Favara – Anche una nuova pubblicazione per complicare la situazione

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Favara-Un volume di Calogero Castronovo  susciterà polemiche. Mentre Favara è al centro dell’attenzione, forse anche nazionale,  per il problema “Munnizza”, che l’Amministrazione Alba non riesce più a controllare, ecco come se non bastasse, si va diffondendo proprio in queste ore un libro dal titolo intrigante: “Favara , tra presunti sovversivi, confinati politici, spie dell’Ovra.

Si tratta del il titolo del recente volume, ancora fresco di stampa di Calogero Castronovo, chiamato comunemente Gero dagli amici, laureato in Scienze politiche e da poco più di un paio di lustri Consigliere Comunale di Favara, in atto in quota PD. Non è nuovo a pubblicazioni di carattere storico riguardanti Favara, città in cui è nato nel 1972.

Ha infatti al suo attivo un volume sull’assassinio di Gaetano Guarino, primo sindaco di Favara del secondo dopoguerra, e un altro volume pubblicato dall’editrice Medinova, dal titolo significativo “Eccellenza vi supplico”.  Una raccolta di lettere di richieste di grazia di donne siciliane al Duce o alla Regina, per ottenere la liberazione di loro congiunti,  condannati al confino a Lampedusa, Ustica, Lipari, Pantelleria, Ponza, Ventotene, ecc.ecc.

Una condanna al confino di tanti italiani, tra cui non pochi siciliani e soprattutto favaresi che nell’immaginario collettivo questa condanna al confino, specie da noi a Favara è stata  in genere vista e pensata, per motivi politici, in quanto refrattari al fascismo, con tendenze e pulsioni proletarie, per vicinanza ai Partiti di sinistra, che proprio di questi tempi,  esattamente un secolo fa in Italia ed in Europa erano in espansione, dopo la  rivoluzione d’Ottobre che nel 1917 si era affermata in Russia.

Ed ecco la  precisazione che ci colpisce nel nuovo libro di Gero. Una precisazione dirompente che sicuramente farà discutere, perché se vera,  come appare dai alcuni documenti e così come interpretati, fanno cadere tante idee in giro, addirittura anche  alcuni miti, dando forse uno scossone alla stessa figura del favarese Calogero Marrone, a cui sul finire della precedente sindacatura era stata pure dedicata la Piazza principale di Favara. Una dedica che subito fu annullata con la prima o una delle prime  delibere dell’attuale Amministrazione in carica, per cui continua a chiamarsi “Piazza Cavour” .

Ma andiamo subito al dunque. Gero Castronovo subito nell’introduzione dice che il suo volume, con i documenti allegati, vuole anzitutto “fare chiarezza”, perché “a Favara la storia degli antifascisti, o “sovversivi” è poco chiara, se non distorta, trattata con superficialità  ed ignoranza conoscitiva”. Parole che non hanno bisogno di interpretazione e che più chiare non potevano essere.

Insomma, per dirla in breve  e con le stesse parole sempre dell’autore, “nulla di più falso” di certo antifascismo dei confinati, perché in realtà “erano accusati di reati comuni e di appartenenza alla mafia”. E Favara ne aveva tanti.

Per quanto riguarda l’accenno a Calogero Marrone, che prima di trasferirsi a Varese nel 1931, “erroneamente considerato antifascista” dice il Castronovo, che emigrò da Favara, “dopo l’accusa di associazione a delinquere. Era stato arrestato, infatti,  il 24 aprile 1926 perché sospettato di aver collaborato con i mafiosi, rilasciando loro, tra l’altro, documenti falsi allo scopo di “ripulire” il bestiame di provenienza furtiva e passaporti contraffatti per consentire  l’espatrio di latitanti”.

E qui ci fermiamo, perché ci pare che ce ne sia abbastanza per suscitare dissensi, discussioni e polemiche. Un libro da leggere ed eventualmente contestare; un libro corredato da  tanti documenti allegati  del “Casellario Politico Centrale”, che comunque, a nostro giudizio, dovrebbero essere meglio  collegati con maggiore e migliore ordine. Perché se è vero che “compito degli storici è capire il passato attraverso una corretta ricostruzione dei fatti”,  non ci sembra vero invece che  “il passato non debba essere giudicato”.

Diego Acquisto

9-7-2021

 

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