Editoriale di oggi – 23 Aprile 2018 – ore 7,15–11,15–15,15–21,15

45

Cosa dice il 18 aprile 1948 alla nostra vita democratica e repubblicana.Un cordiale saluto da parte mia, don Diego Acquisto, e per la parte tecnica da Tonino Lentini…..“Chi non conosce la storia di ieri, non può programmare quella di domani” (Indro Montanelli).—–Appena qualche giorno fa si sono compiuti 70 anni dall’elezione del primo Parlamento repubblicano in Italia. Nel 1948 il 18 aprile era una domenica e gli italiani, dopo il ventennio fascista, con i criteri appena fissati dalla nuova Carta Costituzionale (che aveva sostituito lo Statuto Albertino dell’epoca monarchica), furono chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti nel Parlamento repubblicano, bicamerale, di Camera e Senato. Si tennero cioè le prime elezioni politiche dopo la nascita della Repubblica, le prime a cui ebbero diritto di partecipare per la prima volta anche le donne.–Aspra e combattuta era stata la campagna elettorale. Si scontravano le due principali culture, quella cattolica e quella social-comunista, in una lotta senza quartiere per conquistare il consenso. Coinvolti i Partiti di massa che pure per approvare la Carta Costituzionale avevano raggiunto un larghissimo accordo. Cioè la Democrazia Cristiana ed il Fronte Popolare, formato dal Partito comunista e da quello socialista; due fronti appassionatamente contrapposti che avevano radici profonde ed incidevano molto nel tessuto sociale. —I due grossi schieramenti politici, Democrazia Cristiana e Fronte Popolare, contrapposti ed avversari sul piano ideologico, si rivelavano tuttavia chiaramente responsabili e reciprocamente complementari nell’assicurare e garantire un equilibrio al nuovo sistema politico che doveva iniziare, dopo l’esperienza fascista. Insomma come si suole opportunamente sintetizzare, due “modelli contro”, ma accomunati dall’antifascismo e dalla volontà e passione di dare un nuovo volto e taglio alla democrazia. La Democrazia Cristiana aveva il suo leader nella nobile figura del trentino Alcide De Gasperi, mentre il Fronte Popolare, (comunisti e socialisti) era rispettivamente guidato dal piemontese Palmiro Togliatti e dal romagnolo Pietro Nenni, due figure anche queste di grande caratura, politica ed umana .
Le Sinistre, a cui bisogna dare atto di avere positivamente ed attivamente operato nella guerra di Liberazione, erano pressoché sicure di vincere la competizione elettorale. Ma i risultati che uscirono dal segreto dell’urna, costituirono per loro un’amara, amarissima sorpresa. La Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza assoluta, vinse ampiamente con oltre 12 milioni di voti, superando largamente il Fronte . Che restava nettamente in minoranza anche se si fosse aggiunto quel gruppo di socialisti di Ivan Matteo Lombardo, che aveva rotto con il Fronte in polemica con i Comunisti, ottenendo però 2 milioni di consensi. —Il resto si conosce bene. Quel 18 aprile segnò per diversi decenni la vita politica e sociale italiana, con la prevalenza della Democrazia Cristiana sino al 1994; con la costante tendenza della DC a coinvolgere sempre le altre forze politiche ed il suo modo di governare che – a parte i giudizi contrastanti – segnò però un aumento pressoché costante della classe media e quindi nel complesso una più equilibrata distribuzione della ricchezza prodotta, proprio in netto contrasto con quello che, invece, hanno registrato anche le ultime statistiche che, specie nel Meridione impietosamente evidenziato, soprattutto nell’ultimo quinquennio, un pauroso allargamento della povertà ed un’incredibile crescita delle diseguaglianze, con la quasi totale scomparsa della classe media. –Tutto un quadro preoccupante che pone adesso seri interrogativi su come sia cambiato il clima ed il rapporto fra politica e società, fra governanti e governati, e anche fra comunicazione e opinione pubblica. Gli anniversari possono essere utili e determinanti non solo per tenere vivo il ricordo di un evento assai importante, ma anche perché dal passato si possono cogliere nuovi e possibili spunti di riflessione per affrontare e risolvere positivamente i problemi del presente. Il primo dei quali nell’attuale pasticcio successivo al 4 marzo u.s. è sapere costruire in Parlamento quella base numerica stabile per il futuro esecutivo … una base numerica che non è uscita dalle urne. — Quella del “premierato”, visto che si è consentito di mettere sulla scheda il nome del premier, non credo che possa essere una scelta del tutto democraticamente ignorata, visto che a scegliere sono stati i cittadini. E in democrazia è una cosa ben diversa un premier scelto da 10 e più milioni di cittadini, ed invece un altro scelto da 5 milioni e/o addirittura da nessuno. Personalmente credo che sarebbe stato meglio impedire a tutti di mettere sulla scheda l’indicazione del premier, come del resto avveniva col proporzionale durante la cosiddetta prima Repubblica. Tra le tante cose che si sentono e si leggono n queste ore, leggo che il caos che denuncia il Presidente della Repubblica Mattarella è figlio della legge che lui stesso ha firmato, senza battere ciglio. Certamente non è Lui che fa e che deve fare le norme, ma Lui poteva richiamare i partiti sulle conseguenze della loro insensatezza e non l’ha fatto. E che il Rosatellum, partorito da un Parlamento nato col Porcellum e restato tenacemente in carica anche dopo la formale dichiarazione di incostituzionalità, ….che il Rosatellum portasse dritto all’ingovernabilità era evidente agli occhi di tutti, tranne che di Mattarella che lo ha subito firmato, malgrado le proteste .- Comunque sia, al punto in cui stanno le cose, la data del 18 aprile dovrebbe dire a tutti, che dovendo mettere al primo posto il bene comune la figura del candidato presidente del Consiglio vada individuata di comune accordo tra Presidente della Repubblica e forze rappresentate in Parlamento. Ognuna delle quali deve farsi però carico della necessità di formare su punti condivisi una maggioranza di Governo. Con una nuova cultura politica libera da pregiudizi, risentimenti, rancori, puntigli, dogmi ideologici e quant’altro, per recuperare quello che non è stato fatto e passare decisamente al dunque, cioè alle cose da fare… senza chiacchiere e pretesti inutili, puntare ad abolire privilegi e sperperi, per liberare risorse ed avviare la riduzione delle sofferenze e diseguaglianze sociali. Almeno questo non dovrebbe sembrare un’utopia, ed è forse intanto l’unica cosa sensata che si dovrebbe fare, ed è possibile fare …e su cui trovare subito la maggioranza, con un risveglio salutare di sana coscienza politica, dovrebbe essere la cosa più facile .
E con questo, un cordiale saluto a tutti i radioascoltatori da parte mia, don Diego Acquisto, e da Tonino Lentini che cura la parte tecnica… e comunque da parte di tutto lo staff di Radio RF 101

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More