Che scossone quello di Papa Francesco alla Chiesa

Che scossone per la Chiesa la “Lettera al popolo di Dio” di Papa Francesco
Nel suo già noto ed apprezzato stile di coraggio, Papa Francesco con una lettera a tutto il popolo di Dio, nessuno escluso, cioè a cardinali, vescovi, preti e fedeli laici, dà un vero e proprio scossone alla Comunità ecclesiale tutta, pressantemente invitata alla conversione, alla preghiera ed alla penitenza.

Un vero e proprio scossone la “ Lettera al popolo di Dio”, pubblicata due giorni fa, che pure inizia con un’osservazione semplice, ma profonda e significativa di S. Paolo ad una comunità cristiana, quella di Corinto, ricca di doni e carismi, ma pure travagliata da qualche rilevante problema specie in qualcuno dei suoi membri. E “«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor 12,26). Un versetto questo di S. Paolo che offre pure una chiave di lettura di tutta la lettera.

Una citazione dell’Apostolo che consente comunque a Papa Francesco di affrontare con coraggiosa franchezza lo scabroso argomento della pedofilia, cioè lo scandalo degli abusi sessuali sui minori commessi da chierici e consacrati. E ribadendo ancora, senza possibilità alcuna di equivoci, il dovere della tolleranza zero, non solo verso coloro che commettono gli abusi, ma anche e verso coloro che li nascondono.

Consigliando a tutti di leggere, nel testo originale le poche cartelle del documento papale, di cui tanto si parla sui social e talvolta anche in maniera non appropriata se non proprio distorta, mi limito a citare testualmente solo un passaggio che ritengo abbastanza significativo del tono generale. E cioè: “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli. Faccio mie le parole dell’allora Cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdì Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”.

Credo che basti anche solo questo passaggio per capire chiaramente la visione di Papa Francesco di una Chiesa tutt’altro che autoreferenziale, coraggiosamente pronta a riconoscere le sue fragilità ed a chiedere perdono per i crimini dei “suoi” a tutti i livelli, nessuno escluso. Una chiesa che si confronta con il mistero del male,senza tuttavia minimamente pensare di potersi liberare dal male per energia propria, ma solo con l’aiuto della grazia da invocare con la preghiera, con la penitenza e col digiuno. Una Chiesa che comunque non cede alla tentazione di liberarsi dal male per forza propria. Ma che solo col perdono di Dio ricco di misericordia, giunge alla guarigione.
Non mancano naturalmente nella Lettera sollecitazioni a mettere in pratica le indicazioni più aggiornate offerte oggi dalla scienza umana per il discernimento delle vocazioni, ma è pure necessario che “ unitamente a questi sforzi, ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno”.

Chiarissima anche la condanna del clericalismo che “ favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.

Basta ! ci fermiamo volutamente con le citazioni rimandando alla lettura del testo. Ma il riferimento che lo stesso Papa Francesco fa del Cardinale Ratzinger, poi Benedetto XVI, mi richiama alla mente un altro passaggio dello stesso, sempre nella nedesima occasione. Un passo che malgrado tutto, con grande realismo richiama con forza alla realtà della speranza cristiana, che ha il suo fondamento infallibile nel Risorto.
E cioè : “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa: anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi.”
Diego Acquisto

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