DIACONATO PERMANENTE

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Notiziario di Telepace – venerdì 15.4.2005

DIACONATO PERMANENTE

servizio di don Diego Acquisto

Concluso ieri ad Assisi un interessante Convegno promosso dal Cop (Centro di orientamento pastorale), sul tema “Diaconi permanenti in una Chiesa missionaria”. Un Convegno che ha permesso ai numerosi partecipanti di riflettere sulla figura spirituale del diacono permanente e sulla sua collocazione all’interno della vita della Chiesa, della parrocchia e delle unità pastorali. Premesso che il Convegno ha preso atto con soddisfazione che l’Italia è la nazione europea che vanta il maggior numero di diaconi permanenti, aggiungiamo noi che nella nostra diocesi il diaconato permanente nei mesi scorsi ha festeggiato il XXV anno della sua istituzione. Così come in Italia, anche da noi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i diaconi permanenti, oltre 30, provengono quasi tutti dalle parrocchie, e solo in quantità esigua dalle diverse espressioni dell’associazionismo ecclesiale. Dai fedeli il loro “servizio ministeriale”, è chiaramente percepito “come non identificabile con quello dei laici”. Nella stragrande maggioranza dei casi poi, anche nella nostra diocesi, i familiari – soprattutto le mogli – “condividono e sostengono il padre o il marito, nel servizio pastorale”.

Gli esperti del Convegno hanno rilevato che, non solo le diocesi italiane, globalmente, non si stiano ricredendo sul diaconato permanente, ma che anzi vadano maturando la consapevolezza che costituisca, insieme alla valorizzazione del laicato, uno dei frutti più significativi del Vaticano II. Negli ultimi dieci ani, il diaconato permanente italiano è passato “dall’ardore iniziale di esaltazione della diaconia della carità, ad una situazione attuale più pragmatica, con la predisposzione ad uno scatto di qualità in direzione della profezia di una Chiesa che ‘serve’ il mondo”. Mons. GAETANO BONICELLI, arcivescovo emerito di Siena aprendo i lavori del Convegno, soffermandosi sulla questione della “collocazione” del diacono all’interno della comunità ecclesiale, ha suggerito quello delle “unità pastorali” come uno degli ambiti privilegiati in cui dare corpo a “forme sperimentali” di utilizzo nei diversi compiti ministeriali, che dal diacono possono essere assolti”. Non solo quindi compiti liturgici, ma anche altri compiti istituzionali e di evangelizzazione. Anche se la “funzione liturgica” continuerà ad essere “essenziale”, secondo Bonicelli, “la riflessione ecclesiale dovrà privilegiare la funzione diaconale nell’ottica della carità”. La dimensione caritativa del diacono permanente dovrà però avere un saldo ancoraggio nella comunità ecclesiale”, con una solida formazione, per evitare la scissione tra fede e vita”, e vivere sempre il ministero, nell’ottica della fraternità , della scelta dei poveri e del servizio del Regno di Dio nel mondo.

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