Favara  ha ricordato il martirio del Beato P. PUGLISI

Lo ha fatto anche quest’anno ieri nella Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo per iniziativa di Gaetano Scorsone,  qualificato componente del Consiglio Pastorale Cittadino, che ha organizzato una solenne concelebrazione, come momento di preghiera e di riflessione per far crescere la cultura della legalità, alla luce della coraggiosa testimonianza del parroco del quartiere Brancaccio di Palermo, assassinato  dalla mafia il 15 settembre del 1993.

A presiedere la  concelebrazione   il Parroco Don Marco Damanti, con accanto quasi tutti i Parroci della Città, alla presenza dei massimi rappresentanti di tutte le Istituzioni Militari Provinciali e della locale Tenenza,  oltre che all’Amministrazione Comunale e ad alcuni esponenti delle numerose   Associazioni della città e dei vari Istituti Scolastici.

Ed a proposito di quest’ultimi una particolarissima menzione la merita anzitutto la  prof.sa  Brigida Lombardi dirigente dell’Istituto Comprensivo “Vaccaro-Mendola”, i cui alunni hanno preparato appropriati, brevi interventi e lavoretti artistici su aspetti specifici della personalità di Padre Puglisi.  Come pure la dirigente prof.sa  Milena Siracusa dell’Istituto Alberghiero “Ambrosini”, che ha positivamente collaborato per l’aspetto tecnico ed organizzativo della manifestazione.

All’inizio della celebrazione la lettura a più voci  di una scheda biografica dell’uomo-prete  ha introdotto bene il momento di preghiera e di riflessione, mentre poi nell’omelia  don Marco Damanti ha sollecitato a comprendere il grande cuore del martire Puglisi che ardeva di amore verso Dio. Un amore che si traduceva concretamente in coraggio per liberare tutti  dalla cultura di morte e violenza che nel quartiere di Brancaccio abitualmente si respirava, intossicando prematuramente l’animo dei giovani.

In maniera semplice ed efficace, sempre col sorriso sulle labbra, e sicuramente superando tanti momenti difficili di amarezza, incomprensione  e solitudine,  come sottolineava ripetutamente don Marco –   ma sempre con il coraggio alimentato da  quell’amore,  P. Puglisi spronava tutti a liberarsi da quella schiavitù. Tuttavia in prospettiva Egli puntava di più sui piccoli, nei cui cuori seminava i valori evangelici  con  un’azione pedagogica semplice quanto efficace, al punto che la mafia locale decideva la sua eliminazione.

Il suo assassinio il 15 settembre di 26 anni fa,  proprio nel giorno in cui compiva 56 anni, – (dopo un periodo di apparente  tranquillità, successivo alle stragi di Falcone e Borsellino,  e dopo che nel maggio immediatamente  precedente ad Agrigento, nella valle dei Templi, c’era stato il famoso grido “sgorgatogli dal cuore” del Papa Giovanni Paolo II)  –  suscitava in Italia e nel mondo  profonda commozione e faceva pensare ad una svolta strategica della mafia, che stavolta sceglieva un bersaglio facile m molto significativo. Cioé un prete, il parroco della parrocchia S. Gaetano nel quartiere di Brancaccio.

Come dire uno dei tanti operatori pastorali  impegnati a costruire una cultura alternativa a quella mafiosa. Perciò un messaggio per tutti, per quanti  come P. Puglisi promuovevano un’opera di formazione delle coscienze, che tagliava alle radici la logica della cultura mafiosa  e quindi la stessa  possibilità  per la mafia  di trovare sempre nuova  manovalanza  per le sue azioni criminali.

E che la mafia abbia fatto male i suoi conti è sotto gli occhi di tutti, perché il martirio del beato P. Puglisi sta enormemente  moltiplicando proprio quei frutti che la mafia voleva impedire.

 

Diego Acquisto

24-X-2019

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