Ad Agrigento ritiro spirituale del Clero sul tema del celibato

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Arcidiocesi di Agrigento: Ritiro del Clero. A margine del ritiro spirituale predicato ieri dal Padre domenicano Fra Rosario Pistone sul celibato presbiterale. Un tema impegnativo trattato non solo con competenza  e solidità di dottrina  teologico-pastorale, ma anche con moderna sensibilità e grande apertura mentale. Un’apertura mentale diremmo oggi “alla Papa Francesco”, che ha richiamato alla mente in qualcuno dei presenti l’invito papale a  non interpretare  il compito affidato da Cristo alla Chiesa di  conservazione della Parola come “mummificazione”. Che  invece mantiene sempre un dinamismo particolare per cui la Parola è sempre pronta a dare riposta all’uomo di ogni tempo.

Per dirlo in estrema sintesi, il celibato va visto e soprattutto vissuto solo nella logica del dono di sé e non vissuto come legge. Ci sembra questo, in estrema sintesi, il senso profondo della meditazione, dotta ed argomentata, con dovizia di citazioni scritturiste  che è impossibile riferire in questo nostro servizio giornalistico: Una meditazione  dettata a tutti i Presbiteri della Chiesa Agrigentina dal Padre domenicano Fra Rosario Pistone, studioso e docente di Sacre Scritture, con particolare riferimento al Nuovo Testamento.

(nella foto, l’arcivescovo coadiutore don Alessando Damiano)

Un ritiro spirituale per tutti i presbiteri agrigentini, comunitariamente riuniti  nella sede dei nove vicariati, ieri  collegati in via telematica, che hanno visto quindi presbiteri e diaconi agrigentini riuniti a gruppi.

Tema di riflessione, il Celibato sacerdotale visto  prioritariamente ed anzitutto come  dono e non nella sua funzionalità pratica, di maggiore libertà e tempo libero da  dedicare a Dio.  Questo è infatti un aspetto secondario, troppo spesso improvvidamente diventato purtroppo principale. Una distorsione da correggere subito, perché anzitutto è un   dono vero e gratuito…un dono che viene  dall’alto; un dono che rende  liberi e poveri, ma di una povertà  che non impoverisce , anzi ! … se vissuto davvero come dono e non come legge.

Perché vissuto come legge ci costringe a prendere atto, – così come la cronaca quotidianamente riferisce – di non pochi fallimenti, “un giorno sì e l’altro pure”.  Come legge insomma si tocca con mano l’esperienza concreta di quanto sia  umanamente  difficile osservarlo e viverlo.

Un problema che si trova già nel Vangelo come anche nelle lettere di S. Paolo, a cui  Fra Rosario, con tocco di esperto studioso,  ha fatto costantemente riferimento per rispondere agli interrogativi che oggi si pongono, e conoscere meglio quello che Dio ha  in mente per gli uomini anche di oggi.

E che  pure la Chiesa di rito latino, che raccoglie una lunga tradizione e che  pure perciò, anche davanti alle numerose debolezze non pensa di cambiare, forte della parola di Gesù che ha esaltato il celibato vissuto come dono, quando ha espressamente parlato degli “eunuchi per il Regno di Dio”, di quelli che cioè liberamente per il Regno  accolgono e vivono questo dono  che viene dall’alto.

Interessante in questo senso la rilettura che il frate domenicano ha fatto del capitolo 19 del Vangelo di Matteo, quando Gesù esaltando la dignità del matrimonio, che riporta all’antico splendore la pari dignità dell’uomo e della donna … unione sacramentale che  fa sì  che uomo e donna nel matrimonio  diventano “una sola carne” ; un’unione che nessuna autorità  umana  può separare perché sancita da Dio.

Quando Gesù dice questo vediamo che gli apostoli, quasi sorpresi o addirittura scandalizzati osservano che  “ se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna , non conviene sposarsi”.

E Gesù invece  rimarca ancora il suo pensiero col dire: “non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso”.

E quindi elencando i diversi tipi di eunuchi, aggiunge che “vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi per il Regno di cieli”.  Aggiungendo subito: “chi può capire capisca”.

E quindi ,  dono che viene dall’alto, dono di una paternità non fisica ma spirituale largamente feconda,  ancora più feconda della prima, che bisogna vivere come dono.

Un dono che devono discernere e  sommamente curare, (anche con tutto l’aiuto che può venire dalle moderne scienze di carattere pedagogico e  psicologico)  quanti  sono preposti al discernimento della vocazione al ministero sacro. Fermo restando che  il Magistero della  Chiesa nulla ha da condannare per quella tradizione che, unitamente al sacerdozio celibatario come dono, continua a  conferire la sacra ordinazione  ad uomini che sono  già uniti ad una donna col sacramento del matrimonio.

Diego ACQUISTO

23-3-2021

Commenti

Sac. Giovanni Picone–“Il celibato scelto come dono  è anticipazione profetica  dei Cieli nuovi in cui neque nubent neque nubentur (Mt. 22,30)“.—-(Cioé, alla risurrezione infatti “non si prende né moglie né marito”, ma si è come angeli nel cielo).

NOTA – Un’affermazione questa dal  valore escatologico, questa risposta (Matt. 22, 30) di Gesù ai Sadducei, gli spiritualisti dell’epoca, i quali chiedevano di chi sarebbe stata moglie, dopo la resurrezione, una donna che avesse avuto più mariti.  Un  passo evangelico questo, che  è fondamentale per la comprensione dello stato in cui si troveranno i risorti per quanto riguarda l’unità dell’individuo composto di anima e corpo, e le caratteristiche del corpo non soggetto alle influenze del tempo e dello spazio.

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Taffari Pietro mi scrive: “Fra Rosario, per rispetto e stima dei presbiteri uxorati cattolici e non di rito orientale, avrebbe dovuto sottolineare che la paternità del presbitero non dipende dal celibato, ma dalla carità pastorale. Se non altro, perché anche il presbitero uxorato è una vocazione ed ha una valenza  evangelica-teologica“. …….   Ed ancora: “…che la Chiesa Cattolica  non coincide con la Chiesa di rito latino (o romano) ma è una comunione di ventidue Chiese sui iuris, inclusa la Chiesa latina , la più grande di tutte”…….. Ed ancora: “La Chiesa latina  ha la legge del celibato per i presbiteri; tuttavia, anch’essa ha secerdoti sposati, giacché  la legge celibataria  – essendo una norma ecclesiastica  e non di diritto divino – è dispensabile  dal romano pontefice e di fatto fin dai tempi   di Pio XII la dispensa  è stata accordata  nel caso di ministri convertiti al cattolicesimo  da altre Chiese…”.

OSSERVAZIONE –  “La Chiesa ha il dovere di discernere chi ha il dono della vocazione al presbiterato celibatario… e chi ha  il dono  al presbiterato uxorato… e viene  ordinato presbitero dopo aver ricevuto  il matrimonio-sacramento…una prassi antichissima……Ed ancora: “...se lo Spirito…vorrà  diversamente …  saprà come fare …ma sino ad ora  non lo ha fatto”.

 

NB– Mi pare che ci sia materia su cui riflettere…..si tratta di pensieri e  valutazioni in uno scambio reciproco di carità fraterna e di  “Pax tecum“…….

Personalmente spesso mi risuonano nella mente i versi di Dante che pure ai suoi tempi con la chiesa ed il Papa del tempo  ebbe da dire, ma comunque scrisse:    “Avete il vecchio ed  il nuovo Testamento ed il pastore della Chiesa che vi guida…questo vi basti a vostro salvamento”.

 

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