De Gasperi, i suoi sacrifici, i suoi ideali ed il suo impegno per l’Italia nel dopoguerra

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Ricordiamo De Gasperi, “onesto uomo ed onesto padre di famiglia”, nobile e grande figura di statista nel groviglio dei problemi del dopoguerra

 Lo ricordiamo   a 66 anni  dalla sua morte, avvenuta a Borgo Valsugana, in provincia di Trento, alle ore due del mattino del 19 agosto 1954.

Lo vogliamo ricordare con un episodio di oltre vent’anni prima, quando, perseguitato dal fascismo, si trovò al centro di una  singolare vertenza tra   Mussolini ed il Papa, con reciproco scambio di messaggi segreti.

 

Un  episodio davvero strano, in cui si coglie  anzitutto la  personalità dei due protagonisti contendenti, cioè il capo del Fascismo ed il capo della Chiesa Cattolica, entrambi fortemente determinati a perseguire ideali diversi.

Del Capo del Fascismo, Cav. Benito Mussolini, romagnolo di Predappio, classe 1883, si sa tanto; del Papa Pio XI invece  molto meno. Quest’ultimo, al secolo Achille Ratti,  lombardo-milanese di Desio, classe 1857, aveva alle spalle  un curriculum formativo e culturale assai diverso.

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Sulla forte personalità di questo Papa, determinato a concludere il Concordato, indugiano i biografi, riferendo qualche episodio particolare, il più colorito dei quali, è quello in cui, per chiudere definitivamente con quanti all’interno della Chiesa si opponevano ad ogni accordo con Mussolini, avrebbe detto: “Per il bene della Chiesa, io mi accordo anche col demonio”.

 

Un’affermazione indubbiamente inusuale e forte per un Papa, da collegare però a quel sommo bene che per Pio XI era la famiglia, la sua tutela con il matrimonio-sacramento, che  celebrato in Chiesa col Concordato otteneva automaticamente gli effetti civili.

Qualcosa che dovrebbe fare riflettere non poco oggi, in cui ad essere attaccata è proprio la famiglia cosiddetta “tradizionale”, formata da un uomo ed una donna, mentre quella “moderna”– (mi pare di capire) –  dovrebbe essere quella indicata con “paternità n.1” e  “paternità n. 2”.

Quell’espressione così dura,  che oggi potrebbe essere malevolmente interpretata, va compresa con  il  sommo valore che Pio XI attribuiva alla Famiglia, cardine della società, in cima sempre ai suoi pensieri. Tutto il resto nel Concordato,  veniva dopo ,  a partire  dalla necessità di assicurare al Papa la piena libertà, con la creazione di un  piccolissimo Stato quale la “Città del Vaticano” (SCV); uno Stato appositamente creato e riconosciuto  col Trattato.

 

Ma ritorniamo al caso De Gasperi, dicendo subito  che Pio XI, uomo di notevole sensibilità,  sentiva profondamente lo spirito di paternità universale legato al suo ruolo. Per questo avvertiva essere  suo dovere, per quanto possibile,  la tutela della dignità di ogni persona. Di contro il cav. Mussolini  nel suo smodato sogno di egemonia, in quel periodo ricorreva a qualsiasi mezzo, compreso quello della fame, per piegare al suo volere ogni avversario politico.

 

Ed ecco chiariamo lo scontro dei messaggi,  per il “popolare” Alcide  De Gasperi, fisicamente fragile ed indifeso; il quale, (dopo l’assassinio di Matteotti, la sterile protesta dell’Aventino e la conseguente dichiarata decadenza da parlamentare), aveva dovuto subire  due anni di carcere a Regina Coeli. E quindi “graziato”, per potere vivere, aveva trovato in Vaticano un modesto lavoro con relativo modesto stipendio.

 

In questa situazione, siamo nel 1931, ecco lo scambio dei messaggi segreti tra Mussolini che chiede al Papa un particolare “atto di cortesia, ricevendo a tamburo battente, sempre in segreto,  dal Papa in persona, la risposta in questi termini:

 

Ci fate pensare che avete ragione da temere della vostra solidità quando parlate in questo modo. Ci offende chiamare atti di cortesia quelli che sarebbero da parte nostra atti di vigliaccheria e di assoluta incomprensione della condotta paterna  del Santo Padre. In quanto al De Gasperi il Santo Padre non si pente e non si pentirà di aver dato a un onesto uomo ed onesto padre di famiglia un poco di quel pane che  voi gli avete levato”.

 

Parole forti e chiare queste, che ci fanno chiaramente capire la tempra umana di Papa Pio XI. Parole con cui vogliamo ricordare  De Gasperi a 66 anni dalla sua scomparsa. 

 

Parole che ci riportano ad un periodo particolare della vita di De Gasperi, quando ancora ci si accaniva contro di Lui, contro la sua persona, contro il suo pensiero profondamente cristiano ed  antifascista.

 

Parole  dettate personalmente da Papa Pio XI,  al nunzio Borgoncini-Duca, come risposta ad un messaggio segreto che  Mussolini, tramite lo stesso nunzio aveva segretamente chiesto come  un “atto di cortesia” il licenziamento del nuovo impiegato della Biblioteca Vaticana, Alcide De Gasperi.   (cfr. Elisabeth Arnoulx De Pirey (traduzione di Pierluigi Fiorini) De Gasperi – San Paolo edizioni 1992- (pagg. 136-37)

 

Il periodo è quello più  turbolento, successivo al Concordato del 1929,  quando nel pieno di una crisi di rapporti nel giugno 1931 Papa Pio XI promulga l’enciclica “Non abbiamo bisogno” contro il tentativo del fascismo di monopolizzare la formazione della gioventù italiana attraverso le diverse organizzazioni che in diverse fasce di età riunivano, con divisione per sesso,  dai più piccoli ai più grandi, dai “Figli della Lupa” e “Piccole Italiane”, ai Balilla, Giovani Italiane, Avanguardisti, Moschettieri del Duce, ecc. ecc.  ostacolando in ogni modo le organizzazioni cattoliche a partire, tanto  per  fare un esempio della GIAC (gioventù italiana di azione cattolica)  ai vari settori dello scautismo cattolico.

 

Il Papa liquida con le parole testuali che abbiamo riferito la singolare richiesta di “cortesia” di Mussolini. E non solo !  protesta fortemente, senza giri di parole contro i tentativi  di militarizzazione della gioventù, con il mostruoso aggravante di finalizzare tutto ad esclusivo vantaggio di un solo Partito.

 

Riguardo alla risposta pepata per quella richiesta di “cortesia”,  ci viene da osservare subito che si tratta di  una risposta diplomaticamente irriguardosa ma densa di forte saggezza, verso quel tipo di Mussolini, che, con incredibile sfrontatezza, aveva osato “come cortesia” chiedere il licenziamento di De Gasperi, assunto in quel posto da qualche anno e che trascorrerà invece  in tutto, ben 14 anni della sua vita ad ordinare e catalogare i libri della Biblioteca Vaticana.

 

La richiesta di Mussolini, oltre a mettere in luce  quello che anzitutto il Papa preliminarmente gli fa osservare, rivela anche la forte determinazione di quell’uomo politico, che tra l’altro  si fregiava del titolo di cavaliere, e che cercava di fermare con la fame il cervello di un uomo che, malgrado tutto,  non si era piegato al regime. E  che mai, seppur soffrendo, si sarebbe piegato, rimanendo coerentemente  fedele ai suoi ideali di popolarismo solidaristico fondato sulla dottrina sociale della Chiesa, che l’enciclica  di Pio XI,  “Quadragesimo Anno” pure  del 1931, a 40 anni di distanza  aveva richiamato ed aggiornato, la “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII del 15 maggio 1891.

 

E credo che già nell’episodio ricordato, di questo scambio di messaggi segreti venuti alla luce, ci sia proprio tutto.

E bisogna onestamente riconoscere che la preoccupazione di Mussolini non era affatto  infondata.

 

Sarà poi la Provvidenza  che “cotanto assetta”  come aveva detto  Dante,  a guidare gli eventi.  Caduto il fascismo nel modo vergognoso che sappiamo, con l’inqualificabile scempio dei cadaveri penzolanti a testa in giù di Piazzale Loreto, De Gasperi una delle più grandi figure del cattolicesimo politico italiano del dopoguerra, in quel clima di violenza  e di odio, sarà l’uomo della rinascita in tutti i sensi  dell’Italia.

 

Un uomo, Alcide De Gasperi (1881-1954) al di sopra delle contingenze,  che nel difficilissimo scenario del dopoguerra, saprà seminare concordia e serenità, con una grande capacità di mediazione; un uomo  che sapeva piegare le situazioni con la forza degli ideali, nella linea di un solidarismo cristiano, sempre dalla parte dei più deboli.

 

Ai giovani, seguaci del suo Partito, la Democrazia Cristiana, nel 1951 disse: “….Voi costituite bensì un Partito, cioè una parte della Nazione, ma questa parte non è accampata nella Nazione per dominarla o per dividerla, ma è collocata  in mezzo ad essa per servirla”.

 

Le sue scelte di libertà e democrazia hanno inciso profondamente e  positivamente nel tessuto sociale di un’Italia che,  materialmente distrutta,  ha saputo ritrovare la forza   spirituale per costruire il suo futuro.

 

Uno statista dotato di grande realismo, capace di liberarsi e di liberare   dall’illusione del messaggio marxista larghe fasce popolari.

 

Perché   quel messaggio marxista  illusorio,  dove poi si è attuato,  ha prodotto nuove e più terribili forme di povertà e di schiavitù, come si  è dimostrato, senza ombra di dubbio,  soprattutto a partire dal 1989, con la caduta del muro di Berlino.

 

Diego Acquisto

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