favara si è inserito silenziosamente e rispettosamente  nel tessuto sociale quasi sottotono e comunque in maniera molto discreta ma efficace, attirandosi anche per questo suo modo di relazionarsi, stima e fiducia.

Ma vediamo di conoscere, anche se solo nelle grandi linee, il suo percorso di vita.

Da ragazzo, il suo Parroco-arciprete di S. Elisabetta, il compianto Padre Giuseppe Di Stefano di venerata memoria, lo ha provvidenzialmente inviato a studiare a Catania tra i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Una Congregazione prettamente laicale la famiglia religiosa dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fondata in Francia  da S. Giovanni Battista de La Salle (1651-1719), i cui membri, tutti di sesso maschile,   per Statuto restano laici e si dedicano all’istruzione e all’educazione cristiana della gioventù, gestendo scuole di ogni ordine e grado, collegi e pensionati, con particolare attenzione alle classi sociali più svantaggiate.

Dal  fondatore, grande figura di uomo e di santo, i membri di questa Congregazione laicale, vengo chiamati comunemente “lasalliani”.

E don Giuseppe, ragazzo,  compie tutto il ciclo di formazione emettendo anche i voti religiosi di povertà, castità ed ubbidienza, completando gli studi con la laurea in lettere. Quindi viene assegnato in diverse Case, anche con mansioni di notevole responsabilità,  come direttore  in Istituti dell’ Eritrea, in Terra Santa,  a Nazareth e  Gerusalemme.

Ha assimilato perfettamente lo spirito del fondatore S. Giovanni Battista de La Salle e quindi da “laselliano” esemplare,  membro della  Congregazione in atto  più numerosa tra le laicali maschili, vive nella pratica dello spirito delle virtù del fondatore.  Cioè  l’apertura mentale, culturale e d’animo, la cordialità vera, la rinuncia ad ogni tipo di dogmatismo e rigidità, la pratica di una verità avvolta da carità,  sempre con una chiara scelta preferenziale per i poveri e sofferenti, e con atteggiamento umile e misericordioso verso tutti, comunicando semplicità e  gioia evangelica.

Ma il Signore che aveva altri disegni su di lui, dopo i quarant’anni, e dopo avere servito  da “laselliano” per un buon  ventennio il regno di Dio, bussa al suo cuore e gli fa  capire la Sua volontà di averlo come  sacerdote diocesano.

Perciò il prof. Giuseppe D’Oriente, consigliandosi con i suoi Superiori, scrive a Mons. Carmelo Ferraro vescovo di Agrigento, che gli risponde a stretto giro di posta, accogliendo la sua richiesta ed invitandolo  ad iniziare nel nostro Seminario Maggiore  gli studi teologici.

Così, dopo tutto il regolare iter di esami nei diversi anni di teologia, arriva all’Ordinazione presbiterale, del 3 novembre 1994.

Ecco in estrema  sintesi, magari con quale piccola inesattezza,  il “curriculum vitae” del nostro don Giuseppe D’Oriente, al quale l’attuale nostro arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro nel  settembre 2013 ha affidato non solo la Chiesa Madre di Favara, con l’importante ed impegnativa Rettoria della Chiesa del Rosario,  ma anche l “Unità Pastorale del Centro storico”, per il momento formata da altre due storiche Parrocchie,  BMV del Carmelo e  BMV Maria del Transito.

Un compito non facile servire tre Parrocchie, tutte  con una gloriosa storia alle spalle,   a cui Don Giuseppe si sta dedicando con notevole generosità e spirito di servizio, unitamente a tanta pazienza e tanti sacrifici,  frutto della sua non comune maturità umana sostenuta dalla grazia, per cui a Favara è benvoluto ed apprezzato.

E comunque da parte mia, da presbitero anziano con un bel po’ di anni vissuti in questa nostra Favara, di fronte a qualche isolata osservazione, mi è venuto da  osservare quello che  in questi giorni  ho visto scritto dal biblista Card. Ravasi.

E cioè :  “Dove è scritto che il prete debba farsi voler bene? A Gesù o non è riuscito o non è importato. Questa frase è, certo, paradossale, ma contiene un’anima  profonda di verità”.  L’aveva scritta un prete che non aveva voluto “farsi voler bene a tutti i costi”, don Lorenzo Milani.

Spesso guardando al “modus operandi”   di don Giuseppe, mi viene da pensare  a quanto ebbe a dire don Primo Mazzolari, che scrisse: “Il prete è un uomo; guai se non lo fosse!”.  E don Giuseppe  davvero lo è  e lo dimostra sempre concretamente!

Il ricordo di questi due grandi Parroci, don Mazzolari e don Milani, a cui, pur nella totale  diversità dei tempi e delle situazioni  mi è  venuto di pensare, non manca di fondamento osservando lo stile di vita di don Giuseppe D’Oriente.

Uno stile di sobrietà e semplicità che         richiama a vivere la vocazione a cui ognuno è stato chiamato in maniera  personale, con l’impegno ad  incarnarla concretamente dove si opera, non sottovalutando le peculiarità del luogo.

E perciò, per quanto riguarda la specifica vocazione del prete, dato che ogni stile anche di prete è personale, è doveroso ricordare che egli non è comunque   di nessuno perché è di tutti;  e che il prete non è prete per sé, non dà l’assoluzione a se stesso, anzi come espressamente chiarisce l’autore sacro della lettera agli Ebrei – egli  è  deputato ad offrire a Dio preghiere e sacrifici per sé e per gli altri, per i suoi peccati e per quelli del popolo. (Eb. 5,1-3).

Un mistero grande, sempre e dovunque la vocazione del prete ! un mistero  che a Favara nella diversità delle persone, dei ruoli e dei talenti specifici dei diversi preti che operano, la testimonianza di don Giuseppe D’Oriente sta incidendo sicuramente in maniera  positiva.

Il suo modo di fare e di servire il popolo di Dio, che non è un cliché,  deve  essere giudicato un segno comunque efficace di  testimonianza che porta in sé un messaggio di fede concretamente vissuta nell’ordinarietà di un  comportamento che sa sfuggire all’insidia dell’abitudine. Come pure nella vita pastorale, anche l’apparente refrattarietà a qualche norma che nell’attuazione  ha bisogno di un’intelligente lettura e/o magari di un supplemento di profezia.

Perché d’altra parte,  lo sperimentiamo tutti che la vita concreta più che altro è fatta da una serie di incontri che spesso anche in modo misterioso incidono in noi stessi e nelle persone che incontriamo e con cui ci relazioniamo.

 E, se non immediatamente, come pure avviene qualche volta,…alla lunga,  gli incontri e le relazioni lasciano un segno, avviano cambiamenti  e  magari suggeriscono comportamenti positivi di rottura con un discutibile passato.  Una rottura  che  magari era difficile prima anche solo di ipotizzare.

Auguri allora carissimo  don Giuseppe per i tantissimi tuoi incontri che io vedo e giudico in questa luce. Incontri che  ogni  giorno ( forse tu  più di  tutti noi singoli parroci per il tuo ruolo di arciprete)  hai  con tante persone ai diversi livelli e comunque  di tutte le condizioni sociali di questa nostra meravigliosa città di Favara, dove non mancano mai i problemi ma dove pure esistono tante potenzialità di bene che altrove mancano.

Auguri affettuosi, caldi e fraterni, in questa felice ricorrenza del tuo 25° di sacerdozio!

Auguri per tutto e – (consentimi tu  e tutti) –  per il supplemento di fraternità  che hai saputo, con discrezione  e saggezza,  inserire ed infondere nel nostro Presbiterio, a beneficio di tutta la Comunità Ecclesiale.

 

 

Sac. Diego Acquisto

Parroco S. Vito

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